LA STATUA DEL “DIO ERCOLE”: UN SIGNIFICATIVO ELEMENTO STORICO PRESENTE SULL’ANTICA PORTA DEL CASTELLO DELLA TERRA DI “CIRIGNOLA”

Continuiamo, senza soluzione di continuità’, a girare lentamente le pesanti ed  ispessite PAGINE della  RICCA STORIA della nostra TERRA di Cerignola.  PAGINE, quasi pergamenate, irrigidite ed ingiallite dal “peso” dei lunghi SECOLI. Parecchie sono “LACERE”, e non per colpa del tempo,  pronte nel voler materializzare le infinite sofferenze che alcuni uominihanno inferto al nostro POPOLO CERIGNOLANO.

Una storia ricca di SORPRESE, AVVINCENTE ed INTERESSANTE. Una storia tutta da SCOPRIRE. Una storia fatta di UMANITA’. Una storia che ci APPARTIENE. Una storia che dobbiamo DIFENDERE. Una storia che va sceverata dalle MENZOGNE, perpetrate nel tempo.

Parliamo del CASTELLO. Ma diciamo, sin da subito, che manca una veritiera rappresentazione GRAFICA dell’intero  BORGO MEDIOEVALE . Purtroppo, siamo stati penalizzati nei secoli per la mancanza di tutto ciò. Alcuni DISEGNI raffiguranti CERIGNOLA, prodotti a partire dal secolo XVII, mostrano il nostro BORGO in unacornice “fantasiosa”edagli schemi preconfezionati per un qualsiasi insediamento umano piccolo o grande che fosse. Bastava aggiungere qualche fabbricato di più allo schema base e così via. Ci riesce difficile fare totale affidamento su queste rappresentazioni grafiche, pur volendo effettuare delle forzature nella loro interpretazione particolaristica; resterebbe, sempre, un inganno illustrativo della realtà storica. È inutile, pertanto, abbandonarsi a delle congetture che servirebbero solo a svilire la vera realtà. Le nostre continue ricerche, in tal senso, non hanno condotto a risultati ragguardevoli. Certamente, non ci arrenderemo dato che proseguiremo nelle ricerche e chissà se, prima o poi, verrà alla ribalta un documento testimoniativo grafico della nostra CERIGNOLA, con le sue MURA di CINTA, la PORTA PRINCIPALE d’ingresso, il CASTELLO, le CHIESE ed altro. L’occasione poteva esserci offerta dall’Abate Giovanni Battista PACICHELLI con la sua monumentale opera del ‘ 600, pubblicata postuma nel 1703 (1), come vedremo più avanti. Purtroppo, così non è stato.

Prima di entrare appieno nell’argomento ritengo opportuno, in questo contesto, scrivere sulla presenza di una SCULTURA di notevole INTERESSE ARCHEOLOGICO-TESTIMONIATIVO-DOCUMENTALE andata perduta. Trattasi di una STATUA litica, priva di testa, raffigurante ERCOLE, posta sul frontespizio della PORTA d’ingresso al CASTELLO nel XVII secolo.  Sono persuaso che il nostro P. GABRIELE GABRIELLI, dei Frati Minori Cappuccini, nostro concittadino, abbia scritto, per la prima volta, nel suo preziosissimo MANOSCRITTO del XVII  secolo (2) le suddette notizie sia sulla statua di ERCOLE che sulla CICOGNA (3), perché lui testimone degli accadimenti del ‘600 e che gli altri abbiano attinto successivamente e generosamente dal suddetto documento.

Ritengo che il nostro ERUDITO concittadino, P. GABRIELE GABRIELLI, possa essere, a ragion veduta, riconosciuto come il PRIMO STORICO di Cerignola, per le sue “cronache” utilissime sulla Cerignola del XVII secolo. Nel suo manoscritto, leggiamo quanto segue: “[…] Gli nostri antichiss(i)mi Compaesani della Cirig(no)la chiamati da Plinio Gerusini, in vece di Gerionini da Gerione trà Canne, et Ordonia fraposti: Cannense, Gerusini, Hordonienses, usarono per impresa l’Ercole fondatore armato all’in piedi colla sinistra appoggiata allo scudo , et colla destra presente un hasta: Se pure non era un Gerione in quella forma. Idolo che sin’hoggi si vede scolpito in marmo sopra il frontespitio dell’ingresso del Castello. Benche senza testa, che per aventura gli fù da i primi fedeli tolta via, in scherno dell’idolatria, et lasciatone il resto à futura memoria delle cose […]” (4). Questa dettaglia descrizione risale agli inizi della prima metà del ‘600.

Il CASTELLO, da sempre residenza del FEUDATARIO, era ubicato vicino alla PORTA della TERRA, sulla sinistra. Infatti, nell’APPREZZO del 1672  – “Copia informa dell’apprezzo della Terra di Bisaccia, e Cirignola posseduta da D. Carlo Pignatelli Duca di Bisaccia, formato dal Tavolario Dom(eni)co Ant(oni)o Sabatino coll’intervento del Consig(ie)re D. Sances Lossada, lo Scrivano Giuseppe Ceraso […]” (5), così leggiamo: “[…]Quasi nel Principio del d(ett)o Borgo se ritrova la Porta nominata di Melfi, p(er) la quale si hà l’Ingresso in d(ett)a Te(rr)a, ancorche vi si può entrare da molte parti p(er) esserne l’habitationi che prima la rendevino racchiusa in forma di muraglie caschate p(er) l’antichità del tempo, e dissabitate. Nell’entrare p(er) d(ett)a Porta a’ sinistra si trova il Palazzo Ducale seù Castello, benche parte d’esso risalda da fuora il Borgo, quale vien recindo da un’ fosso[…]”. Il testo completo lo trascriveremo più avanti.

A corredo della presenza della STATUA di ERCOLE, mi permetto di effettuare una considerazione ovvero che dal sito, ove sorge il BORGO MEDIEVALE – RIONE “TERRAVECCHIA” e per tutta l’estensione della CITTA’, non sia mai stato “restituito” dalle viscere della terra, sino ad oggi, nessun REPERTO ARCHEOLOGICO della Fase PREISTORICA, PROTOSTORICA , ma soprattutto di epoca ROMANA. Tale tesi è stata da noi, da sempre, sostenuta. Ci conforta il nostro NICOLA ZINGARELLI che ne era convinto! Infatti, nella “PREFAZIONE” al libro su Cerignola (6) di SAVERIO LA SORSA, in merito a questo argomento, scrive quanto segue: “[…]Ma  non posso dissimulare che a me le cure amorevoli di Saverio La Sorsa per la storia della mia nativa Cerignola, alla quale dedica ora un nuovo volume, rechino un grandissimo piacere; ne devo la conoscenza interamente a lui. Le origini rimangono sempre ignote; ma quante sono le città di cui si conoscono esse con certezza ‘ Bisogna metter l’animo in pace, e rinunziare così agli Aborigini come colonia romana, non meno che Gerione sognato da Paolo Giovio[…]”. Il vasto AGRO circostante, al contrario, è ricchissimo di testimonianze ARCHEOLOGICHE. Infatti, numerose risultano essere le CONTRADE che evidenziano “giacimenti” ARCHEOLOGICI, nella parte ipogea, ed epigea, di insediamenti umani  a partite dalla preistoria ed in particolare a partire con l’ETA’ della PIETRA, nel nostro caso, con il  NEOLITICO, nel quale si evidenzia la LEVIGATURA dei manufatti e l’uso della CERAMICA, sino al MEDIOEVO.  Avanziamo l’ipotesi, dunque, che la STATUA litica di ERCOLE possa aver avuto una provenienza da una delle contrade archeologiche circostanti la nostra città.

