Ora passiamo alla descrizione della CHIESA e dei FABBRICATI sulla scorta del mio primo sopralluogo effettuato nel lontano 16 marzo 1974 con relativa documentazione FOTOGRAFICA in bianco-nero (1), che ivi viene pubblicata per la prima volta.
LA CHIESA
La CHIESA è intitolata al Glorioso SAN MICHELE ARCANGELO, così come indicatomi dai residenti e da alcuni componenti della Famiglia Monaco di Stornarella, proprietari della CHIESA e parte della Masseria, che ringrazio vivamente e che gentilmente vollero accompagnarmi nel vedere la Chiesa e, altresì, autorizzarmi a fotografare e a pubblicare. A tutt’oggi, purtroppo, non ho rintracciato nessun documento che attesti e confermi la dedicazione all’Arcangelo MICHELE della suddetta chiesa.
La descrizione che mi accingo ad espletare è resa possibile dall’ausilio delle fotografie in bianco-nero scattate durante il mio primo sopralluogo, il 16 marzo del 1974. Al mattino di buon’ora, “armato” di macchina fotografica, carta, penna biro e matita, tutto gelosamente deposto nella “tasca” di tela color verde militare a tracolla, partii in sella alla GILERA 125 di mio padre MICHELE, che ancora custodisco, percorrendo la Strada Vicinale – Torretta-Lagnano. Ebbi modo, ancor prima di questa trasferta, di dedicarmi allo studio organizzativo delle PLANIMETRIE,acquistate dal fotografo PAOLO DILEO, mio amico e di mio padre, presso lo Studio Fotografico sito in Via / CAP. RAIMONDO PECE”, n. 4. Grazie a queste carte e alle notizie e informazioni ottenute da persone anziane che conoscevo, mi addentrai, sempre più, in un campo di ricerca molto affascinante.
Tale attività rientrava in uno studio continuo che, con entusiasmo, portavo avanti per la conoscenza del TERRITORIO e su altra qualsiasi emergenza architettonica in essa presente, già da diversi anni, alla fine degli anni ‘60. Mi affascinavano, fra l’altro, le MASSERIE, le CHIESE CAMPESTRI e varie STRUTTURE in MURATURA, ancora presenti, come i MURI di CINTA, i RECINTI per animali (cavalli, bovini, pecore, capre, suini, animali da cortili), i POZZI, le piccole EDICOLE votive costruite ai lati delle strade ancora sterrate, i CIPPI litici con date, NOMI, STEMMI, i LUNGHI MURI a SECCO (Macere) costruiti con grosse SCAGLIE di CARBONATO di CALCIO (“KRUSTE”), cavate dal sottosuolo, TRULLI, CANTINE, MAGAZZINI, RICOVERI per attrezzi, MACCHINE AGRICOLE, STALLE, FOSSE GRANARIE prospicienti gli amplissimi slarghi antistanti i FABBRICATI delle MASSERIE, la VEGETAZIONE con alberi SECOLARI, campi di GRANO, Vigneti, Oliveti, Frutteti, PARCHI, VIALI alberati, ecc. Sorgenti come “L’AKUA ZUMP(E)LLANT(E)”, posta sulla strada per Manfredonia, “LA FUND(E)N(E) DU VOUV(E)” sulla Strada di Melfi e tanto altro. Una infinita RICCHEZZA! Oggi, non più considerata tale e, purtroppo, in molti casi, andata persa!!! Lo SCEMPIO, la DEVASTAZIONE, il SACCHEGGIO, l’ABBANDONO e, ancora peggio, l’INDIFFERENZA sono le cause. Una paurosa SOLITUDINE dei LUOGHI e l’OBLIO.
DESCRIZIONE ESTERNA
La costruzione risulta essere molto sobria sotto l’aspetto architettonico, mutuando la classica tipologia del secolo XVIII come altre CHIESE CAMPESTRI presenti nel nostro agro; un esempio, la CHIESA di SAN CASIMIRO RE di POLONIA costruita, nel 1785, dal nostro FEUDATARIO CASIMIRO PIGNATELLI in contrada “LE TORRI DUCALI”. La semplicità architettonica della CHIESA campestre, sia esterna che interna, come si può ben notare, è davvero disarmante, ma, allo stesso tempo, sprigiona tanta bellezza, armonia e pace interiore. La bellezza documentale ci permette di farci “viaggiare”, con la mente, a ritroso nel tempo quando il complesso era in pieno periodo di utilizzo religioso sia per i residenti che per chi transitava e sostava.

