160 ANNI DAL VIAGGIO IN PUGLIA – 11 GENNAIO 1859 – DEL RE FERDINANDO II ACCOLTO TRIONFALMENTE DAL POPOLO FESTANTE DI PASSAGGIO PER CERIGNOLA


La nostra STORIA  è colma come una CORNUCOPIA, piena fino all’inverosimile, nella quale sono “CUSTODITIPERSONAGGI noti e meno noti,  AVVENIMENTI positivi e negativi, VICENDE piacevoli o meno. Tutto ha reso possibile una stratificazione antropica nei secoli, nel MILLENNIO di STORIA realmente vissuta da CERIGNOLA.

Occasione di questo articolo è il voler ricordare l’anniversario, 160 anni, del passaggio per CERIGNOLA di FERDINANDO II, RE delle DUE SICILIE,  l’11 gennaio 1859, nel suo VIAGGIO in PUGLIA, che, purtroppo, sarà l’ultimo. Il viaggio di ritorno fu effettuato per via mare, a bordo della nave da guerra “Il Fulminante”, con la famiglia reale partito dal porto di Bari con destinazione quello di Resina (Ercolano) accompagnato, tra l’altro, da Fr. LUDOVICO da CASORIA, per l’assistenza spirituale. La nave approda al porto di RESINA “[…] donde un convoglio ferroviario speciale lo trasportò a Caserta. Qui vi erano altri figli che lo attendevano : l’ammalato fu operato ma si sviluppò un’infezione che doveva portarlo alla tomba[…]” (1). Il 22 maggio 1859 RE FERDINANDO II morirà nella REGGIA di CASERTA.

Il  VIAGGIO in PUGLIA fu estenuante, iniziato con un malessere, già presente da alcuni mesi prima, del RE che non sarebbe dovuto partire: infatti dal suo medico personale gli fu sconsigliato di intraprendere un simile viaggio così rischioso per la sua condizione di salute. Un VIAGGIO all’insegna di un clima rigido, gelido, con la pioggia ma soprattutto con la neve incontrata già nella prima sosta ad Ariano e poi in quella di  Avellino.

Motivo del lungo ed estenuante VIAGGIO intrapreso da RE FERDINMANDO II nelle PUGLIE era il MATRIMONIO religioso del figlio, Duca di CALABRIA, FRANCESCO II con la bellissima Duchessa MARIA SOFIA di Baviera, sorella della IMPERATRICE d’AUSTRIA, ELISABETTA, conosciuta come SISSI, che verrà celebrato a BARI “[…] Nel salone dell’Intendenza era stato innalzato un altare con l’immagine della Vergine Immacolata. Ai lati del trono di velluto rosso approntato simbolicamente per il sovrano assente, erano state disposte le sedie per i principi e gli arciduchi ospiti … la messa, officiata da monsignor Pedicini, assistito dai canonici metropolitani e dai palatini, benedizione degli sposi. Te deum, discorsi d’occasione, salve di artiglieria della nave da guerra, bande musicali. Immancabile, l’inno borbonico[…]” (2). Il RE FERDINANDO II non presenziò alla cerimonia ma rimase nella sua stanza, nello stesso Palazzo dell’Intendenza, oggi Prefettura, per la malattia che lo affliggeva e non gli dava tregua aggravandosi sempre di più, con febbre molto alta ed un ascesso alla gamba non curato e sottovalutato che lo porterà alla tomba.

Il 22 dicembre 1858, a Monaco,  al conte Ludolf , incaricato d’affari del Regno delle Due Sicilie in Baviera, fu affidato l’incarico della richiesta ufficiale della mano di MARIA SOFIA duchessa di Baviera. “[…] Il matrimonio religioso si celebrò per procura, ma senza solennità, meno di venti giorni dopo: l’8 gennaio del 1859. Procuratore dello sposo fu il principe Luitpold, zio paterno della fidanzata. Il 13 gennaio la sposa lasciò Monaco per Napoli […]” (3).

