5 DICEMBRE 1982: UN’IMPORTANTE SCOPERTA RELATIVA ALLA CHIESA MADRE

La CHIESA  MADRE, un Monumento “eterno” che sfida il tempo, carico di Storia e di incredibili sorprese: è la Storia di Cerignola. “Leggere” Archeologicamente, Architettonicamente, Storicamente e Culturalmente la Chiesa Madre vale a dire sfogliare lentamente il nostro Libro di Storia cittadina. Le incredibili pagine inedite sono ancora tutte da scrivere; una di queste risale al 5 dicembre 1982.

Nella suddetta data chiesi all’amico don Nunzio Galantino, Parroco della Chiesa Madre, Parrocchia “San Francesco d’Assisi”, ubicata nel Centro Storico – Borgo Medievale – Rione Terra Vecchia, di poter accedere, come avevo fatto altre volte fin dal 1973 insieme a don Tommaso Dente, Parroco predecessore di don Nunzio, sulle coperture della medievale Chiesa. La risposta, ferma e rassicurante per me, fu di si. Il motivo era quello di effettuare un più ampio servizio in diapositive a colori delle Cupolette, delle finestre, dei percorsi pedonali predisposti architettonicamente, anche se angusti, oltre a panoramiche e visioni di “mille” particolari e di insiemi: il tutto effettuato dalle ore 8,30 alle 12,15.

Ma veniamo alla prima sorpresa – scoperta. Mentre giravo intorno alla Cupola principale, la prima delle tre disposte sull’asse longitudinale, in corrispondenza dell’attuale ingresso, ho fotografato in due diapositive, due TEGOLE piatte con i bordi laterali rialzati, murate in corrispondenza  del “passato” di accesso nello stretto corridoio tra le due Cupole. Le TEGOLE recavano all’interno il simbolo dell’ALFA. Mi accorsi che il Simbolo dell’ALFA era impresso con le due dita della mano, l’indice e il medio, in modo sostenuto, deciso e profondo, disposto secondo l’asse mediano maggiore. Da noi, per la prima volta, è emersa l’UNICITA’ di questo SEGNO inconfondibile della cristianità .

La seconda sorpresa. Ad una più attenta osservazione, notavo, su una TEGOLA all’interno dell’ALFA e sparsi un pò per tutta la superficie gruppi di tre impronte, ma anche di due o  isolate, ottenute  premendo sull’argilla fresca contemporaneamente il pollice, l’indice e il medio della mano destra o singolarmente le stesse dita.

Attualmente  abbiamo effettuato  una ulteriore indagine su internet e reperito una interpretazione per queste tre impronte. Infatti un grosso Embrice, rinvenuto nel 1990 “a seguito di lavori di scasso per la posa in opera di una condotta metanifera”, nella necropoli paleocristiana in Contrada Ciappi Bianche (Paternò) , “porta inciso il segno del pesce, la mano destra e tutta una serie di triadi prodotti con i polpastrelli della mano. L’interpretazione, con l’aiuto dell’attento prof. Angelino Cunsolo, è che ciò costituisca una forma di preghiera funeraria dei primi cristiani e comunque un atto di fede dei primi credenti”  (da RITROVAMENTI  ARCHEOLOGICI  SUL  SIMETO  A PATERNO’ – UN  EMBRICE  PALEOCRISTIANO  SUL  SIMETO  A  PATERNO’, www.digilander.libero.it/archeopaterno).

Cerignola – Chiesa Madre – Interno della Chiesa – Foto Matteo Stuppiello 5.12.1982.

Cerignola – Chiesa Madre – La tegola dove è chiaramente visibile il simbolo dell’Alfa – Foto Matteo Stuppiello 5.12.1982.

Anche sulla Nostra Tegola i parenti del defunto gli hanno lasciato un loro commosso saluto.

Ma ritorniamo alla serie delle Tegole: esse sono piatte in cotto (cm. 43 x cm. 45 ca.) e sono  presenti  solo nella cornice aggettante del primo settore del tamburo ottagonale della Cupola principale, che, nella posizione già  indicata, è gerarchicamente primaria, per la presenza degli Affreschi (secc. XII-XIII) nell’Abside sottostante contenenti la Figura del PANTOCRATORE, in origine in asse con l’Abside centrale, occupata dall’Altare Maggiore. E’ probabile che queste Tegole rechino lo stesso simbolo paleocristiano dell’ALFA.

La destinazione delle suddette Tegole è certamente una scelta mirata perchè l’ALFA, simbolo di origine, richiama il PANTOCRATORE.

Sappiamo che la Chiesa Madre fu ricostruita nel XIV secolo ma fu completamente ristrutturata dall’Arciprete Nullius, Don Leonardo De Leo, cerignolano, a partire dalla seconda metà del XVI secolo: l’apertura laterale a nord, la costruzione delle sei cupolette in muratura. Le date 1569 – 1571 – 1572 – 1573 – 1575 – 1588.

La nostra Cupoletta  reca alla base della calotta interna una lastra in pietra, di forma rettangolare, con la seguente iscrizione: SOLI DEO HONOR / ET GLORIA / :D(OMINUS): LEONARDUS / DE LEO  .U(TRIUSQUE)  I(URIS)  D(OCTOR)  HIC  / PRESUL  NULLIUS  /  DIO(E)CESIS  FIERI  /  FECIT  A(NNO) D(OMINI).  MDLXXI. (“Per l’unico Dio onore e gloria. Don Leonardo De Leo, Dottore in ambedue i diritti, qui Presule della Diocesi Nullius, fece realizzare, nell’anno del Signore 1571″)  – (Trascrizione e traduzione della Prof.ssa Giustina Specchio).