Non è difficile riscontrare anche sul prospetto che sovrasta gli ingressi di altri CASTELLI, incastonati nella cortina muraria, perché murati, ISCRIZIONI, “FRAMMENTI” di ELEMENTI SCULTOREI, STEMMI ed altri MANUFATTI LITICI ERRATICI provenienti da altre zone e da secoli precedenti, giustapposti per SALVAGUARDARLI, in modo da conferire visibilità e potenziare la BELLEZZA, in seguito a numerosi lavori di restauri della RESIDENZA abitativa del FEUDATARIO e del CASTELLANO. Rappresentava un bel “biglietto da visita” per l’ospite. Quanto scritto andava detto onde evitare tendenziosi equivoci.

Nella descrizione dell’APPREZZO del 1672 non si fa alcun cenno alla presenza della STATUA di ERCOLE, probabilmente andata già distrutta, come parte del CASTELLO e del centro abitato, nel terribile e rovinoso TERREMOTO del  1627 come riportato dal Can. LUIGI CONTE (7): “[…] nel 1627 Cerignola quasi ne fu distrutta […]”.  

Il primo a riportare la notizia, a stampa, è stato l’Abate GIOVANNI BATTISTA PACICHELLI (1641-1695) che nella sua monumentale OPERA in III PARTI: “Il Regno di Napoli in prospettiva divisa in dodeci provincie”, opera postuma, stampata a Napoli nel 1703, leggiamo quanto segue: “DELLA DAUNIA o CAPITANATA – Duodecima, e ultima Provincia del Regno”, della nostra CERIGNOLA tra l’altro, riporta: “[…]Altri dicono che fondata da Hercole  vincitore su Gerione , alzasse di quegli l’impresa in marmo, la cui statua fù sfranta da un Folgore nel 1657 […]” (8).

Il Pacichelli non l’ha potuta certamente vedere nella sua venuta a Cerignola perché era andata perduta in seguito al terremoto, si diceva del 1627, forse,  ma ne aveva sentito parlare. Di tale notizia non risulta essere corrispondente la data che gli era stata riferita, dato che il suo viaggio avvenne nel 1680, e non cita dove fosse collocata la STATUA di ERCOLE. A vederla sull’INGRESSO del CASTELLO è stato il nostro P. GABRIELE GABRIELLI.

Passiamo ora alla descrizione del CASTELLO, riallacciandoci quanto detto in precedenza, riportata nell’APPREZZO del 1672: “[…]Nell’entrare p(er) d(ett)a Porta a’ sinistra si ritrova il Palazzo Ducale, seù Castello  benche parte d’esso risalda da fuora il Borgo, quale viene recindo da un’ fosso … A sinistra l’intrare la Porta di d(ett)a Terra se ritrova il Palazzo seù Castello al quale si entra c(on)Ponte di fabrica c(on) tavolato ad alzatora, dal q(ua)le si hà un’ Cortile scoverto, à sinistra vi è un’ coverto à lamia in piano, dal q(ua)le  si entra in una camera grande, et un’ camarino, e dal med(esi)mo coverto per quattro grade si saglie à due camere p(er) hosteria tutte con intempiature di tavole; à sinistra d(ett)o cortile vi è la cocina  divisa c(on) arco de fab(ri)ca;  et in testa il med(esimo) cortile in piano si entra in un’ camarone in forma di Sala coverta à lamia, à sinistra la quale vi sono due stanze una servibile p(er) archivio, e l’altra p(er) dispensa, e contiguo è la carcere civile, alla destra poi sono due camere gr(an)di, et una loggetta, et p(er) un’ passetto coverto, e scoverto se ritrova una gradetta di fabrica, p(er) la quale si saglie à tre camerette due sotto la loggia, e l’altra che forma uno de Torrioni, che sono nella facciata di d(ett)o Palazzo, seù Castello. Nel mede(si)mo salone se ritrova la grada di fabrica una ingrandata di pietre bianche; dal p(ri)mo ballatoro della quale si cala alla cantina sotto d(ett)o salone, e dispensa, ove è la Carcere criminale, e più sop®®®a p(er) d(ett)a grada nel mezzo si ritrova una gradetta à parte, quale sale ad una camera grande, e tre camarini, et un poco discoverto: Più sop®®a  p(er) d(ett)a  grada magg(io)re si hà un’altra camera et camarino, e nell’ultimo ingrada al quanto magg(io)re consist(ent)e in una sala  grande coverta à lamia, la q(u)ale stà chiusa, e forma una cam(er)a à destra, e da q(u)ella si  esce alla loggia coverta à lamia appresso vi sono due altre camere, et un’ camarino, e da q(u)ello si esce ad un’altra loggia, il tetto che la cuopre sta appoggiato sopra colonnette di pietre bianche c(on) Palagrestate delle med(es)ime e(tiandi)o  sopra li Torrioni che fanno prospettiva al d(ett)o Palazzo verso il Borgo; et da una di d(etta) camera si enrtra à due altre fatte nuovamente et unà Cappella c(on) loggia coverta verso la Terra et dall’ultima di d(ett)a p(ri)ma camera p(er) grada à lamia si cala à due camere, e cocina coverta à lamia, et un’altra chiusa c(on) camera sotto;  et alla p(ri)ma d’esse p(er) grada di legno si cala ad un’altra camera. Alla sinistra poi della d(ett)a sala p(er) due grade si cala ad una cam(er)a, dalla quale p(er) due altre si saglie ad un’ camarino, e da q(u)ello si esce ad una loggia coverta à lamia c(on) Palagrestate conforme l’altre. Ritornando nella grada magg(io)re continuando à salire p(er) essa se ritrova una camera à lamia c(on) balcone sopr(a) la Porta di d(ett)o Castello, e più sop(ra) l’impianto al suppegno che copre tutta d(ett)a casa  e da q(u)ello si esce ad un poco di scoverto, ove sono meroloni, e tronere verso il Borgo; lastrico del pavim(en)to del quale, suppegno è tutto lesionato, come le mura, quali vi sono principiate à riparare, da una cavallerizza principiata da lato d(ett)o Castello molto mag(nif)ico di lunghezza palmi sittanta, e di larghezza palmi trenta quattro c(on) le mura alzate p(er) l’altezza d’essa, et principiata anche a coprire di tofi; alla quale Cavallerizza al p(rese)nte vi si cala dal fosso del Castello, et questo q(u)ello consiste, benche da fuora d(ett)o  castello vi sono p(er) comodità di q(u)ello  tre rimesse di carrozza fatte nuovam(en)te, e molt’altre fabriche. In d(ett)o Palazzo p(er) il riparo sud(dett)o , quale da V(ostra) S(ignoria) ricor(da)te  mi hà p(er) suo Dec(re)to ordinato quelle apprezzi, il che le refertò à parte[…]” (9).