Il Senatore del REGNO RAFFAELE DE CESARE Storico e Giornalista(4) nella sua opera monumentale, unica nel suo genere, “La Fine di un Regno” (5) ricca di minuziosi particolati, di personaggi, avvenimenti … così scrive a riguardo del nostro argomento: “[…] Nel 1859, quando Francesco, duca di Calabria, sposò Maria Sofia Amalia di Baviera, contava ventitre anni. Ferdinando II, deciso che ebbe di dargli in moglie, condusse da sé e in gran segreto le trattative, che furono che furono parecchie in più di una Corte di Europa …. Gli sposi erano giovanissimi; cattolica e divota la Corte di Baviera; spregiudicata e semplice l’educazione delle figliuole di Massimiliano Giuseppe e di Luisa Guglielmina, duca e duchessa di Baviera tra per avito costume, perché otto erano i figliuoli, e perché infine assai modesto il  patrimonio, tanto che Maria Sofia ebbe in dote soli venticinquemila ducati, cioè cinquantamila fiorini bavaresi, come risulta dal contratto nuziale stipulato a Monaco il 4 novembre 1858 … la duchessa Luisa Guglielmina … Non senza orgoglio aveva veduta la seconda delle sue figlie. La bellissima Elisabetta, divenire imperatrice d’Austria, e vedevo ora la quarta, Maria Sofia , avviarsi, non ancora compiuti i diciotto anni, al trono delle Due Sicilie …  La richiesta ufficiale venne fatta dunque, con grande solennità il 23 dicembre a Monaco, dal conte Ludolf, incaricato d’affari di Napoli … Il matrimonio religioso  ebbe luogo, con la stessa solennità, il giorno 8 gennaio. Procuratore dello sposo fu il principe Luitpoldo, fratello del re e attuale Reggente. Il 18, la sposa lasciò Monaco, accompagnata dal fratello Luigi …  A Triste, la duchessa di Calabria fu ricevuta a bordo del Fulminante … che l’accompagnarono sino a Bari … Da qualche tempo il re non si sentiva bene. Era incanutito, divenuto pingue, in maniera da non poter più montare a cavallo agilmente, né rimanervi a lungo, e di tanto in tanto, avvertiva una grande spossatezza. Il dottor Ramaglia, qualche mese prima, aveva scoperta intorno al collo di lui un’eruzione erpetica di un rosso vivace, che lo impensierì e prescrisse una cura che non fu eseguita. Dieci giorni prima di lasciare Caserta, la regina volle consultare nuovamente l’insigne clinico circa l’opportunità del viaggio, e il Ramaglia rispose: “Il re non ha florida salute, ed io sono di parere che il viaggio nelle Puglie si dovrebbe rimandare alla prossima primavera; se irrigidisse il tempo, non so quanto ne soffrirebbe la salute del re” … partire il giorno 8 gennaio per le Puglie e far celebrare per procura il matrimonio, nello stesso giorno, a Monaco di Baviera. Ordinò inoltre che la sposa, imbarcandosi a Trieste il 15 gennaio a bordo del Fulminante, sbarcasse a Manfredonia, rinnovandosi così, dopo 62 anni, la cerimonia che nel 1797 ebbe luogo a Foggia, nella chiesa della Madonna dei Sette Veli, quando Francesco I, allora principe ereditario, condotto da suo padre Ferdinando, sposò in prime nozze Maria Clementina, arciduchessa  d’Austria, sbarcata appunto a Manfredonia … Preparativi per il viaggio del re nelle Puglie … Il re stabilì di compiere il viaggio in una quindicina di giorni tenendo conto delle indispensabili fermate e distribuendo le tappe così: da Caserta ad Avellino, da Avellino a Foggia, Da Foggia ad Andria, da Andria ad Acquaviva, da Acquaviva a Lecce, da Lecce a Bari per l’andata; e per il ritorno: da bari a Barletta, a Manfredonia, a Foggia, ad Avellino e a Caserta … Le carrozze da viaggio erano sei: tre di Corte e tre postali … Si fece colazione a mezzogiorno. Era di sabato; rigida la giornata, anzi cruda; e pesanti mantelli e pellicce coprivano gli augusti viaggiatori. Ferdinando II indossava, come al solito, l’uniforme di colonnello di stato maggiore; portava guanti scamosciati e fumava i suoi favori sigari napoletani; anche i principi vestivano da militari, e Francesco la sua consueta divisa di colonnello del primo reggimento di linea, ch’era il reggimento Re … Le carrozze, dove montarono, erano naturalmente coperte … Nella prima presero posto il re, la regina, il duca di Calabria e il conte di Trani; nella seconda, il conte di Caserta, , il generale Ferrari, il colonnello Cappetta e il colonnello Severino; nella terza, il principe e la principessa della Scaletta, il duca di Sangro e il conte Latour … Durante la breve dimora in Foggia, Ferdinando II firmò il decreto, col quale volle “per cos fausto avvenimento impartire i tratti della sua sovrana clemenza a coloro, che per commesse violazione a’ precetti di legge, sono colpiti dalla corrispondente retribuzione delle pene”. Furono diminuite di quattro anni le condanne ai ferri, e di due le pene correzionali; vennero condonate le detenzioni ed ammende per contravvenzione, ma furono esclusi dalla sovrana indulgenza gl’imputati condannati per furto, per falso, per frode, per bancarotta e per reati forestali. Il decreto, o atto sovrano, datato da Foggia il 10 gennaio, comprese pure i condannati politici rimasti nelle prigioni […]”.

