CHIESA MADRE – ALTARE DEL 1787 MIGRANTE – ORIGINARIO DELLA CAPPELLA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

Infiniti sono stati i rifacimenti, i  rimaneggiamenti e i  dislocamenti messi in atto, nei vari secoli, nella vetusta CHIESA MADRE. Poco o nulla è stato documentato, ancora peggio, quel poco che è arrivato sino a noi ci è stato consegnato senza scientificità. Purtroppo dobbiamo lamentare la mancanza, anche nei pochissimi autori di testi inerenti la Storia di Cerignola, di “generosità” nel descrivere i vari “RIFACIMENTI – RIMANEGGIAMENTI – DISLOCAMENTI quali intitolazioni di Cappelle (con nomi diversi), dislocamenti di statue (tanto da creare molta confusione nei ricordi mentali), di altari MIGRANTI… Un po’ più attenti sono stati lo storico Can. Luigi Conte (1) e Don Tommaso Dente (2) (già Parroco della Chiesa “San Francesco d’Assisi) nell’illuminarci su pochi elementi di natura strutturale. Ma purtroppo, nulla ci è dato di sapere sui vari CULTI e DEVOZIONI antichi ma anche quelli del recente passato.

Di tutto quanto abbiamo detto prendiamo come esempio l’ALTARE SETTECENTESCO  presente oggi nella CAPPELLA del SS.mo SACRAMENTO (3) dove troneggia nella nicchia sovrastante, nella parete di fondo, il TITOLARE della PARROCCHIA: “SAN FRANCESCO D’ASSISI” .

DESCRIZIONE dell’ALTARE

Un pregevole ed artistico ALTARE in stile Barocco, dalle forme non ridondanti, in marmi policromi di notevole fattura decorativa connota la CAPPELLA del SS.mo SACRAMENTO. Due ampi scalini vanno a costituire la PREDELLA, realizzati in marmo bianco venato con alzata in marmo scuro venato. Il PALIOTTO, finemente lavorato ed artisticamente decorato catalizza l’attenzione dell’osservatore per la bellezza della composizione cromatica e decorativa. Pregiati marmi brecciati di colore marrone-nocciola con varie tonalità offrono a chi ammira l’insieme del manufatto sensazioni di spiritualità. Due volute, in posizione simmetrica a racchiudere un ovale con croce centrale, elementi lavorati in finissimo marmo bianco venato, impreziosiscono gli elementi di fondo realizzati in marmi brecciati color marrone-nocciola. I PILASTRINI magistralmente lavorati ad intarsio, sono a base rientranti ad ansa e posti a ventaglio rispetto al paliotto da dare un’apertura angolare maggiore per ben godere tutta la parte centrale. La MENSA, in marmo bianco venato, perimetra nelle forme orizzontali, l’andamento della base della parte superiore dell’Altare fino agli estremi laterali dell’Altare stesso. I CANTONALI costituiti da marmi brecciati di colore marrone-nocciola con varie tonalità, sviluppano una forma geometrica a rettangolo. Tre sono i REGISTRI con base in marmo bianco venato mentre la decorazione frontale ripete sia il tipo di marmo che le figure geometriche già descritte. L’ULTIMO REGISTRO ha un fronte più ampio degli altri con medesima decorazione e marmi però presenta gli elementi più notevoli nei due CAPIALTARE. I due ELEMENTI, monolitici, in pregevolissimo marmo bianco venato, sono lavorati con notevole maestria e artisticità conferendo loro una plasticità molto raffinata: si tratta di due CHERUBINI simmetrici che con la testa riccioluta girata a GUARDARE,  VIGILANO il CIBORIO Custode del SANTISSIMO SACRAMENTO. Ultimo elemento di notevole raffinatezza artistica il CIBORIO tutto in pregevolissimo marmo richiama le forme a volute e i marmi presenti nel Paliotto. La originaria PORTICINA del TABERNACOLO, in argento, lavorata a sbalzo – pensiamo di produzione napoletana – reca al centro un CALICE liturgico per la celebrazione EUCARISTICA. Il CALICE poggia su due grossi TRALCI di VITE con GRAPPOLO di UVA, posto nella zona mediana, dal quale si dipartono, a destra e a sinistra due nodosi tralci di VITE con FOGLIE espanse, grossi GRAPPOLI e VITICCI con culmi e foglie. Il CALICE è sormontato fastosamente dall’EUCARESTIA, perimetrata dai raggi e al centro troneggia il monogramma IHS. Inoltre due colombe ad ali aperte e volteggianti sfiorano con le sottili e delicate zampe l’orlo del CALICE  a voler inneggiare la solennità della EUCARESTIA. Completa il tutto la CHIAVE, anch’essa, d’argento. Ora sia la PORTICINA che tutto l’involucro metallico, che foderava il Tabernacolo, viene custodito e posto in visione con altri arredi sacri d’argento, in una vetrina nel piccolo MUSEO nella retrostante parte presbiteriale. Questo ALTARE è PREGEVOLE anche per la sua UNICITA’ nell’avere i DUE CHERUBINI come CAPIALTARI.  Purtroppo non ho elementi per affermare se produzione di MARMORARI locali o napoletani che comunque sicuramente hanno lasciato testimonianze di ALTO VALORE ARTISTICO a Cerignola, un esempio per tutti: l’ALTARE MONUMENTALE della CHIESA del PURGATORIO. A Napoli si rivolgevano gran parte dei COMMITTENTI quali le CONFRATERNITE laicali.