Questa la descrizione del CASTELLO, datata 13 gennaio 1672: “Copia informe dell’apprezzo della Terra di Bisaccia e Cirignola posseduta da D. Carlo Pignatelli Duca di Bisaccia, formato dal Tavolario  Dom(eni)co Sabatino coll’intervento del Consig(lie)re D. Sances Losada, lo Scrivano Giuseppe Ceraso […]” (10). Neltempo dell’APPREZZO  regnava, CARLO III di Spagna, RE di Napoli e Sicilia, ma residente in Spagna. Faceva le sue veci, il VICERE’ di NAPOLI, “Pietro Antonio d’Aragona (8 aprile 1666 – 14 febbraio 1672” (11). È una dell’intera CITTA’. Una completa “radiografia”. Nel suddetto DOCUMENTO, tra l’altro,  viene scritto che nella nostra “CIRIGNOLA” nel 1672: “[…] Vi sono in d(ett)a T(er)ra da mille e trecento p(er)sone tra grandi e piccoli[…]” (12).

Nel successivo 1758 vi è un ulteriore APPREZZO della Città di Cerignola (13) fatto dal Tavolario Costantino Manni per conto del Marchese D. Erasmo Ulloa Severino,  Regio Consigliere Commissario del  Regio Sacro Consiglio di Napoli. Rappresenta una ulteriore descrizione aggiornata della CITTA’. Per il numero degli abitanti rileviamo quanto segue: “[…]Li Cittadini, che abitano in detta Terra per quel ch’apparisce dalle fede fattane dal Reverendo  Arciprete, ascende al numero di quattromilacentocinquantatre[…] (14). Vi è anche qui la descrizione del Palazzo: “[…] Palazzo Bar(ona)le, come era in tempo dell’accesso, poco dopo del quale ruinò. Il Palazzo  sud(dett)o sito, e posto nel principio di de(tt)a Terra della Cirignola verso la strada Reg(i)a, e borgo, e p(er) andare al me(desi)mo si entra p(er) la Porta della Terra sud(dett)a, che stà nel fronte della strada Regia. Vedesi il med(esi)mo circondato da fosso avendo soltanto p(er) confine il forno della Baronal Camera, la strada Re(gi)a, la detta porta della Terra, come altresì la strada, che p(er) d(ett)a porta nella Terra introduce. Per entrare al d(ett)o Palazzo dalla strada sud(dett)a si passa p(er)  sopra un ponte di fabbrica, che a suo luogo si descriverà, et a destra p(ri)ma di d(ett)o ponte nella parte esteriore del fosso vi è una nuova abitazione di stanze terranee nuovam(ent)e fatte, nel q(ual)e fosso p(ri)ma vi erano trè rimesse, le q(ua)li poi, e p(er) l’antichità, e p(er) li tremuoti rovinorono, e sop(ra) le ruine delle med(esi)me si edificarono d(ett)e describende stanze, che si denominarono la barracca, le q(ua)li sono ora in piedi, et abitabili[…]” (15). Non riporteremo tutta la descrizione ma solo alcuni stralci che ritengo interessanti come documentazione informativa:

“[…] l’ingresso  alla cappella coverta a lamia, c(on) pav(iment)o di mattoni, Altare  con sua Cona, e quadro c(on) l’Erffigie di S. Giuseppe[…]” (16);  

proseguiamo:  “[…]Venendo ora al largo avanti il Castello, o sia palazzo, da esso p(er) ponte di fab(bric)a, come dissi, si passa al portone, a destra del q(ual)e ponte vi è portella, che dà l’ingresso in una stanza p(er) uso di Carcere, con finestra verso il fosso, guardando da cancella di ferro[…]” (17);   

– interessante la notizia della presenza di un solo TORRIONE superstite invece dei due, prima, presenti sul prospetto principale, posti ai lati dell’ingresso,  o comunque non ne fa menzione nel testo;

 – infatti, “[…]Per l’altra  porta in testa si entra in una piccola cocinetta formata nel Torrione[…]” (18);continua “[…] Ritornando nel Cortile … vi è porta, che dà l’ingresso in una stanza p(er) uso di Carcere  delle donne con fin(est)ra verso il Cortile guardato da cancella di ferro […]” (19);

– chiudiamo la descrizione con l’ultima parte: “[…]Questo Palazzo Baronale nel 1757, mesi dopo, che si fè l’accesso sud(dett)o ruinò la maggior parte, che era verso la porta, e borgo, n(on) essendo altro remasto all’impiedi, che le stanze matte accosto al forno, den(ominat)o la barracca, che in parte furono rimesse né tempi trasandati, et è remasto ancora benche patito altro poco edificio di stanze di d(ett)o palazzo, che stà accosto la barracca suddetta, come mi an riferito. Li Cittadini, che abitano in d(ett)a Terra p(er) quel si apparisce dalla fede fattane dal R(everen)do Arciprete, ascende al n(umer)o di quattro mila cento cinquantatre ut fol. 134,  frà quali  vi sono il R(everend)o Arcciprete , 41 Sacerdoti Capitolari,  Due Diaconi, diece suddiaconi,  Sette Clerici, ed’ Accoliti, 18 Novizi, e Sei Sacerdoti extra Capitul(um)  […]” (20).   

 Il nostro storico concittadino, TEODORO KIRIATTI, Dottore in Filosofia e Medicina, nel 1785,  scrive: “L’Abate Pacichelli  ha ricavato da varii Autori , che Gerione fu fondata da Ercole vincitore dei Gerione, e n’eresse per ciò l’impresa in marmo, la di cui statua fu sfranta dalla Folgore: i più antichi fatti, e gli Eroi furono tutti vestiti alla usanza greca, cioè, favolosa, ed han frapposti tra essi e noi un velo molto denso che si nasconde anche i nomi de’ nostri Aborigini […]” (21).

