UN FURTO NEL MONASTERO DI SANTA CATERINA A CERIGNOLA NEL 1606

Un fatto di cronaca analizzato e scandagliato scientificamente porta alla luce nomi, personaggi, date, fatti e soprattutto riferimenti strutturali della piccola CIRIGNOLA del 1606 (1) che contava circa 1.000 abitanti.

E’ un furto clamoroso che investe tutta la piccola comunità urbana. Nel 1606, nel mese di gennaio, viene perpetrato un furto nel Monastero di Santa Caterina o di Sant’Agostino (2) nella TERRA VECCHIA, nella piccola CIRIGNOLA. E’ stato rubato da una “cascia”, una notevole quantità di “panni”, “denari” ed “altra roba”. La “CASCIA” era custodita nel Monastero suddetto ed apparteneva a “gio(vanni) Vincenzo Crema di detta Terra”, probabilmente mercante. Viene subito incolpato Palamone di Palamone di circa 28 anni. Viene imprigionato nelle “carcere Duchali di detta Terra” ed esattamente nel Castello.

Si dette inizio ad un PROCESSO che durò quasi tutto il 1606. L’incartamento conta 67 fogli non sempre agili e chiari nella lettura. Un processo ben documentato, testimoniato da numerosi verbali di testimonianze con una ricca serie di persone e nomi molto noti della Chiesa del tempo, come ad esempio sacerdoti.

Siccome il furto fu consumato nel Convento di Santa Caterina dei Padri Agostiniani, tra l’altro a pochi passi dalla Chiesa Maggiore di San Pietro Apostolo, la Chiesa Madre, entrava di diritto all’Arciprete Nullius ad istruirlo. L’ARCIPRETE  era D. GIOVANNI GIACOMO DE MARTINIS che firmava tutti i documenti relativi al Processo. D. Giovanni Giacomo de Martinis è stato un ARCIPRETE o meglio l’ARCIPRETE  dotto,  intransigente, energico e saggio che seppe reggere in modo impeccabile la Sua CHIESA NULLIUS dal 1593 al 1622(3).

Ma torniamo alla cronaca. Il Palamone fu messo alla tortura e confessò facendo i nomi dei suoi complici: “Marc’Antonio Acquaviva”, ”D. Giovanni Pietro Acquaviva”, “Gio(vanni) Ungaro”, “frà Agostino Costa”, “Donno Gio(vanni) Pietro agniello”, “marc’Antonio agnello”, “Gio(vanni) Donato Scallato”, “Vincenzo corbo”, “Thomaso di Cipriano”, “Nardo Coccia alias frà nardo”. Per la verità un gruppo veramente numeroso perché potesse corrispondere a verità. Ci chiediamo come mai fece tanti nomi.  E poi ritrattò, facendo cadere l’intera colpa solo di lui ? Ma veniamo ai documenti.