Ma veniamo alla cronaca che ci riguarda da vicino: le carrozze con la famiglia reale il giorno 11 gennaio arrivano a CERIGNOLA e a questo punto riportiamo la CRONACA ricca di particolari scritta da RAFFAELE DE CESARE sul festoso ARRIVO a CERIGNOLA (6) delle carrozze reali con il RE FERDINANDO II e il suo seguito: ”[…] La mattina seguente, alle undici, il re, ascoltata la messa nell’oratorio dell’Intendenza, detta da monsignor Frascolla, accompagnato dalle autorità e dalle guardie d’onore in grande uniforme, partì per Andria, quarta tappa del viaggio. A Foggia ebbe un numero infinito di suppliche. Le carrozze reali traversavano le vie in mezzo a fitta calca di popolo, che applaudiva fragorosamente, Ferdinando II, prendendo commiato, promise che sarebbe tornato con gli sposi, per rimanervi qualche giorno. Ma parve a tutti pallido e triste: nella notte aveva sentito aggravarsi il suo malessere. Da Foggia a Cerignola, gli abitanti di Orta, di Ortona, di Stornara e di Stornarella, grosse borgate a destra e a sinistra del Cervaro e del Carapelle e che si chiamavano Reali Siti, attendevano il corteo con le rappresentanze municipali e guardie urbane con bandiere. Applausi  ed acclamazioni accolsero gli augusti viaggiatori, che, dopo aver fatta colazione al rilievo del passo di Orta, proseguirono al galoppo. Benchè si fosse nella mite Puglia, soffiava una tramontana tagliente. A poca distanza da Cerignola s’incontrò un plotone di cavalleggieri, che circondarono le carrozze. A Cerignola, dove si dovevano cambiare i cavalli, il Decurionato aveva fatto innalzare un arco trionfale all’ingresso della città, ma il popolo si era riversato fuori dell’abitato per quasi un miglio. Il vescovo, monsignor Todisco Grande, il sindaco Raffaele Palieri, il capo urbano Giuseppe Manfredi e gli altri decurioni e notabili, aspettavano sotto quell’arco sin dalle dieci, ma le carrozze reali non furono in vista che verso le due. I postiglioni dovettero far rallentare il passo ai cavalli, tanta era la folla che premeva da ogni parte. A un certo punto, un personaggio del seguito, che non fu distinto chi fosse, sceso di carrozza, si collocò allo sportello dalla parte del re, per allontanare i più audaci. Al capitano Stoker, che comandava i cavalleggieri e teneva indietro il popolo a colpi di piattonate, Ferdinando II intimò di rimettere la sciabola nel fodero. Quel miglio di strada fu eterno; e giunti i sovrani all’arco di trionfo, né il sindaco, né il vescovo potettero, per la ressa, recitare le preparate concioni. Cerignola eccedeva in applausi e in acclamazioni, forse per far dimenticare al re che era la patria del famoso bandito Niccola Morra, il quale, evaso da Nisida, scorazzava in quelle campagne. Le autorità non riuscivano a prenderlo e i suoi favoreggiatori, per paura e per guadagno, eran molti; anzi il re credeva che i proprietari lo celassero per far opposizione a lui e screditare il governo in faccia