Nel 1785, TEODORO KIRIATTI, nella sua opera a stampa, ci parla del terribile terremoto del 1731 (22)   che devastò non solo Cerignola, ma molti paesi della provincia di Foggia. Il nostro CASTELLO era completamente crollato e sulle sue macerie fu costruito il PALAZZO DUCALE. Prima di effettuare una descrizione sommaria de CASTELLO, scrive quanto segue: “[…]Del tanto rinomato Castello di Gerione, oggi è solo superstite il nome, il sito, , le fondamenta, sulle quali non si sa da chi, ed in qual’ Epoca  siesi riedificato: è apparente dall’architettura, che questo sia di genio gotico. Dalle mura abbattute per erigersi nuove fabbriche, non si è trovata memoria alcuna che ci rinfrancasse dalla dubbiezza, soltanto si trovò un’antica lapide con caratteri gotici, ma infrante da’ muratori per isperanza di tesoro sepolto, e più stemmi di antichi possessori. L’innovazione fatta negli anni passati del ducal palazzo fabbricato sull’antico Castello, scovrì, che questa seconda fabbrica era stata eretta su antichissimi fondamenti, vale a dire che le fabbriche aggiunte negli bassi tempi, erano poste su di quelle dell’antico Castello di Gerione, e che il primo piano, e l’appartamento sotterraneo, erano stati rinforzati e più tosto foderati da altre fabbriche per ridursi in forma di palaggio, secondo il costume de’ tempi susseguenti, in modo che non più appare il primo delineamento del Castello di Gerione, che è quasi coverto dall’obblivione, Tantum aevi longinqua valet mutare vetustas ! Il palazzo ducale edificato su delle dette rovine, era circoscritto da un fosso profondo 60. Piedi, e per altri tanti era nella larghezza. L’ingresso  era per un ponte che si alzava, ed in mezzo del portone vi era altra Porta serrata anche a levatoio; eranvi due torrioni alla parte orientale del Castello in prospetto della nuova piazza, corrispondenti alla porta della Città; ognuno di essi conteneva una scala secreta che comunicava ad una via sotterranea molto lunga, delle quali se n ‘e perduto il cammino e le traccie per le replicate rovine; in uno de’ detti baloardi si sono ritrovati più cannoni di mezzo calibro, ed un grosso mortaio di ferro, con gran provista di palle di pietra nera metallica; residui  che ci assicurano, che il Castello era ancora una fortezza dopo l’invenzione della polvere. In tempo del Signor Duca D. Francesco Pignatelli, il Castello era più tosto un palaggio di gran mole, e tanto vago nell’esteriore che magnifico negli appartamenti, che poi rovinò nel terremoto del 1731, in modo che restò tutto dimezzato: oggi si è ristaurato, ma con maniera men nobile, che poco onora[…]” (23).       

Il Can. LUIGI CONTE, sempre a proposito di ERCOLE, nel 1853 scrive: “[…] ed oltre a ciò una statua del Dio Ercole, che secondo il Pacichelli fu da una folgore nel 1600 atterrata[…]” (24). Lo stesso Autore, nella sua successiva pubblicazione del 1857 su Cerignola, scrive: “[…]E’ fama ancora, che qui si adorava il dio Ercole, e sino agli ultimi tempi si serbava un trofeo rizzato a questo nome, la cui statua eretta in marmo fu franta da una folgore nel 1657, come ci fa conoscere il Pacichelli. Forte ci duole la perdita di questo monumento . L’amor del suolo natio raccomandava invano questo vetusto monumento de antichità pagana alla posterità indifferente[…] ” (25).

Sia P. Gabriele che il Kiriatti sostenevano che Cerignola fosse stata fondata sull’antica Gerione. Ma su questa ipotesi mi limito a  dire che era stata confutata da parecchi storici. Purtroppo, Teodoro Kiriatti si inerpica avventurandosi in quasi tutta la sua pubblicazione in complicate congetture che lo deviavano dalla realistica origine di Cerignola. Certamente un uomo molto ERUDITO, come si può evincere dalla lettura del testo, ma in definitiva  senza approdare a nulla.  Bene sarebbe stato scrivere sulla Città del suo tempo, nell’intento di darci precise notizie sulle memorie storiche concrete documentate, conosciute da lui stesso e di quello presente superstite al suo tempo. Un esempio che vale per tutto! Sull’ antica Chiesa Madre oltre a pochissime notizie, scrive: “[…] Dentro l’istesso Tempio vi sono ben anche altre Iscrizioni di rinomati Uomini benefattori, incise con caratteri Gotici, ma perché non significanti memorie rimarchevoli, non le ho trascritte[…]” (26). Inutili sarebbero i commenti a questa frase. NOTIZIE ANDATE PERDUTE PER SEMPRE !!!

Voglio, invece, tornare all’Abate Giovanni Battista Pacichelli che comunque ha visto il CASTELLO riparato dopo il terremoto del 1627, così come ha anche potuto vedere i due TORRIONI ela PORTA della TERRA detta di MELFI; idealmente la vedremmo difronte a Via Pietro Mascagni, già Via ASSUNTA, con la CAPPELLA dedicata alla Beata Vergine SS.ma Maria Assunta in Cielo, e a seguire il percorso per arrivare sul  vasto PIANO delle FOSSE GRANARIE, con la sua vivacità commerciale, per proseguire lungo la strada per MELFI.

Ci meraviglia il mancato riporto da parte dell’Abate Giovanni Battista Pacichelli di una raffigurazione della nostra “Cirignola” con la PORTA d’ingresso con la TORRE dell’OROLOGIO e la sua antistante ampia PIAZZA con grotte, cellari, grottoncelli, fondaci (27), anche se l’APPREZZO del 1672 indica, il CASTELLO con INGRESSO con PORTONE e in mezzo la PORTA FERRATA a levatoio  circondato da MURA, FOSSATO e il PONTE LEVATOIO (28). Notevoli altri elementi di rilievo sia  extra moenia, come il vasto PIANO delle FOSSE GRANARIE presso cui il RE di NAPOLI, ALFONSO d’ARAGONA, veniva a contrattare l’acquisto del GRANO che lambiva il TRATTURO REGIO, il Convento e Chiesa di San ROCCO dei PADRI DOMENICANI, la Chiesa della VERGINE ANNUNZIATA o del PURGATORIO (degli ex GESUITI), la Chiesa di SANTA LUCIA (attuale Vergine Addolorata), il Convento e Chiesa di SANTA MARIA del MONTE CARMELO dei Padri CARMELITANI, la Chiesa di SANTO STEFANO al TOPPO, la Chiesa della VERGINE di COSTANTINOPOLI della Famiglia DE MARTINIS, la Chiesa di SANTA MARIA degli ANGELI nella contrada SALNITRO, che intra moenia come l’antica CHIESA MADRE o MATRICE “SAN PIETRO APOSTOLO”, Convento e Chiesa di SANT’AGOSTINO dei PADRI AGOSTINIANI, Chiesa di SANTA SOFIA con annesso OSPEDALE CIVILE (già presente nel XVI secolo), la presenza di tre CONFRATERNITE laicali : del PURGATORIO, di MARIA ss.ma ASSUNTA in CIELO e di San GIACOMO, gli artistici  PALAZZI signorili quali MATERA, VACCARI (o VACCA), BRUNI, SACCO, GALA, PALAZZO della COLLEGGIATA di SAN PIETRO, PALAZZO DELLA CHIESA, CICCHETTI, SACCO, GISOLFI, BUFO, CIMAGLIA, PALMISANO, SPINA, ….

Un vasto TERRITORIO con rigogliosissimi  VIGNETI, FRUTTETI, ORTAGGI, CEREALI in grandi quantità, la PASTORIZIA e i loro prodotti derivati.