Riportiamo il documento più significativo della vicenda complicata: “In ii augusti 1606 Cirig(nol)a […] /  In publico test(amen)to costituito avante di me D. Gio(vanni) Camillo d’Alessio No(tar)o Ap(ostoli)co sacerdote e confessore ordi(nari)o della Maggior Chiesa di S(an)to Piet(r)o di questa t(er)ra della Cirignola Palamone di Palamone, et à sua istanza richiesto mi sono conferito una co(n) li n(os)tri  testimoni nel Castello di detta t(er)ra ove alla porta delle Cancelle d’esso solutis vinculis et catenis, quale di sua spontanea voluntà, non sedutto, ne pregato, ne remunerato ma sola(men)te per disgravio di sua coscienza Declara ch’essendo stato più volte acramente tormentato e crede indebitamente cu(m) i(usti)tia per certo p(re)tenso furto, et interrogato s’havesse fatto altri furti per l’acri tormenti che mi diedero fui forzato c(on)fessare et nominare alcuni della Cirignola innocenti: et tra l’altri hò nominato Marc’Antonio  Acquaviva, Gio(vanni) Ungaro, frà Agostino et altri al furto delli panni di Vincenzo Crema, anzi in detto furto essendo io test(imon)io mi feci prencipale, dove veramente no(n) intervennero ne furono partecipi ne complici p(resen)ti in detto furto ut sopra in(di)cati  pensandome di dare sodisfattione alla Corte che con questo mhvessero liberato ne  mhaviano promesso, essendone anco stato p(a)gato et istrutto da altri a’ dire e nominare li p(rede)tti che a me haveriano cacciato esendo, e libero d’ogni fastidii: e sotto queste et a lore offerte spera(n)do essere liberato, (come m’havevano promesso)  li confessai: Hora  per sgravio di mia coscienza poiche non ho possuto conseguire l’assolut(io)ne dal mio padre confessore in questo Santo Giubileo, p(er)  no(n) morire in disgratia di Dio N(ostro) S(ignore) faccio la p(rese)nte Declarattione, la quale voglio che vaglia in ogni meglior Modo che si potrà per beneficio dell’Anima mia, e a sgravio delli p(rede)tti nominati, ed inculpati indebitamente et accio mi possa con più deduttione comunicare con l’Anima netta, et pura, hò fatto la p(rese)nte declarattione oggi li 14 di luglio 1606 –  presenti Camillo Cicella, Gio(vanni) Ja(com)o tartaro, Gio(vanni) ge(ronim)o Branchella, Diama(n)te Taccoya, Paladino di Paladino, leonar(d)o Cicchetto, Nuntio Campo, Marino Marciano, Pomponio Caraccioli : io fra Thomaso di Barletta Priore suo confessore: io Nuntio campa p(re)sente me il p(redet)to Palamone hà fatta la p(rede)tta Declarattione: io Camillo Cicella so(no) stato p(rese)nte alla sopra detta scolpatione fatta  p(er)  Palamone: io Gio(vanni) ge(roni)mo Banchella so(no) stato p(rese)nte alla so(pradet)ta  sculpattione fatta p(er) Palamone di Palamone: io Paladino di Paladino fui p(rese)nte: io Diamante taccoia fui p(rese)nte: io Gio(vanni) Ja(com)o tartaro fui p(rese)nte: io Marino Marciano fui p(rese)nte———————————————————————-faccio fede io D. Gio(vanni) Camillo d’Alessio della Cirignola N(otaro) Apo(stoli)co qual è oggi 14 di Luglio 1606 à richiesta di Palamone di Palamone sono conferito nelle carceri Duchali di detta t(er)ra dove hò trovato il R(everendo) fra Thomaso di Barletta che confessava il p(rede)tto Palamone et essendo accostato nelle dette Carcere mhà fatto scrivere la retroscritta Decalaratione ut s(o)p(ra) et così dopò haverla io scritta hà voluto che shavesse letta in p(rese)ntia di più testii dove legendola in p(rese)ntia delli so(pr)a scritti nella Dichiara(tio)ne cossì di mia propria mano come anco scritti di loro proprie mani ut facent et in p(rese)ntia del supradetto fra Thomaso suo confessore hò letto la ret(roscri)tta declarattione ed in fede di chi spetta lhò scritto la p(rese)nte di mia propria mano qual’ è signata del mio solito segno – locus signis”.

L’ATTUARIO di questo processo fu il NOTAIO APOSTOLICO D. GIOVANNI  CAMILLO DE ALESSIO, sarà dal 1637 al 1643 ARCIPRETE NULLIUS (4) della Chiesa di Cerignola. D. Giovanni Giacomo de Martinis aveva nel suo Archipresbiterato strutturato la sua Chiesa in una gerarchia solida e stringente; ben quattro erano i “Notari Apostolici e mastro d’atti”: D. Giuseppe Farruso, D. Berardino Giordano, D. Giovanni Camillo d’Alessio e D. Giovanni Camillo Fusco; era tutto sotto controllo. Questi quattro NOTAI APOSTOLICI ed ATTUARI facevano parte della “Corte Archipresbiteriale”.