all’Europo. Attorno al nome di Niccola Morra si era formata una leggenda di simpatia e di paura. Si raccontava che, vestito da gran signore, avesse largamente soccorsa una povera donna; in avito monacale, generosamente aiutato un vecchio infermo; e vestito da mendicante, avesse schiaffeggiato l’intendente Guerra nella villa di Foggia, senza che questi opponesse resistenza. I suoi ricatti erano celebri. Al ricco Antonio Padula di Candela aveva estorti ottomila ducati; a Leone Maury sopraintendente dei beni del duca di Bisaccia, e padre di Eugenio, già deputato di Foggia, duemila piastre; l’arciprete se lo era veduto innanzi in sagrestia; il tenente dei gendarmi, nella caserma; ma sopra tutti restò famoso il ricatto di Gaetano Pavoncelli, giovane figliuolo di Federico Pavoncelli, che aveva soccorso sino all’ultimo giorno il padre Nicola e tenuto questi al fonte battesimale. Il giovane Pavoncelli riuscì a fuggire , e il riscatto non fu pagato. Prima d’intraprendere il viaggio , il re aveva mostrato desiderio che Niccola Morra, insieme col suo compagno Buchicchio, fosse preso, o indotto a costituirsi. Federico Lupi, il nostro Mostaccione, era stato mandato a Cerignola alcuni giorni prima, perché fossero adempiuti i desideri sovrani, ma inutilmente. Tra la folla, che circondava ed applaudiva il re, si notava un gruppo di donne, dalle quali partivano le grida più alte di “grazia” e di “misericordia”. Una di quelle, più ardita delle altre, quasi sollevata dalla folla, s’appressò alla carrozza e, afferratasi allo sportello, dalla parte del re, si diè ad urlare: “Maestà, grazia, grazia per Niccola Morra”. Era Teresa Cibelli, zia del bandito. Ferdinando, a quel nome, si scosse; ed appoggiato il braccio sulle spalle di lei, le disse a voce alta: “Digli che si presenti; si presenti; avrà la grazia …. Digli che avrà la grazia”. Quanti l’intesero mandarono un grido di gioia, e le donne piansero per la commozione, poiché Niccola Morra rappresentava per il popolino la ribellione alle prepotenze dei signori. Il Morra non seguì però il consiglio del re; più tardi, ferito, mentre tentava il ricatto di Giovanni Barone, ricco proprietario  di Foggia, andò in prigione; ne uscì e, scontata la pena, tornò in patria; e complicato in altri fasti briganteschi, subì nuove pene. E’ morto vecchio, dopo aver fatto pubblicare le sue memorie, non prive d’interesse (1). Intanto si erano attaccati i nuovi cavalli, e i sovrani partirono fra le acclamazioni stentoree del popolo cerignolano; ma anzi che andar difilato verso Canosa, il re volle divergere, per qualche miglio, dalla strada consolare e visitare la colonia agricola di San Ferdinando, fondata da lui vent’anni prima, al fine di sottrarre alla malaria le misere famiglie, che abitavano attorno alle saline di Barletta, e alle paludi della foce dell’Ofanto […]”.  (1) PASQUALE ARDITO, Le avventure di Nicola Morra, ex bandito pugliese. – Monopoli, Gherzi, 1896.  “.