Per il numero degli abitanti, l’APPREZZO del 1672 ci informa che: “[…]Vi sono in d(ett)a T(er)ra da mille e trecento p(e)rsone trà grandi e piccoli […]”(29). La CHIESA di Cerignola era governata da un’ARCIPRETE NIULLIUS, Don DOMENICO GIANNELLI; di lui scrive LUIGI CONTE ( 30): “[…]Sacerdote Capitolare  dottissimo, Arciprete di nostra Chiesa, sebbene il Capitolo avesse trascelto D. Bonaventura Gisolfi. Si rese celebre per il suo sapere, ed essendo stato creduto degnissimo a reggere precariamente la Metropoli Barese, meritò gli applausi di quella Provinciale. Fu ancora un benefattore della nostra Chiesa”. Il CLERO contava ben 25 SACERDOTI (31).

FEUDATARIO, nel 1672, era Don CARLO PIGNATELLI, Terzo Duca di Bisaccia  marito di Chiara Giudice (o del Giudice). Ebbero due figli Nicola e Francesco, quest’ultimo nacque a Cerignola e, a tal proposito, ci piace riportare quanto è scritto in un documento dell’Archivio Ducale, tale testimonianza l’avevamo già pubblicata, per la prima volta, in un nostro lavoro a stampa (32): ”Fede di Battesimo di D. Franc(es)co Pignatelli figlio di D. Carlo Pignatelli, e D. Chiara Giudice, battezzato a 11. Giugno 1656. Nella Chiesa Parrocchiale di S. Pietro Apostolo della Cirignola”. Alla morte del padre Carlo, “la quale accadde il 22 decembre del 1681 divenne il 4 Duca di Bisaccia” (32). Francesco Pignatelli veniva rapito ai vivi il dì 22 giugno 1718 in età di anni 64 a Napoli (33).

È lecito presumere che avrà conosciuto il FEUDATARIO che risiedeva in loco nel suo FORTILIZIO.   

Diversi erano i NOTAI (34) stabili ed operanti in loco, quali: Antonelli Gioantomaso (anni 1632-1635), Paladino Giovanni Pietro (1636-1660), Capone Amico (1645-1685), Nicola Specchio (1695-1739). Ma ancora altri erano presenti:Pescopo ladiano” (1629….), Antonio Fontana(1629…..). La presenza di ben sei Notai porta a pensare ad una notevole vivacità nel commercio dei prodotti dell’agricoltura, soprattutto il grano e della pastorizia, per una enorme quantità di lana, nella compravendita di beni immobili,  dei lasciti testamentari, degli atti matrimoniali ed altro.

Sempre il PACICHELLI, nelle sue 19  stringate righe su Cerignola, nelle prime tre iniziali, scrive quanto segue: “Frequentata fù dalle Truppe Militari del Rè di Francia Lodovico Dodicesimo  nel 1503, battuto dal Gran Consalvo, con la sconfitta del Duca di Nemours […]” (35), ed era, per tanti STORICI, del Regno di Napoli e oltre, un costante punto fermo inserire nel testo quando si faceva riferimento a CERIGNOLA. Per lui era un “copiare” gli altri, fatto solo per riempire il suo testo così scarno?  Niente di tutto questo. Una stringata descrizione del nostro BORGO medievale. Perché? Non lo ritenne opportuno,  in quanto la riteneva non degna di essere “DISEGNATA” a fronte di altre città della DAUNIA? Certo, la nostra non era sede Arcivescovile come Manfredonia, nemmeno Vescovile come Ascoli, Bovino, Lucera, San Severo, Troia, Vieste, Volturara, ben DISEGNATE con le MURA DI CINTA, PORTA d’INGRESSO, il CASTELLO e tanti edifici e particolarità. Più dubbi ci assalgono e forse furono parecchie le motivazioni che lo portarono a considerare o riconsiderare la mancata rappresentazione grafica. Probabilmente fu influenzato negativamente dalle due volte che ebbe modo di stazionare a Cerignola.  Tanto a rafforzare la decisione di non “meritare”, CERIGNOLA, una  PERFETTA RAPPRESENTAZIONE GRAFICA che tanto peso positivo avrebbe avuto nella nostra STORIA futura. Come dire una occasione perduta.

Nei suoi viaggi in Puglia, l’Abate Pacichelli era stato nella piccola “CIRIGNOLA” una prima volta l’8 dicembre 1680 (36), ed una seconda volta, il 27 aprile 1686 (37). Ed è proprio su questi due viaggi, a mio avviso, che possiamo trovare le eventuali motivazioni negative che lo hanno portato, probabilmente,  a delle considerazioni e decisioni certamente non positive sulla nostra “CIRIGNOLA” o addirittura era già partito con l’intento di non realizzare graficamente la nostra CITTA’, per motivazioni che ci sfuggono.

Certamente nel suo giorno di PERMANENZA EBBE A LAMENTARSI DEL PERNOTTO CHE GLI PROCURO’ MOLTO INCOMODO.

Ma andiamo a leggere quanto l’ABATE PACICHELLI scrive sul suo viaggio con la sua sosta a Cerignola e, soprattutto, il PERNOTTO. Riportiamo, partendo da “Horta”: “[…]E poi bagnato dalle stesse acque dell’Ofanto (che alcuni stiman Torrente) il gran Feudo rustico di una giornata di camino, che si chiama Horta, e si possiede dal Collegio, e Novitiato  di Roma de’ Padri Giesuiti, non discosto da Artona,  (n.d.r. Ordona) dalla Stornara,, e Stornarella in questa parte di Puglia piana, che son del medesimo, ricco in Regno di 14. Mila scudi di rendita. Horta gode un gran palazzo, con le mura eminenti, e quattro torri, ciascuna fornita di trè pezzi di cannone, e altre armi per resistere a’ Banditi, un cortile capace di trenta mila Pecore, un altro inferiore con le fontane, giardini uniti di moscadello, e uve scelte con altre rarità, conserve di uve, cisterne, rimesse per trè mute di carrozze, stalle per 50. Cavalli delle lor razze, e quantità di porci, altre officine, macelli, disponse di carni, formaggi, e provore esquisite: da una parte un bel tempio con cinque altari, dove à suon di tromba, e tamburo si chiamano al Santo Sagrificio più di 400. Operati, l’habitation comoda per dodeci Padri Giesuiti, la metà Sacerdoti, e la metà laici: dall’altra una Foresteria di circa 30. Camere fornite di modeste comodità con la cappella, dovi si alloggiano di buon animo i Passaggieri, serviti da’ cuochi esperti, obligandosi però à mandar le bestie alla loro stalla poco discosta, affittata con la taverna publica à più di mille ducati. Se(m)bra non inferiore ad Horta, presso à Barletta il feudo chiamato i trè Santi, e proprio della Certosa di S. Martino di questa Metropoli (n.d.r Napoli), che pur si amministra con somma vigilanza. Si ascende alla Cerignola, terra del Duca di Bisaccia Pignatello, ferace di cacciagione, di Capri, di Daini, di Cignali, e di altri animali, governata nello spirituale, parimente da un Prevosto, allegra, ed aperta. Dimorai per una notte nella sua taverna, con soverchio incomodo, mà peggiore assai fù il mio riposo, e tale qual può So(m)ministrare un duro strapu(n)to, à porte, e fenestre aperte, nel ponte di Bovino, termine di un pericoloso, e vasto bosco, fertile di animali silvestri; passandola senza candela, né seggia per lo timore, nel qual si vivea de’ Banditi, con herbe, e povero pesce, mal conditi in giorno grasso, dove non è copia, che di legna, ed ogni boccone divien pretioso. Resta in alto Bovino, Ducato della Casa di Guevara, e città già vasta, ed antica, si come dimostran le Iscrittioni, e Medaglie, che vi scuoprono, che alcuni credon denominarsi dal buon vino. Vi risiede quel Duca (Nipote, dal materno ceppo, del Cardinal Cybò) nel palazzo aggiustato con la Libreria scelta dal padre, e la più numerosa nel Reame, e co(n) molte buone comodità. Numera 361. Fuoco. La Catedrale, dedicata alla Vergine Assunta, ed à San Marco Vescovo di Lucera, e Protettore di questa, ne serba il corpo; In antica architettura, viene offitiata da sei Canonici, con le dignità dell’Archidiacono, Decano e Cantore, e da altri Preti, e Chierici. E curata insieme con un’altra, e vi son due piccioli conventi di Frati. Si veggon fuori molti Castelli diruti che ritengono l’Arcipreturre, e frà questi Castelluccio, per avanti de gli Albanesi, hoggi di rito greco, soggetto ad un Prelato particolare. Tornai à passar sotto Ariano, dove il cuoco del Vescovo mi fè, rinvenir pronte delicate paste; e per lo disagio de gli ultimi giorni, accelerai di restituirmi à Napoli, di dove questa sera trasmetto à V.S. illustriss. Gli ossequi riverenti, con gli auguri più sinceri di udirla accresciuta. 17 Ferrajo 1682 – IL FINE” (38).