Entriamo subito in argomento, proprio il punto focale e risolutivo, del perché un ALTARE del SETTECENTO si trova collocato in una CAPPELLA che è dell’OTTOCENTO. Dobbiamo partire necessariamente dalla collocazione originaria dell’ALTARE. Infatti varcato l’ingresso principale della CHIESA MADRE, sulla parete di sinistra, all’inizio della Navata laterale vi è la Cappella dedicata alla Vergine delle Grazie. Una  ISCRIZIONE del 1619 (4), incisa sulla pietra che costituisce la trabeazione della Edicola, attesta la volontà del proprietario che volle far realizzare l’Altare e la Tela  per ornare la Cappella, si tratta del Sacerdote  Giovanni Cesare MARTINELLI (5),  facoltoso proprietario facente parte di una delle Famiglie più in vista della Città, dedicando la CAPPELLA alla Madonna delle Grazie, a San Giovanni Battista, a San Carlo Borromeo, a San Francesco d’Assisi e a Sant’Antonio da Padova, tutti dipinti ad olio sull’ Artistica Monumentale TELA  (6), collocata nella enorme Edicola che sovrasta quello che una volta era l’Altare .  Meglio ci riferisce un documento del 1840 (7) nel quale abbiamo una descrizione della CHIESA MADRE: “[…] Sull’Altare poi consagrato a S. Carlo Boromeo, ed alla Madonna delle Grazie, si osserva un antico Quadro, i di cui principali personaggi dipinti rappresentano i Santi sudetti, mondato da un frontone di pietre vive, e nello spazio intermedio vi è una iscrizione antica, che dinota la fondazione del jus patronato del Sacerdote Giovan Cesare Martinelli, i di cui rappresentante oggi dell’antichissima famiglia Martinelli sono i Sigg. Bruni[…]”.

L’ALTARE in questione è datato 1787. Una ISCRIZIONE murata a ridosso dell’ALTARE stesso, non a vista, godibile solo se c’è l’interesse culturale e  profondo spirito di osservazione è la seguente:

“ALTARE  HOC  /  MARMORIBUS  EXORNATUM  /  IN  SACELLO  IO(HANNIS)  CAESARIS  MARTINELLI  IN  QUO  S(ANCTISSI)MUM  EUCHARISTIAE  SACR(AMENTU)M  TEMPORANEE  ASSERVATU  /  THOMAS  BORRELLA  FECIT  DONAVIT  Q(UE)  /  ANNO  D(OMI)NI  1787  DIE  29 IUNII” (Questo altare, adorno di marmi, sulla Tomba di Giovanni Cesare Martinelli, nel quale è custodito temporaneamente il Santissimo Sacramento dell’Eucarestia, Tommaso Borrelli fece e donò nell’anno del Signore 1787 nel giorno 29 giugno) (8).

L’ISCRIZIONE è in marmo grigio venato (b. cm. 56,1/2 x h. cm. 26,1/2 nell’asse maggiore) risulta “spezzata”, nella parte mediana, in due grosso frammenti e ricomposta. Aggiungiamo che la suddetta  CAPPELLA, ancora prima, era dedicata al “CORPO DI CRISTO” (9) , già documentato nel XVI secolo, di proprietà del DECURIONATO CITTADINO e dove si svolgevano le riunioni comunali. Nel XVII secolo è proprietà della Famiglia Martinelli, come già è stato detto prima, che la utilizza anche come CAPPELLA funeraria, a più ipogei, per inumare i propri componenti della sopra citata Famiglia.