Cerignola, 10 gennaio 2019                                     Matteo Stuppiello   

Bibliografia e note

(1) – VITTORIO GLEIJESES, Il Regno dei Borbone a Napoli, Edizioni del Giglio, Napoli, 1981, p. 323.

(2) – FILIBERTO AMOROSO, Re bomba ed il suo mondo, Società Editrice Napoletana, Napoli, 1989, p. 163.

(3) – Ibid., p. 149.

(4) – RAFFAELE DE CESARE (*Spinazzola (BA) oggi (BAT) 12.11.1845  +Roma 29.11.1919). Fu uno storico, giornalista e politico italiano, Senatore del Regno. Laureato in Giurisprudenza. Professione Giornalista.(da WIKIPEDIA).

(5) – RAFFAELE DE CESARE (MEMOR), La fine di un Regno – Parte I – Regno di FERDINANDO II – Terza Edizione con aggiunte nuovi documenti e indice dei nomi, Città di Castello, Casa Tipografico-Editrice S. Lapi, 1909, pp. 411-433.

(6) – Ibid., pp. 435-438.

 

FERDINANDO II RE del REGNO DELLE DUE SICILIE – Foto tratta da SANDRO CASTRONOVO, I Cinque Borbone – La dinastia napoletana dal 1734 al 1860, Napoli, 2000 – ALTRASTAMPA EDIZIONI, p. 60.

 

“La Famiglia Reale” – La Foto è tratta da I Borbone – Viaggio nella Memoria  1734-1861 – Album di famiglia  – L’iconografia borbonica” – Il Real Sito di San Leucio, a cura di Roberto Maria Selvaggi, Associazione Culturale ONLUS Campania 2000, p. 102.

 

“Ferdinando II e Maria Teresa d’Asburgo” – La Foto è tratta da I Borbone – Viaggio nella Memoria  1734-1861 – Album di famiglia  – L’iconografia borbonica” – Il Real Sito di San Leucio, a cura di Roberto Maria Selvaggi, Associazione Culturale ONLUS Campania 2000, p. 103.

 

“Francesco e Maria Sofia” – La Foto è tratta da I Borbone – Viaggio nella Memoria  1734-1861 – Album di famiglia  – L’iconografia borbonica” – Il Real Sito di San Leucio, a cura di Roberto Maria Selvaggi, Associazione Culturale ONLUS Campania 2000, p. 110.

 

Cerignola – Cav. Avv. Raffaele Palieri (*Cerignola 16.3.1823 Cerignola 20.1.1915) – Sindaco di Cerignola – La Foto è tratta da REMIGIO PALIERI, Per un nostro Benefattore in “L’APE” – Quindicinale Cattolico – Anno VII – N°13 – Cerignola, 4 febbraio 1915.

Cerignola – Parrocchia “San Pietro Apostolo” – Cattedrale – Duomo-Tonti – Sacrestia – Dipinto su Tela – Mons. Leonardo Todisco Grande – (*Bisceglie (BA) oggi (BAT) 15.11.1789 Ascoli Satriano (FG) 13.5.1872) – Vescovo di Ascoli Satriano e Cerignola (20 dicembre 1848 – 13 maggio 1872) – I dati Anagrafici sono tratti da AA. VV.,Cronotassi Iconografica e Araldica dell’Episcopato Pugliese  – Regione Puglia – Assessorato alla Cultura – Unione Regionale dei Centri di Ricerche Storiche Artistiche Archeologiche e Speleologiche di Puglia, Bari, 1984, p.99 – La SCHEDA a cura del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna” Cerignola (Matteo Stuppiello) – Foto Matteo Stuppiello 3.2.1991.

 

Nicola Morra (*Cerignola 17.6.1827 Firenze 13.5.1904) – I dati Anagrafici sono tratti da PASQUALE ARDITO, Le Avventure di Nicola ex Bandito Pugliese, Monopoli, 1896, p.9; “Cerignolani” – Catalogo illustrato della Mostra sui Personaggi noti della Città – Società Cooperativa Sociale “MILIARE LXXXI” – Associazione Studi Storici “Daunia Sud” – Alleanza Nazionale, Cerignola, 2000, p.13.

Raffaele De Cesare (*Spinazzola (BA) oggi (BAT) 12.11.1845 Roma 29.11.1918) – Storico, Giornalista e Politico italiano (Senatore del Regno) laureato in Giurisprudenza – Autore della Monumentale Opera “La Fine di un Regno”  – La Foto e i dati Anagrafici sono tratti da Wikipedia.

 

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