Riportiamo, altresì, la descrizione  della TAVERNA di Cerignola tratta dall’APPREZZO del 1672, proprietà del feudatario, il Duca Pignatelli di BISACCIA e POSSESSORE di Cerignola, dove pernottò l’ABATE GIOVAN BATTISTA PACICHELLI: “[…] Nel borgo di d(ett)a Terra vi è l’hosteria dove alloggia il R(egi)o Procaccio, quale tiene molte stanze, e letti per comodità di Passaggieri … La Taverna  dove alloggia il R(egi)o Procaccio situata fuora il Borgo corrispondente anco dentro d(ett)a T(er)ra consistente dalla parte del Borgo, un’ coverto à lamia, e travi in forma di intrado, à destra vi è una stalletta capace p(er) diece cavalli, et à sinistra una cocina: appresso poi sono due altri coverti, il p(ri)mo  à travi, dal quale si entra ad una cam(er)a servibile p(er) il calvaccante di d(ett)o Procaccio, e contiguo s’entra ad un altro stantione p(er) Pagliera et nell’altro coverto à lamia vi è la bocca della cisterna, e beveraturo quale forma d(ett)o coverto un altro intrato dà dentro d(ett)a T(er)ra, e da q(u)ello si hanno due stalloni capace per sissanta Cavalli, con tavolati sopra. Uscendo da d(ett)o secondo indrato di lato vi è una grada scoverta ornata da pietre del Paese, dalla quale si saglie ad uno sta(n)tione coverto à tetto, grande è lungo in forma di dormitorio, e da q(u)ello si entra à quattro cam(er)e, et una cocina grande, et p(er) un altro corritoretto si hanno quattro altre cam(er)e habitabili, atteso le p(ri)me  sono quali dirute p(er) esserno li Pavim(en)ti di legname marciti e senza porte, e finestre, come anche in d(ett)o corrituro seù stantione. Nella med(esi)ma strada all’incontro d(ett)a grada vi sono una Cantina coverta à tetto c(on) grottoncello sotterraneo, et un camarino contiguo, quali confinano c(on) il Mag(ifi)co Felice Potenza lo cellaro della Ducal Corte, et altri[…]” (39).      

Ritengo interessantissimo e significativo quanto è stato scritto da GIUSEPPE DE TROIA in: “Foggia e la Capitanata nelle antiche incisioni” (40) che: “[…]Sul finire del XVII secolo, quando i paesi ne la vita conservavano il loro aspetto tranquillo ereditato dai secoli, per le polverose ed accidentate strade del Regno di Napoli, gruppi di viaggiatori di tanto in tanto si avventuravano in visita alle sconosciute contrade della nostra regione … Le vie erano in tale stato che chi doveva recarsi per terra da un paese all’altro, faceva prima il suo testamento, riceveva i Sacramenti e si congedava solennemente dai parenti e dai conoscenti. Non si era ricevuti e  ospitati, se non si avevano lettere di presentazione di persone molto note. Le locande, angusti abitacoli popolati da insetti, offrivano pasti immangiabili e a prezzi esosi. A chi pertanto , affrontava viaggi era necessario portare seco vettovaglie e letto. Si era quasi alle soglie del ‘700, quando Domenico Antonio Parrino e Michele Luigi Muti, impressori in Napoli, preparavano le incisioni in rame e la composizione tipografica di un’opera postuma dell’Abate Giovanni Battista Pacichelli: “il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodici provincie”. In tale opera edita a Napoli nel 1703 e dedicata a D. Nicola D’Avalos primogenito del Principe di Troia, si descrivono Napoli e nelle città del Regno[…]”.   

Purtroppo, quanto è stato scritto da DE TROIA è la esatta fotografia del tempo nelle nostre realtà locali. Ma avremo modo di tornare su tale reale “squallore”.

Sorge spontaneo un interrogativo. Non vi era stata disponibilità, da parte di nessuno, ad ospitare un ABATE così conosciuto negli ambienti ecclesiastici nonché STORICO ERUDITO del REGNO DI NAPOLI? L’ARCIPRETE NULLIUS, un sacerdote Capitolare, un esponente di una delle famiglie più in vista, non poteva ospitare l’illustre ospite nel proprio Palazzo? Nel Convento di un Ordine religioso, il Sindaco, un Decurione (amministratore comunale), non poterono fare altrettanto? Ricordiamo che vi erano anche degli ABATI che governavano le loro ABADIE. Ma soprattutto il FEUDATARIO o il CASTELLANO nel CASTELLO di Cerignola. Francamente tutto questo ci lascia molto perplessi. 