L’intervento di sostituzione dell’antico Altare del ‘600 con quello del ‘700, certamente fu traumatico dal punto di vista  dell’apparato decorativo. Furono demoliti i Registri, il Ciborio, la Mensa, il Paliotto, la Predella e sicuramente i Pilastrini ed altro, tutti in Pietra di Trani che rispecchiavano per continuità lo stile di tutto l’apparato decorativo dell’Edicola con Pilastri, Colonne , Capitelli e Cimasa. Una LACERAZIONE molto ben visibile per chi la osserva, oggi, a distanza frontale nell’insieme. Le “ferite” lasciate dallo “strappo” o demolizione, dell’Altare originario sono molto evidenti, una per tutte: la FORMELLA litica, posta a sinistra, che riporta a bassorilievo parte dello STEMMA della Famiglia MARTINELLI,  racchiuso in un CARTIGLIO a più VOLUTE, sormontato dal CIMIERO è stato rovinato mediante scalpellatura  a partire dalla zona di mezzeria portandosi verso la destra per chi si pone difronte; lo stesso la grossa modanatura che costituisce la base della formella.  Aggiungiamo che durante i restauri iniziati nel 1977, rimosso il pavimento, in questa CAPPELLA, oltre alle TOMBE ipogee, vi era una lastra, di piccole dimensioni, confusa tra i materiali di risulta,  recante al centro e per tutta la lunghezza, una decorazione vegetale. L’ALTAREcostruito nel 1787, fu posto, dopo lo scempio perpetrato, sul precedente e malamente si conciliava con tutto il resto dell’Altare superstite, una “forzatura” artistica e decorativa. Completamente in stridente ed evidente contrasto di stili che male si amalgamavano.

Quando tutto questo avvenne? Abbiamo motivo di credere sia stato dopo il 1840. Ma andiamo in ordine. La CAPPELLA dove oggi troviamo l’ALTARE del 1787 è la CAPPELLA  che era dedicata alla MADONNA di RIPALTA, nella quale la Sacra Icona veniva a trovarsi nei sei mesi di sosta in città, appunto nella Chiesa Madre. Di questa Cappella abbiamo una descrizione, del 1840, che qui di seguito si riporta: “[…] In fondo, e precisamente nell’estremità della detta 2. Navata, si rinviene un lungo, e largo scalino di pietra viva, per mezzo del quale si ascende al Cappellone dedicato a M. SS. di Ripalta, e questo Cappellone è di palmi 46. per 28. di moderna architettura, con cornicioni, e pilastri a forma di colonne, tutto rivestito di stucco bel formato. Nel centro è situato l’altare anche rivestito di stucco scorniciato a riguardare nel di cui mezzo vi è la Custodia ov’è riposto il SS. Sagramento. La covertura di questo Cappellone è a volta cilindrica, con grandi finestroni ben fatti muniti di cancelli di ferro filato, e lastrine, sporgenti a mezzo giorno[…]”(10). Nello stesso documento, più aventi, leggiamo: “[…] Rivolgendosi di poi a mandestra abbiamo portato lo sguardo al Cappellone, ove è riposto il Santissimo, recentemente costruito, e decentemente ornato di stucco, e pavimento di rigiole. Nel dimezzo  si vede eretto in Altare innalzato nel 1833  a spese della suddetta Amministrazione Comunale , in surroga del Jus patronato, che detiene il Comune sotto al Titolo del Santissimo Sacramento =. Nelle prime due Colonne, laterali è rilevata a stucco in entrambi i punti la Cicogna  sopra descritta, emplema del detto Comune […]” (11). Leggiamo ancora nello stesso documento a riguardo della pavimentazione: “[…]I pavimenti della detta Chiesa, sono formati da mattoni di argilla antica, contemporanea alla secolare costruzione tramezzati in taluni punti da pietre vive quadrati, o rettangolari, per evitare lo sprofondamento delle sepoltura sottoposte; tranne il pavimento del Cappellone di M. SS.  Ripalta, che è di rigiole inverniciate […]” (12). Riteniamo che la suddetta CAPPELLA presentava la BALAUSTRA fatta da  COLONNINE in marmi policromi, tanto lo desumiamo da una foto che riproduce “IL SEPOLCRO DELLA CATTEDRALE DI CERIGNOLA – ANNO 1933”. Infatti, si tratta dell’addobbo effettuato nella Chiesa MADRE per i “SEPOLCRI” nella Settimana Santa (13). Ritornando al documento precedente, è scritto che si voleva ampliare la Chiesa operando proprio sull’allungamento del Cappellone. L’Architetto Giuseppe De Santis che così si scrive nella sua relazione tecnica “[…] ho osservato che detta Chiesa puolsi ampliare verso il lato, che guarda mezzo giorno, sino al punto estremo dell’esistente Cappellone del Santissimo Sagramento, e che per una tale operazione vi occorre la spesa presuntiva di scudi 12000. 00 giusta quanto da me stesso fu calcolato dettagliatamente nel progetto del 1838, redatto a richiesta di questo Rmo Capitolo. – Cerignola 7 Feb. 1840 – L’Architetto G. De Sanctis[…]” (14).