ANALISI DEL PROSPETTO COME DA FOTO
Il PROSPETTO si presenta in buone condizioni, nonostante il perdurare del TEMPO. Lo stesso risulta essere diviso in due parti, inferiore e superiore. La parte inferiore è più alta rispetto a quella superiore; le due parti risultano separate da una piccola CORNICETTA di poco aggettante, costituita da mattoni in cotto e collocati, in piano, in un unico filare.
La PRIMA PARTE presenta lo spigolo sinistro, guardando il prospetto, rinforzato da elementi litici in pietra dura di TRANI. Le pareti esterne dei suddetti elementi litici, i CONCI, risultano lavorati a BUGNATO. Questi elementi litici avevano due funzioni ben precise ovvero andavano sia a RINFORZARE che a DECORARE gli SPIGOLI esterni degli edifici. Infatti, i CONCI, venivano lavorati, squadrati e collocati, partendo dalla base. Risultano essere in numero di cinque, nel nostro caso, disposti uno sull’altro, giustapposti con un minimo di malta. I cinque elementi litici arrivano fino all’altezza della breve cortina (zoccolatura), rivestita da filari di mattoni piatti e rettangolari in cotto, fino ad arrivare allo STIPITE sinistro dell’ingresso. Similare è la parte che si presenta a destra. Anche se per via di materiale di legno appoggiato alla parete non ci dà la possibilità di poter esaminare la corrispondenza, ma crediamo sia identica. Sulla cortina di MATTONI in COTTO, si nota in alcuni punti, per caduta di intonaco, la muratura costituita da PIETRA CROSTA CARBONATICA con spessore di circa 90 cm.
Al centro vi è l’unico INGRESSO. Una soglia litica di alcuni centimetri crea un dislivello rispetto all’ampio sagrato in terra battuta. Robusti e ben squadrati sono gli STIPITI LITICI che, in più elementi, si stagliano fino ad arrivare alla zona di mezzeria della parte superiore. L’ARCHITRAVE, poggiato sugli STIPITI, risulta più largo sul fronte a cospetto degli stipiti.
Il suddetto ARCHITRAVE recava al centro e infisso, spostato verso la parte superiore, un robusto CHIODO sagomato ad U al fine di reggere, sicuramente, lo STEMMA ARALDICO in PIETRA della NOBILE FAMIGLIA proprietaria della nota MASSERIA da CAMPO “GARGANO”.
Ritengo che la lignea PORTA d’ingresso, come da foto, sia quella originaria. Nonostante il tempo, risulta in buone condizioni. Le due ANTE presentano, per ognuna, TRE PANNELLI, molto semplici. È dotata, per la chiusura, di una serratura con la TOPPA esterna, protetta dalla mascherina metallica. Da notarsi, all’esterno dell’anta di destra, per chi guarda, il pezzo di legno, molto in uso nel passato, la cosiddetta “TARENGUL(E)” che veniva usato per chiudere la porta in maniera semplice e sbrigativa. Probabilmente, la motivazione di tale presenza lignea è da legare allo smarrimento della chiave originaria. Ancor di più, per maggiore sicurezza e, dunque, rafforzare la chiusura del portone era stato posto un vero e proprio CHIAVISTELLO in ferro. L’ingresso risulta arricchito da una artistica cornice aggettante in pietra, polimodanata; purtroppo, è presente una fenditura, da parte a parte, nella quasi zona di mezzeria. L’artistica cornice LITICA continua sui lati, andando a formare, al centro, un triangolo “SPEZZATO”. L’interno è costituito dal TIMPANO che presenta un grande punto luce, la FINESTRA, coperta, all’esterno, da un telaio con zanzariera che