LA CHIESA DI SAN GIOVANNI DI ZEZZA – SECONDA PARTE

A meno di un chilometro da quella di S. Anna a Pozzoterraneo, su una lieve altura di terra a seminato, tutta isolata, vive ancora, ma in parte diruta, un’altra chiesetta campestre: S. Giovanni di Zezza. Una costruzione modesta eppure articolata, dignitosissima, chiusa come uno scrigno, a protezione degli strumenti di un rito; aperta al sole, a segnare un sito di privilegio. Risalente al XVIII secolo, con mura ad insaccato di cruste pietre e malta, è oggi rovinata essendo caduta la copertura. Destinata a perdersi, pur essendo possibile ma costoso un restauro di ricostruzione della botte, maggiore è l’urgenza di testimoniarne la presenza con una analisi e delle strutture e degli affreschi. Questi ultimi animano ancora le pareti interne delle due grandi nicchie laterali e le qualificano come pagine agiografiche di notevole portata, destinate, didascalicamente, alla Famiglia egemone della zona e ai lavoratori della terra nelle soste festive. Queste chiese conservano una notevole bonaria austerità pur nella loro elementare volumetria, perché tutte legate, come figliolanza ininterrotte, ad una originaria concezione della Chiesa, a risalire dalle prime basiliche paleocristiane. Si tratta sempre di prospetti ben definiti, di volumi elementari, di invasi poco dinamici, coronati con frontoni e tetti a spioventi. Sulle facciate poi, in ossequio alla sintesi dei ritmi e delle varietà risolte nella simmetria, su unas linea ideale centrale, si sviluppano i tre consueti elementi: porta o portale, finestra oculare o rosone, cuspide triangolare o frontone. Il sentimento religioso, sentito come forza spontanea e necessaria, intimamente vissuto dal fabbricatore o architetto, ha quasi sempre salvato questi manufatti dal rischio della monotonia. Questa di S. Giovanni Evangelista con mura massicce per contenere le spinte delle volte murarie, a causa di tre contrafforti per accentuarne la difesa, sembra essere fortificata come un piccolo maniero. La caduta della copertura ha tirato con sé pure il rosone, per cui della chiesa rimaner come utile attributo solo il portale con il timpano “spezzato”. Anche le pitture risalgono allo stesso secolo. Hanno poca profondità espressiva; c’è molta varietà figurativa e intrecci a foglie decorative; presentano una esecuzione veloce e sbrigativa e, infine, una spiccata tendenza a rilevare le parti aguzze e prominenti (nasi, menti, guance, fronti) con “tocchi” e pennellate singole da richiamare, distanze di valori a parte, la scuola emiliana del Crespi, che tanto ha dato alla storia dell’arte italiana del ‘700. Le nicchie decorate ad affresco sono situate nel fondo della nave a sinistra e a destra, ai limiti dell’arco di trionfo, entro cui si inquadrava una volta l’altare e il relativo addobbo, di cui nulla si conosce. Nello specchio piano della nicchia a sinistra è affrescato il S. Giovanni Battista, Titolare della chiesa, che campeggia in un ampio arioso paesaggio, animato da nuvole striate; in alto una nube aggomitolata, con in mezzo la Madonna del Carmine o forse di Costantinopoli. Le pareti interne e tutto il sottarco contengono altri quattro personaggi: a sinistra S. Girolamo, a destra S. Luigi IX re dei Francesi, altrimenti noto come S. Ludovico. Nella parte alta del sottarco, entro riquadri a grossolani viticci, S. Pietro Apostolo e S. Lorenzo. Nello specchio piani della nicchia destra è affrescato S. Antonio da Padova, imponente ed aperto, anch’esso in un paesaggio arioso, fantasioso e mosso. Le pareti interne e tutto il sottarco contengono altri quattro personaggi, più un medaglione raggiato nel colmo interno dell’arco, con la colomba dello Spirito Santo. Sull’intradosso di sinistra in basso è S. Domenico, in quello di fronte S. Nicola di Bari; in alto invece fiancheggiano la colomba, in medaglioni a cornici finte e pesanti, S. Francesco d’Assisi e S. Isidoro. Questa l’ampia rosa dei personaggi i quali, qua e là opportunamente contrassegnati da attributi, suggeriscono fatti e storie, veri o leggendari, recenti o remoti, ed elevano a grande dignità la chiesuola. Tutto questo è destinato a perdersi. Mancando il conforto di illustrazioni aggiungo solo questo: il colore, in origine senz’altro vivace, impallidisce sotto l’azione di lavaggio delle piogge; più piacevole nelle figure in certi sfondi principali; un po’ meno nella pesante decorazione floreale a stampo, che tanto ricorda l’arte dei pittori di soffitti, ormai del tutto estinta. Notevole invece la fantasia o meglio la “programmazione” a sfondo sociologico e didascalico, in ciò riconnettendosi a quanto è stato detto pure a proposito della tela d’altare della S. Anna di Pozzoterraneo. Torre AlemannaPozzoterraneoS. Giovanni di Zezza. Tre vertici, tre punti qualificati della storia e della vita di campagna dell’agro cerignolano a Sud del nostro Comune”.

Cerignola, 27 giugno 2016                      Salvatore Delvecchio

 

BIBLIOGRAFIA

L’articolo già pubblicato: SALVATORE DELVECCHIO,  La Chiesa di S. Giovanni di Zezza“LA CICOGNA” – Quindicinale di vita cerignolana – Anno 3° – N. 18  – 20 maggio 1981, p.4.

 

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