Dopo tutte queste informazioni possiamo dedurre quanto segue: che il DECURIONATO aveva perso il diritto dello “jus patronato” della sua antica CAPPELLA del CORPO di CRISTO, non conosciamo le ragioni. La famiglia Martinelli subentrò nel pieno possesso della suddetta CAPPELLA intitolandola alla Madonna delle Grazie nel 1619 costruendo un monumentale altare in pietra ornandolo con una Tela di enormi dimensioni con i Santi Titolari. Nel  1819 la Chiesa Madre viene innalzata a CATTEDRALE quindi si incomincia a pensare a rimaneggiamenti ed ad ampliarla per renderla più capiente ed accogliente. Viene aperto l’attuale ingresso principale; in seguito viene costruito, nel 1833, il CAPPELLONE dedicato al Santissimo Sacramento e alla Madonna di Ripalta con la costruzione di un Altare in pietra; viene messo in opera un pavimento in  tutta la Cappella con pregevoli  MATTONI maiolicati le “RIGGIOLE” napoletane per dare lustro e decoro alla Cappella stessa, e, soprattutto l’AMMINISTRAZIONE COMUNALE che ne è proprietaria ne esercita lo jus patronato facendo apporre su ben due colonne, in alto, lo STEMMA  CITTADINO in stucco.

Arriviamo al 1840, che è la data del documento dal quale abbiamo attinto le notizie a noi necessarie che ci viene in aiuto per capire quando è stato TRASFERITO l’altare del ‘700 dalla sua sede originaria cioè dalla Cappella della Madonna delle Grazie a quella del Santissimo Sacramento e della Madonna di Ripalta, comunemente chiamato CAPPELLONE.  Il documento del 1840 nel quale si fa riferimento alle due Cappelle laterali appena superato l’ingresso riporta quanto segue: “[…]una dedicata a Santa Maria delle Grazie, con decente altare di marmo[…]” (15). Quindi nel 1840 l’altare in marmi policromi era ancora nel suo sito originario. Evidentemente trasferito negli anni successivi. Trasferimento resosi necessario per dare lustro alla CAPPELLA del SS.mo Sacramento e della Vergine di Ripalta. Eliminando l’altare in pietra, sicuramente ritenuto di non pregiata fattura e tutto questo rientrante in un rimaneggiamento ed ammodernamento di tutta la CHIESA . Rileviamo che anche Don Tommaso Dente qualche dubbio lo aveva avuto sul probabile trasferimento dell’Altare in questione è ciò che scrive: “[…]un misterioso spazio cieco che corre fra il versante interno dello spesso muro dell’attuale facciata e una tompagnatura, eretta nel 1619, per appoggiarvi il grande dipinto della cappella Martinelli e il sottostante altare (è evidente, in quel punto, la rimozione di un altare i cui pezzi potrebbero essere stati ricomposti altrove… e sto pensando all’attuale altare del SS. Sacramento)[…]” (16); lo spazio vuoto del quale viene citato è una intercapedine tra l’antica abside laterale della navata minore di sinistra e l’Altare della Madonna delle Grazie, si può accedere tramite una porticina posta a destra per chi guarda il Dipinto.