impedisce la visione di altri eventuali elementi litici. Ancor più sopra, sempre al centro e in asse con la finestra rettangolare, vi è un altro bel punto luce, una finestra circolare, coperta in parte da quattro piccole assi di legno di cui uno verticale e gli altri, inchiodati, in orizzontale quasi a voler occultare e filtrare, in parte, la luce. Questa parte del PROSPETTO risulta decorato da elementi litici in TUFO CARPARO, evidentemente, in seguito, intonacati. Le due LESENE, di destra e di sinistra, di poco aggettanti, a mo’ di pilastri, dopo l’interruzione dovuta alla cornicetta in mattoni in cotto rettangolari che separa la parte inferiore dalla superiore, continuano fino ad arrivare al CORNICIONE, molto aggettante e decorativamente molto caratteristico in quanto polimodanato, che gira sia sul lato destro che sul lato sinistro. Aggiungo che le due LESENE, una volta giunte nella parte superiore, costituiscono una fascia completa, da parte a parte. Superato il cornicione LITICO, si nota una fila di COPPI posti l’uno accanto all’altro, sia a protezione del cornicione dalla pioggia che per ragioni decorative. Superata questa parte, notiamo, in bella vista, tre VALIDISSIMI DECORATIVI di cui uno NOTEVOLMENTE FUNZIONALE. Agli estremi, a sovrastare il CORNICIONE, risultano esserci due ELEMENTI decorativi in muratura quasi a voler imitare la PIRAMIDE; geometricamente, sembrerebbero due coni con la punta troncata. Al CENTRO dell’intero prospetto, invece, si erge la BELLA e ARTISTICA CELLA CAMPANARIA a VELA, in muratura massiccia, costituita da elementi litici in TUFO CARPARO. Lo stile sobrio rimanda al BAROCCO, molto stilizzato. Alla base dei due PILASTRI polimodanati, all’esterno e alla base dei due lati, vi è una VOLUTA LITICA in TUFO che va ad arricchire, in modo decorativo, l’intera STRUTTURA. La medesima CELLA CAMPANARIA, nella parte superiore, presenta una CORNICE DI CORONAMENTO, polimodanata, sempre in TUFO CARPARO terminante al CENTRO formando un triangolo svettante; alla base di questo, si nota, solo sul lato destro, per chi guarda, un solo elemento superstite in Tufo di forma tondeggiante, mentre, sul lato sinistro, probabilmente, è andato perduto. La parte sommitale del TRIANGOLO è sormontata da una esile CROCE in ferro. Manca la CAMPANA.

Passando al lato esterno destro, è possibile notare il prosieguo della struttura con il muro di un fabbricato, a piano terra, che si presenta aderente alla muratura della Chiesa con un primo ingresso modificato e, poi, sicuramente, un successivo ingresso. Guardando il lato sinistra della Chiesa, invece, risulta essere libero per tutta l’intera parete costituente la navata. Si nota la copertura in muratura costituita da tegole, i COPPI. A seguire, vi è la presenza di un fabbricato con ingresso. Colpisce un particolare! Agli inizi della muratura, sul lato sinistro, appena girato il prospetto della Chiesa, si notano due grandi elementi LITICI murati, squadrati e di forma rettangolare con un grande foro centrale di forma quadrata. Probabilmente, venivano utilizzati come supporto di inserimento per grandi travi che andavano a costituire l’accesso ad un eventuale recinto. Inoltre, possiamo notare, la parte superiore della CHIESA, già descritta, che costituisce una QUINTA decorativa con la BELLA CELLA CAMPANARIA.