In chiusura mi piace porre l’attenzione su uno degli avvenimenti che ci parla del nostro CASTELLO (ROCCA).   È un fatto di cronaca, nel quale si fa riferimento ai nostri VINI e alla ROCCA (Castello) (41). Infatti, viene riportato un giudizio espresso, nel XVI secolo, sui vini che venivano prodotti a Cerignola e a parlarne fu una “coppia principesca”, formata da FERDINANDO GONZAGA e ISABELLA di Capua che, con il loro matrimonio, celebrato a Napoli, nel 1532, avevano riunito i feudi nel regno. In una lettera del 26 giugno 1549, riportata dallo studioso-storico GIUSEPPE CECI, nativo di Andria, leggiamo: “[…]A la Cirignola trovammo un vento che più tosto fu freddo che fresco, e l’alloggiamento fu la Rocca dove gustammo vino buonissimo e fresco […]”(42).  

Cerignola, 8 Maggio 2021                        Matteo Stuppiello

Bibliografia e note

(1) – GIOVAN BATTISTA PACICHELLI, Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci province, In Napoli, Nella stamperia di Michele Mutio , 1703, PARTI III, p. 121. –

(2) – GABRIELE GABRIELLI, Memoria della fondatione di q(ue)sta pro(vin)cia / de’ Cappiuccini di S. Angelo, e de suoi luoghi con il / Catalogo di tutti li Vicarij seu Ministri Prov(incia)li che l’hanno governata – (sec. XVII) – “ARCHIVIO PROVINCIALE CAPPUCCINI – FOGGIA – ms. f. 24 (1529-1667), “Manoscritto stilato dal M.R.P. Gabriele Gabrielli da Cerignola (*Cerignola  ?  Foggia 23.l11.l1667)”.

(3) – ibid.  Si veda MATTEO STUPPIELLO, Un inedito documento del XVII secolo attesta che sulla Porta della Terra era “Pittata la Cicogna” – Cerignola 24 Settembre 2020 – www.archeoclubcerignola.com

(4) – GABRIELE GABRIELLI, Memorie della fondatione…, op. cit. f. 133.

(5) – ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI – ARCHIVIO) PIGNATELLI ARAGONA CORTES – Scanzia 63, fascicolo 1. N. 7. , c. 1. Si veda MATTEO STUPPIELLO, Apprezzo della Città di Cerignola 1672, San Ferdinando di Puglia, Tipolitografia “Miulli”, 2005, p. 4.

(6) – SAVERIO LA SORSA, La Città di Cerignola nel secolo XIX –  con prefazione di NICOLA ZINGARELLI . BARI-ROMA, F. CASINI e FIGLIO – EDITORI, 1931, p. 7.

(7) – LUIGI CONTE (Sac.), Cerignola, in Il Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato, Napoli, 1853, a cura di FILIPPO CIRELLI, vol. VIII, fs 1 (Capitanata), p. 69.

(8) – GIOVAN BATTISTA PACICHELLI, Il Regno di Napoli…, op. cit. p. 121.

(9) – MATTEO STUPPIELLO, Apprezzo…, op. cit. , p. 6; p. 9.

(10) – ibid., p. 4.

(11) – CARLO DE FREDE, I Vicerè spagnoli di Napoli 1503-1707 – Due secoli che hanno lasciato un ricordo indelebile nella cittò, Milano, 1996 – Tascabile Economico Newton, p. 51.

(12) – MATTEO STUPPIELLO, Apprezzo…, op. cit. p. 5.

(13) – ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLISACRO REGIO CONSIGLIO – Ordinamento Zeni, fas. 84, fascicolo 2 – Costantino Manni (Tavolario) – “Apprezzo della Terra di Cerignola, 1758”.

(14) – ibid., 27 r.

(15) – ibid., 20 v., 21 r.

(16) – ibid., 21 v.

(17) – ibid., 22 v.

(18) – ibid., c. 23 r.

(19) – ibid., c. 23.v.

(20) – ibid., c. 27 r.

(21) – TEODORO KIRIATTI, Memorie istoriche di Cerignola, In Napoli MDCCLXXXV – Nella Stamperia di MICHELE MORELLI – Con Licenza de’ Superiori, p. 64.

(22) – ibid., p. 132.

(23) – ibid., pp. 130-132.

(24) – LUIGI CONTE (Sac.), Cerignola…, op. cit., p. 68.

(25) – LUIGI CONTE (Sac.), Memorie filologiche sull’antichità della Chiesa di Cerignola precedute da un breve cenno storico, topografico, genealogico della stessa città, Napoli – Tipografia di GAETANO CARDAMONE, 1857, p. 28.

(26) – TEODORO KIRIATTI, Memorie istoriche…, op. cit., p. 128.

(27) – VALERIO CALVIO, La Cantina della “Ducal Camera” in via Piazza Vecchia, San Ferdinando di Puglia, Tipografia “Imprimatur Group srl” , 2016, pp. 7-8.

(28) – MATTEO STUPPIELLO, Apprezzo…, op. cit. 

(29) – ibid., p. 6.

(30) – LUIGI CONTE (Sac.), Memorie filologiche…, op. cit., p. 72.

(31) – MATTEO STUPPIELLO, Apprezzo…, op. cit., p. 8.

(32) – ibid., p. 4.

(33) – ibid., p. 4.

(34) – ARCHIVIO DI STATO DI LUCERA – SEZIONE ARCHIVISTICA DI STATO DI LUCERAFondo notarile.

(35) – GIOVAN BATTISTA PACICHELLI, Il Regno di Napoli…, op. cit., p. 121.

(36) – “PUGLIA IERIIl Regno di Napoli in prospettiva dell’Abate Gio: Battista Pacichelli – Introduzione di COSIMO DAMIANO FONSECA, Adriatica Editrice – Bari – Distretto 108° italia Lions International [1976], II.

(37) – ibid.

(38) – “MEMORIE /DE’ VIAGGI / PER / l’EUROPA CHRISTIANA,  / Scritte à Diversi / In occasione de’ Suoi Ministeri / Dall’ ABATE /  GIO: BATTISTA / PACICHELLI / PARTE QUARTA TOMO I / In NAP. Nella Reg. Stampa 1685 / A Spese di Giacomo  Raillard. Con licenza de’ Superiori – MEMORIE / DELL’ABATE / PACICHELLI / PARTE IV. / TOMO I. / LETTERA LXXX. / Al Sig. BERNARDO, de’ Conti Berardi  / CAPOTIO COCCINO, Ne’ Con/servadori di / Roma, pp. 538-541. Da www.books.google.it.

(39) – MATTEO STUPPIELLO, Aprezzo…, op. cit., p. 7; p. 10.

(40) – “Foggia, paesi e terre della Capitanata nelle mappe seicentesche del Tavoliere e nelle stampe di antichi incisori, raccolta a cura di Giuseppe de Troia, Pubblicazione del Comune di Foggia, 1973  – 469, Leone, Foggia –  “Disegnatori italiani e stranieri in Capitanata”.

 (41) – MATTEO STUPPIELLO, La vitivinicoltura ieri, San Ferdinando di Puglia, Tipolito “Miulli Francesco”, 1998, p.10.