Abbiamo rintracciato un documento del 1914 nel quale si fa esplicito riferimento a  lavori di restauro della CAPPELLA: “Alla cattedrale – La sera di Domenica 13 c.m. (settembre) s’inaugurò la Cappella del SS.mo Sacramento restaurata dalla pietà dei fedeli per lo zelo del Rev.mo Mons. Arciprete (Michele) Izzi. Nel solenne triduo che si celebrò nelle sere 14-15-16 ed in quella di chiusura del 17 tenne il pergamo il Rev.mo Parroco (Don Antonio) Palladino. Giovedì mattina 17 la messa solenne fu celebrata dal Rev.mo Arcidiacono (Antonio) Caradonna, il quale prima  della comunione generale rivolse a tutti paterne e sentite parole di circostanza. La messa degli Angeli  ed i mottetti liturgici furono eseguiti da un coro di ragazze sotto la direzione del M.o Pasquale Tortora” (17). Altri lavori si resero necessari nel passato recente in tutta la Chiesa Madre (anni ’50-’70), sotto il parrocato di Don Tommaso Dente e nella pubblicazione (vedi nota (1)) riporta in dettaglio . Il Sindaco Pasquale Specchio fa pervenire al Parroco una Ordinanza, datata 24 novembre 1965, nella quale, tra l’altro, viene indicato dall’Ufficio Tecnico Comunale al punto 4 quanto segue: “[…] che la volta di copertura della Cappella del SS. Sacramento è lesionata in più parti […]. ORDINA al M.R.D. Tommaso Dente, parroco pro tempore della Parrocchia si S. Francesco… – di far rimuovere dalle volte e dalle pareti interne del Tempio le parti di intonaco distaccate; – di inibire assolutamente agli Officianti, ai sacerdoti, ai fedeli ed agli estranei l’accesso oltre la balaustra dell’altare Maggiore e della Cappella del SS. Sacramento; nel termine di VENTIQUATTRORE dalla notifica della presente ordinanza, con diffida che in caso di inadempimento, sarà ordinata la chiusura del Tempio…[…]” (18). E’ sempre Don Tommaso Dente che scrive: “[…] La relazione tecnica, che riportiamo citando per brevità i soli capoversi… – e quindi col ricorso all’ “urgenza” – fu…demolito a cura e ad opera del nostro Ufficio Tecnico comunale. Essa dunque così elenca quei lavori…B) Lavori alla cappella del SS.mo Sacramento. 1) Demolizione di volta a crociera – 2) Demolizione di muratura perimetrale fino a raggiungere la quota di imposta della nuova tettoia – 3) Costruzione di tettoia costituita da travi in legno con ordita di listelli a lamiera ondulata”… […] all’arrivo del primo sudatissimo stanziamento ministeriale (quello del 1975) quell’ambiente fu consolidato,, riparato e coperto al pari del coevo cappellone. Ma, mentre per quest’ultimo il raccordo stilistico fu portato a compimento…[…]” (19). Ancora leggiamo “[…] Venne dunque ricostruita la volta della cappella del SS. Sacramento e lo fu purtroppo con il moderno sistema del latero-cemento. Al riguardo (scrive Don Tommaso) preciserò solo che si ebbe l’accortezza di situarla a quota tale che consentisse, in sede di restauro definitivo, la costruzione di una controsoffittatura intonata alla linea estetica dell’ambiente […]”(20). Seguiranno altri interventi di restauro negli anni ’70 e ’80 sino al 2008 per arrivare al restauro completo e definitivo della CAPPELLA del SS.MO SACRAMENTO.

Bibliografia e Note

(1) – LUIGI CONTE (Sacerdote), Memorie filologiche sull’antichità della Chiesa di Cerignola precedute da un breve cenno Storico Topografico  Genealogico della stessa Città, Napoli, 1857.

(2) – TOMMASO DENTE, Il quasi diario di un quasi restauro – Trent’anni di “Passione” per Chiesa Madre …e dintorni, Foggia, 1992.