L’Arciprete De Leo, uomo di grande spessore culturale, dinamico, intraprendete e, soprattutto, carico di profondo amore per la SUA PICCOLA CIRIGNOLA, seppe costruire, ricostruire, modificare ed ampliare la nostra Chiesa Madre da sempre dedicata a S. Pietro Apostolo, ma, oltre modo, seppe con genialità riutilizzare le pietre” probabilmente sconnesse e spezzate” dai frequenti  terremoti.  Infatti le finestre delle cupolette recano, come stipiti, architravi e tompagnature, stemmi (Caracciolo, S. Pietro…), iscrizioni (soprattutto date), fregi ed altro.

Ma la cosa più preziosa e, ripeto, unica è la presenza delle due TEGOLE  piatte con il graffito dell’ALFA di cui abbiamo detto. Tutto è stato riutilizzato. Ma ci chiediamo: da dove provengono queste Tegole? Credo sia un problema rispondere. Questo tipo di Tegole veniva utilizzato in epoca Paleocristiana per coprire le Tombe a “fossa”, a “cassa” o alla “cappuccina”. Probabilmente siamo  in un arco di tempo che va dal III al VI secolo dopo Cristo. Nelle contrade del nostro vasto agro cerignolano, durante arature, anche non molto profonde, sono venuti alla luce insediamenti paleocristiani che insistevano su precedenti di epoca romana, e andando a ritroso anche fino al Neolitico (9.000 anni fa). Di questi numerosi insediamenti  citiamo alcuni per averli visti e fotografati: Viro, Salice, Mezzanella, San Marco-Pignatella.

Ma voglio riportare una fonte bibliografica certa, sicura. Il notaio Adamo RIONTINO di San Ferdinando di Puglia, ricercatore,  profondo studioso ed esperto di epoca romana e medievale, nella sua erudita pubblicazione CANNE”, Trani, 1942, a p. 149 afferma: “[…] fra “Tomba dei Galli”, e “Terra Vecchia” e ultimamente a ridosso del vecchio Duomo, si sono trovate non poche tombe antiche e medievali […]”. Il 20 aprile 1973 il sig. Luigi Spione, anziano sacrestano della Chiesa Madre, facendo seguito a mie precise domande, mi informava che proprio davanti alla Chiesa Madre, nel tratto di strada Via Chiesa Madre, erano state rinvenute diverse tombe; non seppe dirmi altro. Il tratto indicatomi corrispondeva proprio a quello a ridosso dell’ingresso principale, quindi delle tre absidi.

Concludiamo. Le TEGOLE parlano chiaro con il simbolo dell’ALFA e il loro utilizzo originario di copertura di tombe: costituivano materiale fittile proveniente da un sepolcreto Paleocristiano,  posto  all’esterno o all’interno del primitivo edificio di culto.  A tale proposito ci può venire in aiuto quanto scrive il Can. Luigi Conte sull’interno della Chiesa Madre in epoca paleocristiana. “[…] Nella nostra Chiesa , come si rileva da un antico manoscritto secondo la topografia degli antichi tempi cristiani, sotto l’altare che unico era allora nelle Chiese, vi era un luogo, che col nome di specum veniva additato dai primi cristiani. In questo vuoto, che direttamente e perpendicolarmente corrispondeva all’altare, vi era una statua di S. Antonio Abate, che era un contesto di tante grossolane e piccole pietruzze. Lo speco poi era coperchiato, e nello sfondo, che rimaneva dietro l’altare, vi si conteneva una lampada, lucernarum, secondo il rito antico, come del chiarissimo Bottari, e Severini, nelle loro opere cimiteriali viene esposto.  L’ntica statua di S. Antonio nei tempi posteriori, tolta da quel vuoto, fu situata nella nostra Chiesa, dove di presente esiste il seggio Comunale, che poi per disavventura non curata, fu demolita [ …]”  da L. CONTE (Sac.), Memorie filologiche sull’antichità della Chiesa di Cerignola precedute da un breve cenno storico topografico genealogico della stessa città , Napoli, 1857, pp. 31-32.

Con l’acquisizione di questo interessante dato inedito, si sposta a ritroso, ma di molto, la datazione della presenza della piccola CIRIGNOLA. L’ultimo documento testimoniativo, rintracciato dal sottoscritto nel 1977 con l’acquisto, presso l’Archivio della “Società di Storia Patria per la Puglia” a Bari, sito nel Palazzo Ateneo,  di una serie di volumi del Codice Diplomatico Barese. Nel Vol. X , Pergamene di Barletta del Regio Archivio di Napoli (1075-1309), R. FILANGIERI DI CANDIDA, Bari, 1927, n. 66, p. 94, si attesta, per la prima volta, l’esistenza nel 1150 di Cerignola come nucleo urbano autonomo. Era il periodo normanno. E trattasi della citazione di tale “Malgerii Cidoniole”, abitante di Salpi. Tale documento è stato segnalato per la prima volta nella mia Relazione “Esempi di devozione sabiniana a Cerignola –Foggia”, in AA.VV., San Sabino – Uomo di dialogo e di pace tra Oriente ed Occidente – Anno Domini 2002, Atti del Convegno di Studi in occasione del XII Centenario della traslazione del Corpo di San Sabino e per i 900 anni di dedicazione della Chiesa Cattedrale di Canosa, Canosa, 26-27-28 ottobre 2001, a cura di LIANA BERTOLDI LENOCI, Ed. Università di Trieste, 2002, pag. 289.

Cerignola, 27 ottobre 2014                                 Matteo Stuppiello

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