Questo furto creò un turbine di fuoco perché il ladro PALAMONE di PALAMONE di Cerignola fece i nomi in più riprese di diversi personaggi compreso sacerdoti e un frate Agostiniano quali fiancheggiatori alla operazione fraudolenta.

Abbiamo riportato uno dei  documenti più significativi di facile lettura e di non difficile interpretazione. A noi sembra che questa riunione nelle CARCERI del CASTELLO di Cerignola, per la numerosa presenza delle persone e delle cariche che rivestivano, erano convenute lì per assistere alla DICHIARAZIONE “spontanea”, si legge, rilasciata da Palamone di Palamone, unico responsabile del furto. Ma questo è avvenuto dopo torture e negazione del sacramento della confessione. Il tutto ci porta a  pensare: una “SANTA INQUISIZIONE” ?

Bibliografia e note

  • ARCHIVIO SEGRETO VATICANO – CONGRE. EPISCOPALE POSIZ. 1606. Ringrazio l’amico Prof. Roberto Cipriani che sin dagli inizi degli anni ’70 mi aveva permesso di  effettuare una riproduzione in fotocopia dell’intero documento da lui rintracciato nell’Archivio Segreto Vaticano.
  • TEODORO KIRIATTI, Memorie Istoriche di Cerignola, Napoli, 1785. Alla pagina  143, alla nota (a) leggiamo quanto segue: “(a) Per notizia che trovo registrato nell’Orbe Agostiniano del P. Agostino Lubin Corografia del Re Cristianissimo, non solo è da credersi, che il Convento de’ P.P. Agostiniani di Cerignola sia il primo di questa Provincia della Puglia, ma tra’ primi ancora di quest’Ordine, riguardandosi il tempo della sua istituzione: Ciconiola, Cirignola Urbs Capitanata super collem sita, nullius Diecaesis. sed in Archipresbiteratu suo S. Sede immediate. Ecclesia Conventus registrata anno 1476, sed antiquiorest, cum sit caput Provincia, eique S. Catherina nomen dederit in costitut. Liconioclensi.”.
  • LUIGI CONTE (Sacerdote), Memorie filologiche sull’antichità della Chiesa di Cerignola precedute da un breve cenno storico topografico genealogico della stessa Città, Napoli, 1857. A p. leggiamo “ – 1593 – /GIO: GIACOMO DE MARTINIS / Gio: Giacomo De Martinis, Arciprete benemerito della nostra Chiesa, dottore in Dritto. Questi si recò ad limita Apostolorum per la dovuta obbedienza al sommo Gerarca. Ebbe il cordoglio, che durante il suo regime l’Arcivescovo di Trani esercitò la giurisdizione spirituale sulla Regia Chiesa di Tressanti. Ripieno di santo zelo, emanò molti editti di scomunica contro i pubblici usurai e scandalosi, come si raccoglie da un’antica memoria, che si serba nello studio del rev. Canonico D. Matteo Petrolla.”, p. 68: “ – 1637 – / GIO: CAMILLO DE ALESSIO / Gio: Camillo de Alessio, Sacerdote Capitolare fu nel suo regime di Arciprete debole, ma di gran cuore, per cui vi furono due successivi Vicari Apostolici, per maneggi dell’Abate Martinelli”.

Cerignola, 3 ottobre 2016                                                Matteo Stuppiello

Cerignola – Rione Terra Vecchia – Chiesa e Convento di Santa Caterina o Sant’Agostino (secc. XV-XVIII) – Foto Matteo Stuppiello 22.9.1970

Cerignola – Rione Terra Vecchia – Chiesa e Convento di Santa Caterina o Sant’Agostino (secc. XV-XVIII) – Particolare – Il Portale d’ingresso al Convento – Foto Matteo Stuppiello 22.9.1970

Cerignola – Rione Terra Vecchia – Convento di Santa Caterina o Sant’Agostino (secc. XV-XVIII) – La struttura muraria fatiscente – Foto Matteo Stuppiello 22.9.1970

Stampa questo articolo