(3) – La Cappella in questione costruita nel XIX secolo ed intitolala al SS.mo Sacramento per l’adorazione e per la venerazione della Madonna di Ripalta durante i  sei mesi di sosta del Quadro in città. Nel 1939, l’11 giugno fu benedetta la Statua del Sacro Cuore di Gesù e nel successivo 6 settembre ci fu l’Inaugurazione della Cappella, restaurata, dedicata al SS.mo Sacramento e al Cuore di Gesù, effettuata da S.E.Mons. Fr. VITTORIO CONSIGLIERE, Cappuccino, Vescovo delle Diocesi di Ascoli Satriano e di Cerignola. I restauri, intrapresi dal Parroco D. Salvatore Moccia, fino agli inizi degli anni ’40,  interessarono tutta la Chiesa Madre. Per i due avvenimenti possiamo attingere dai documenti riguardanti i due fatti di cronaca sacra: “La nostra Parrocchia è stata arricchita di un’artistica statua del S. Cuore di Gesù della prem. Ditta Cav. Troso di Lecce, dono offerto dalla pia sig.na Caterina Petrolla. Il 7 giugno ebbe inizio il solenne Novenario  predicato dal Parr. D. Salvatore Moccia. Il giorno II si ebbe la benedizione della Statua del Sacro Cuore di Gesù impartita dal Rev. Mons. Cav. Antonio Desantis, Protonot. Apost., che dopo la benedizione rivolse ai presenti simpatiche parole di occasione. Padrini furono i gentili signori coniugi Giuseppe Dinisi e Maria Longo, che hanno offerto una ricca nicchia di marmo, lavorata dall’artista concittadino Egidio Pergola. Il 16 mattino vi fu la Santa Messa solenne con Comunione generale e nel pomeriggio processione dell’artistica Statua per il rione della Parrocchia. Al ritorno il Parroco lesse l’atto di Consacrazione della Parrocchia al S. Cuore di Gesù, dopo il quale il Can.co Penit. D. Antonio Giordano tenne il pergamo parlando dell’utilità della devozione al S. Cuore di Gesù. Si terminò con la Benedizione Eucaristica impartita dallo stesso Parroco. Intanto fervono i lavori per i restauri della Cappella al Divin Cuore eucaristico di Gesù: quivi avrà il suo Trono il S. Cuore di Gesù donde ci auguriamo sue benedizioni e grazie a tutta la Parrocchia” da   “DIARIO RELIGIOSODa Cerignola – Parrocchia S. Francesco d’Assisi – Il mese di giugno” in “VITA NOSTRA” – Bollettino Mensile delle Diocesi di Ascoli e Cerignola, Anno VII – N. 77-78 – Maggio-Giugno 1939, p. 11. Aggiungiamo altra cronaca sacra: “A coronamento dei restauri della cappella del SS.mo Sacramento promossi e portati a termine dal zelantissimo Parroco D. Salvatore Moccia ha avuto luogo una funzione d’inaugurazione…La sera del 6 dopo l’amministrazione della cresima, da Mons. Vescovo fu inaugurata la Cappella che apparve luminosa e linda per la rinnovata decorazione e per la nuova statua del S. Cuore  che troneggia nel nicchio marmoreo edificato a devozione della famiglia Dinisi. La mattina del 7 a conclusione del triduo Eucaristico vi fu la Messa basso Pontificale di S.E. Mons. Vescovo con prima comunione di un largo stuolo di fanciulli e fanciulle seguite dalla Comunione generale di tutte le Associazioni Parrocchiali, alle quali Mons. Vescovo tenne un discorsetto pieno di fervore: Alla sera la dotta predica del Vescovo la processione Eucaristica al canto del “Te Deum” e la trina benedizione chiusero i solenni festeggiamenti. Mentre non possiamo fare a meno di notare la generosità di diverse famiglie della Parrocchia, che hanno contribuito ai lavori, all’acquisto della statua, degli arredi dell’altare ed altro, segnaliamo lo zelo del nuovo Parroco che con questa primizia della sua attività parrocchiale, sembra promettere molto di più in tutti i campi dell’apostolato” da “DIARIO RELIGIOSO DI CERIGNOLAParrocchia di S. Francesco “ in “VITA NOSTRA”…, op. cit., Anno VII – N. 79-80 – Luglio-Agosto 1939, p. 12. La intitolazione della Cappella alla Vergine di Ripalta e successivamente al Sacro Cuore di Gesù è un antico ricordo. Infatti la Statua del Sacro Cuore di Gesù, della quale è stata devotamente onorata per tanti anni, oggi è relegata, in cattive condizioni strutturali, nella CHIESA della MADONNA degli ANGELI  più conosciuta come di S. MATTEO Evangelista, collocata nella Sacrestia.  Ora la CAPPELLA  è intitolata al Santissimo Sacramento. La Statua di San Francesco d’Assisi, Titolare della Parrocchia era collocata nel passato recente nell’abside in una nicchia nella parete sopra l’altare maggiore. Con il trasferimento, nel 1934, della Parrocchia, da tempo immemorabile, intitolata a “San Pietro Apostolo”,  nell’antica CHIESA MADRE, dal 1819 CATTEDRALE, nel nuovo TEMPIO, il DUOMO TONTI, la Parrocchia di “San Francesco d’Assisi”,  istituita nel 1911, nella seicentesca Chiesa dei Padri Cappuccini e demolita nel 1933 per far spazio alla Piazza Duomo, fu trasferita nella CHIESA MADRE, dopo essere stata di appoggio nell’Istituto delle Suore “San  Vincenzo”, difronte al Duomo (vedi “Diario Sacro di Cerignola – Parrocchia di S. Francesco d’Assisi” in “VITA NOSTRA” – Bollettino delle Diocesi di Ascoli Satriano e Cerignola – Anno I – Num. 10 – I° Ottobre 1933, p. 15.. La intitolazione della Parrocchia a San Francesco d’Assisi trova la sua origine nel Testamento di Paolo Tonti del 1° marzo 1855 che così leggiamo: “[…] 9°. Voglio e comando che dalle rendite dei miei beni tutti si costruisca una Chiesa Cattedrale in questa Città di Cerignola corrispondente al numero degli abitanti di questa stessa Città e sotto il titolo di San Francesco nel locale dei Cappuccini […]” da “A Sua Eccellenza il ministro dell’Interno per la costruzione del Duomo Tonti in Cerignola – Memoria sull’azione giudiziaria del Vescovo di Ascoli Satriano e Cerignola nell’interesse della Diocesi della Città di Cerignola, Roma, 1906, p. 66.