(42) – G. CECI, Il viaggio di una principessa in Puglia nel 1549, in “JAPIGIA” – Rivista di Archeologia, Storia e Arte, anno VI, f. !, Bari, 1935, p. 21; p. 7

1 – La foto è tratta da www.luceramemoriaecultura.it

2 – “PUGLIA IERIIl Regno di Napoli in prospettiva dell’Abate Gio: Battista Pacichelli – Introduzione di COSIMO DAMIANO FONSECA, Adriatica Editrice – Bari – Distretto 108° italia Lions International [1976], II.

3 – Il disegno è tratto da una fotocopia del Documento da me richiesto ed ottenuto nel 1980 dal Dott. Pasquale di Cicco, allora Direttore dell’ARCHIVIO DI STATO DI FOGGIA. Il Documento da me individuato il 14 marzo 1980 in seguito ad una ricerca sistematica nel menzionato Archivio tesa ad uno studio sulle Fosse granarie di Cerignola è ricavato da un Disegno ad acquerello. Colgo l’occasione di ringraziare il Dott. Pasquale di Cicco per la piena disponibilità e fiducia accordatami, l’incoraggiamento a continuare la ricerca, per avermi autorizzato a pubblicare il Documento stesso ed ancora per essersi congratulato e complimentato per la scoperta del prezioso Documento a loro non conosciuto; ringrazio, ancora, gli amici dell’Archivio di Stato di Foggia il Dott. Viviano Iazzetti, Domenico Fontana e Vincenzo Vocale pe avermi guidato nella ricerca. Il testo del Documento è tratto da un’ampia relazione che riguarda il “Tratturo dal Ponte di Cervaro sino alle / Murgie di Monte Grosso”. Tutto il lavoro interessa la “REINTEGRAZIONE DEI TRATTURI” effettuata nel 1651. Questa la collocazione del Documento: “DOGANA DELLE PECORE” – Serie I, vol. 2, fascio n° 18, cc. 103-111, anno 1648 — 1652, e tanto a vantaggio di altri ricercatori. Il Disegno è stato offerto, per la prima volta, alla visione pubblica nella trasmissione televisiva (TELERADIOCERIGNOLA) il 17.06.1981, sul tema: “S. Pietro ed il ‘700 artistico napoletano”, curato del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, relatori il Prof. Salvatore Delvecchio (arte) e lo scrivente (storia). Mentre il 20 luglio 1981 per mia decisione il Testo ed il Disegno vengono pubblicati per la pirma volta, al fine di pubblicizzare l’intero Documento, in un ciclostilato: M. STUPPIELLO, Le fosse: documento inedito del XVII sec. inerente al percorso del Tratturo Regio passante per il Piano San Rocco — Bollettino Interno a cura del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, ciclostilato in proprio, Cerignola, 1981, circa 200 copie prodotte. Le suddette copie furono date in omaggio alle Autorità cittadine, provinciali e regionali oltre che alle Soprintendenze competenti, varie Facoltà dell’Università di Bari con le quali vi erano proficui contatti e collaborazioni culturali. Per limitarci agli Amministratori locali ricordiamo che il 23 luglio del 1981 furono inviate in omaggio copie al Sig. Gaetano Dalessandro, Sindaco (prot. n. 103), al Prof. Nicola Alicino, Vicesindaco (prot. n. 104), all’ins. Ripalta Netti, Assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura (prot. n. 105), al Prof. Pasquale D’Aprile, Presidente della IV Commissione Cultura (prot. n. 106), alla Prof.ssa Mariantonietta Barbaro, Capogruppo D.C. (prot. n. 107). Questo il testo della lettera di accompagnamento: “Mi pregio inviarLe la prima copia del nostro Bollettino contenente un estratto relativo ai documento inerenti la “Dogana delle Pecore in Puglia” con riferimento specifico sul “Piano delle Fosse di Cerignola. Il Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna” si propone di pubblicare nel nostro Bollettino documenti, atti, notizie riguardanti il passato della nostra città. Come Ella stessa avrà modo di osservare si tratta di una documentazione inedita e specifica che potrà servire come base per uno studio organico di un periodo o località del nostro a Cordiali saluti — firmato — Il Presidente, Prof Matteo Stuppiello” (ARCHIVIO CENTRO STUDI E RICERCHE “TORRE ALEMANNA” — fascicolo anno 1981). Erano gli anni a partire dal 1978 quado avevamo già suscitato in sede pubblica il problema della Conoscenza storica, della Difesa e della Valorizzazione dell’intero Piano delle Fosse granarie e quindi la richiesta di Vincolo tutelativo da noi inoltrata il 31 luglio 1978 alla Soprintendenza per i Beni AA.AA.AA.SS. della Puglia (Bari) e il conseguente ottenimento del D.M. 5 luglio 1982. Una ulteriore diffusione del Documento d’archivio si ebbe con la pubblicazione: M. STUPPIELLO, Le Fosse. Studio sistematico sulle fosse granarie di Cerignola, ciclostilato in proprio a cura del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, Cerignola 8 settembre 1981. Il Testo alle pagine 34-35, il Disegno nella Tav. II e la Mostra foto-documentale “Le Fosse Granarie, storia, civiltà, difesa” allestita a cura del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna” in Corso Roma (oggi Aldo Moro) antistante il muro di cinta del Convento dei PP. Cappuccini (oggi prospetto dell’Oasi Francescana) il 7-8-9 settembre 1981 nei giorni delle Feste Patronali. Mi piace ricordare che l’amico compianto Arch. Ugo Jarussi di Foggia mi onorò di una sua visita a casa perché stava curando un suo intervento scritto sulle Fosse in Capitanata e mi chiedeva materiale e notizie che prontamente misi a sua disposizione. In seguito ritornò a casa portandomi le bozze e una copia in omaggio del suo scritto: U. JARUSSI, Le fosse da grano ed i mercati granari in Capitanata, in AA.VV., GARGANO STUDI – Rivista del Centro Studi Garganici, Anno settimo – Gennaio- Dicembre 1984, Foggia. A pagina 12 dà esplicito merito a noi di aver salvato, con il Vincolo, il Piano delle Fosse di Cerignola e a pagina 9 riporta il Disegno del Documento in oggetto da me passato in fotocopia. Da MATTEO STUPPIELLO, Apprezzo della Città di Cerignola 1672, San Ferdinando di Puglia, Tipolitografia “Miulli”, 2005, terza di Copertina
4 – La Foto è tratta da MICHELE MAGNO, La Capitanata dalla pastorizia al capitalismo agrario (1400-1900) – Tipografia Salemi, Roma, 1975 – La Fotografia riproduce il disegno di una delle 23 Locazioni della Reggia Dogana delle pecore, nell'”Atlante” di Antonio Michele (ARCHIVIO DI STATO DI FOGGIA – Dogana delle pecore, serie II).

5 – La Foto è tratta da MICHELE MAGNO, La Capitanata dalla pastorizia al capitalismo agrario (1400-1900) – Tipografia Salemi, Roma, 1975 – La Fotografia riproduce il disegno di una delle 23 Locazioni della Reggia Dogana delle pecore, nell'”Atlante” di Antonio Michele (ARCHIVIO DI STATO DI FOGGIA – Dogana delle pecore, serie II) – Particolare.
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