(4) – MATTEO STUPPIELLO, La Chiesa del Purgatorio, Foggia, 1987, p. 164.

(5) – ibid., p. 107.

(6) – ibid., p. 164.

(7) – Le notizie sono tratte da una “Memoria” a stampa di cui mancano le copertine con fogli iniziali e terminali: è una relazione pubblicata in seguito ad una controversia “suscitata” da Mons. Francesco Iavarone, Vescovo delle Diocesi di Ascoli Satriano e Cerignola, con il Capitolo Cattedrale di Cerignola. Il documento è conservato nell’Archivio Capitolare di Cerignola; noi ne conserviamo le fotocopie dateci, sin dal 1974, da Don Antonio Occhionegrelli, all’epoca Cancelliere della Curia Vescovile di Cerignola. Non conosciamo né il luogo della stampa, né la data: si possono comunque ipotizzare Cerignola e 1840,  p. 34.

(8) – Si ringrazia la Prof.ssa Giustina Specchio per la traduzione e trascrizione del testo in latino.

(9) – Per la Cappella dedicata al CORPO di CRISTO, già presente, nel 1533 si veda MATTEO STUPPIELLO, La realtà confraternale a Cerignola (secc. XVI – XX), in AA.VV., Le confraternite pugliesi in età moderna 2, a cura di LIANA BERTOLDI LENOCI – Atti del Seminario internazionale di Studi 27-28-29 aprile 1989 – Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia, Fasano di  Puglia, 1990, p. 493, nota 62.

(10) – “Memoria” a stampa…, op. cit., p. 30.

(11) – ibid. pp. 33-34. La suddetta Cappella del SS.mo Sacramento e della Madonna di Ripalta sappiamo che era stata affidata alla Confraternita del SS.mo Sacramento. Si veda LUIGI CONTE (Sacerdote), Cerignola, in Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato, a cura di FILIPPO CIRELLI, Napoli, 1853, p. 18.

(12) – ibid., p. 32.

(13) – “VITA NOSTRA”…, op. cit., – ANNO I, N. 5 – Cerignola, 1 Maggio 1933, p.13.

(14) – “Memoria” a stampa…, op. cit. pp. 32 – 33.

(15) – ibid., p. 30.

(16) – TOMMASO DENTE, Il quasi restauro…, op. cit., p. 204.

(17) – “L’APE” – Quindicinale Cattolico – Anno VI – N. 8 – Cerignola, 27 Settembre 1914.

(18) – TOMMASO DENTE, Il quasi restauro…, op. cit., pp. 82-83.

(19) – ibid., pp. 88-90.

(20) – ibid., p. 111.

In ultimo riportiamo le ISCRIZIONI delle BALAUSTRE, della NICCHIA ed una TARGA facenti parte della CAPPELLA del SS.mo SACRAMENTO:

Le Balaustre in marmo grigio venato, rimosse negli ultimi restauri, recavano le seguenti ISCRIZIONI: per chi guarda la Cappella – BALAUSTRA di sinistra: “A DIV. CONIUGI (misure: b.x h. cm. 20 x 14; h. delle lettere cm. 2. BALAUSTRA di destra: “CARBOTTA / – PORCELLI / 1942” (misure b. x h. cm. 20 x  cm. 14; h. delle lettere e data cm. 2). Nella CAPPELLA, alla base dei Pilastri della nicchia che sovrasta la parete di fondo, dove prima era collocata la Statua del Cuore di Gesù, vi è incisa sul marmo grigio la seguente ISCRIZIONE: – a sinistra “A. D. 6.9.1939” (misure non effettuate);  – a destra “CONIUGI / GIUSEPPE DINISI / E MARIA LONGO” (misure non effettuate). Una TARGA, in marmo grigio venato, risultava collocata nella suddetta Cappella: “A PERENNE RICORDO / DELLA CONSACRAZIONE / DI QUESTA PARROCCHIA / AL S: CUORE DI GESU’ / 25. XI. 1951” (misure:  b. x h. cm.56 x 37; h. delle lettere: I°-2°- 3° rigo cm. 3; 4° rigo cm. 4; 5° rigo cm. 2. L’ISCRIZIONE recava le lettere e numeri incisi e passati con la vernice rossa. Gli spigoli risultavano arrotondati, inoltre, lo specchio epigrafico presentava sempre agli spigoli quattro fori per ospitare chiodi-tassello ed ancora vi erano due incavi sui bordi ai quattro lati in posizione centrale ed anche questi risultavano dipinti a vernice rossa. Tutti questi dati sono stati, dallo scrivente, registrati nella Chiesa stessa, prelevati, annotati e  trascritti il 26.11.1982 e il 5.12.1982.

Cerignola, 13 dicembre 2016                                                 Matteo Stuppiello

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – Cappella del SS. Sacramento – Altare del 1787 in marmi pregiati policromi – Foto Matteo Stuppiello 15.12.1982.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – Cappella del SS.mo Sacramento” – Foto Matteo Stuppiello 15.12.1982.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – Cappella del SS.mo Sacramento” – Foto Matteo Stuppiello 15.12.1982.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – Cappella del SS. mo Sacramento – Altare del 1787 in pregiati marmi policromi – Particolare : l’ISCRIZIONE – Foto Valerio Calvio 21.11.2016.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre  – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – Cappella del SS.mo Sacramento – CHERUBINO CAPIALTARE di destra – Foto Matteo Stuppiello 8.12.1987; 2.7.1992.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre  – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – Cappella del SS.mo Sacramento – CHERUBINO CAPIALTARE di sinistra – Foto Matteo Stuppiello 8.12.1987; 2.7.1992.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre  – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – Cappella del SS.mo Sacramento – CHERUBINO CAPIALTARE di sinistra – Particolare – Foto Matteo Stuppiello 8.12.1987; 2.7.1992.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – Cappella della Madonna delle Grazie collocazione originaria dell’ALTARE del 1787 – Foto Pasquale Russo (Paky) 22.10.2016.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre – Parrocchia “San Francesco d’Assisi” – MUSEO della Parrocchia – Retro presbiteriale – Bacheca contenente la PORTICINA d’ARGENTO del TABERNACOLO dell’ALTARE del SS.mo Sacramento del 1787 – Foto Pasquale Russo (Paky) 22.10.2016.

 

Cerignola – Rione “Terra Vecchia” – Chiesa Madre – Già Cattedrale “San Pietro Apostolo” da tempo immemorabile, prima del trasferimento nel DUOMO TONTI nel 1934 – La foto riproduce “IL SEPOLCRO DELLA CATTEDRALE DI CERIGNOLA – ANNO 1933” allestito nella Cappella del SS.mo Sacramento ( “VITA NOSTRA” – Bollettino Mensile delle Diocesi di Ascoli Satriano e Cerignola – Anno I – N. 5 – Cerignola, 1 Maggio 1933, p. 13.

 

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