L’INTERNO




L’INTERNO, molto AMPIO, risultava essere in buone condizioni. Lo utilizzavano come magazzino.Unambiente pervaso dal riflettente BIANCO di CALCE come un GUSCIO d’UOVO. Un unico vasto spazio ovvero una NAVATA, caratteristica delle nostre belle CHIESE CAMPESTRI che ispiravano RACCOGLIMENTO, PREGHIERA, MEDITAZIONE ai numerosi abitanti cerignolani che vivevano da più generazioni e ai migranti, venuti da paesi più distanti, che vivevano nelle MASSERIE da CAMPO, CASOLARI per svolgere le numerose mansioni dedite all’agricoltura. Due AMPIE e IMPONENTI CAMPATE articolano l’interno originantesi da SEI SOLIDI PILASTRI, in muratura, TRE sulla destra e tre sulla sinistra. I pilastri costituiscono le BASI delle due VOLTE, sempre in muratura, costituite, a loro volta, da QUATTRO PERFETTE VELE, per ogni CAMPATA. È uno SPETTACOLO che affascina per la PERFEZIONE d’insieme. Nella prima CAMPATA, appena varcato l’ingresso, nella prima VELA della VOLTA notiamo un POZZO LUCE nella muratura, di forma circolare, avente doppia funzione: dare luce all’interno e dare passaggio alla FUNE atta a suonare la CAMPANA. Sulla stessa parte, varcato l’ingresso, nella zona superiore vi è l’ampia finestra con il suo telaio e ante in LEGNO. Inoltre, sulla stessa parete sono murate, sia a destra che a sinistra, due ACQUASANTIERE in PIETRA compatta di TRANI, una per parte. Proseguendo, seguiamo la parete di DESTRA, nella prima campata. Al centro si nota una TOMPAGNATURA molto ampia in muratura, molto estesa, ad interessare quasi tutta la parete. I proprietari, che mi hanno dato la possibilità di entrare in Chiesa ed effettuare le fotografie, mi raccontarono, sostando proprio davanti alla suddetta tompagnatura, essendo loro venuti a conoscenza, che ivi era una TOMBA a muro e che, a causa della insistita forte umidità, tutta la struttura muraria della medesima tomba era collassata, cadendo rovinosamente sul pavimento. La lapide ebbe a frantumarsi, la struttura. in muratura, cadde rovinosamente unitamente alla bara con l’inumato e un antico fucile. Fu subito ripristinata la muratura, corrispondente all’attuale tompagnatura come è possibile vedere dalla foto . Purtroppo, non seppero dirmi altro sulle generalità del defunto e se vi era una iscrizione, uno stemma e, forse, a rilievo, una erma in marmo del personaggio.
Sulla parete di sinistra risultano murate tre ISCRIZIONI litiche:
– LA PRIMA –
D(eo) O(ptimo) M(aximo) (2)
ANTONIO GARGANO NACCARELLO
E(t) DVRAZZANI(s) PRINCIPIBVS
HVIVS LANIANI FEVDI
DOMINO,
[1]SUPVNTINO AVERSANO Q(uirino)
PATRICIO,
PIETATIS CVLTORI
EXIMIO,
HIC EXTEMPORANEA MORTE
EREPTO,
ET CARNIS RESVRRECTIONEM
EXPECTANTI,
FABIVS GARGANVS NACCARELLVS
GERMANVS FRATER, ET HOERES
IN SVI AMORIS DOLORISQ(ue)
MONVMENTVM
POSVIT.
ANNO D(omi)NI M DCC LVI
A Dio Ottimo Massimo.
Ad Antonio Gargano Naccarello
al più illustre dei Durazzano,
al signore, di questo feudo di Laniano,
al patrizio (nobile) e iscritto alla tribù Quirina di Sessa Aurunca[1],
cultore insigne di pietà,
strappato qui da morte prematura,
e nell’attesa della risurrezione della carne,
Fabio Gargano Naccarello,
fratello germano, ed erede
in segno del suo amore e dolore
pose questo monumento.
Nell’anno del Signore 1756.
[1] – Supuntino Aversano si riferisce ad una città della Campania, Sessa Aurunca. “SVpuntino” è un’antica variante di “Sessano”. “Aversano” deriva dal nome romano della città, Suessa Aurunca. Antonio Gargano Naccarello era un nobile (patrizio) originario di Sessa Aurunca e iscritto alla tribù Quirina di quella città. Sessa Aurunca, con la sua ricca storia che risale all’epoca romana, era un centro importante nella regione Campania.

– LA SECONDA –

– LA TERZA –

D(eo) O(ptimo) M(aximo)
SEPULCHRALEM HANC URNAM
IN QUA QUIESCUNT CINERES
CANDIDAE NACCARELLAE CAPICIAE
MARCHIONIS MIRABELLAE
FILIAE
DONATI ANTONIJ GARGANI
E PRINCIPIBUS DURAZZANI
HUJUS FEUDI DOMINI
UXORIS
HIC EXTREMO FATO PEREMPTAE
DIE NONA M(EN)SIS ABR(I)LIS AN(NO) MDCCLVI
OCTUAGESIMO QUINTU PERAGENTIS AN(N)U(M)
FABIUS GARGANUS
EJUS UNICUS SUPERSTES FILIUS
TANTAE MATRIS JACTURA DEFLES
MARMOREO HOC LAPIDE
EXORNAUIT
ANNO SAL(utis) HUM(anae) MDCCLXVI
A Dio Ottimo Massimo.
Questa urna sepolcrale
nella quale riposano le ceneri
della candida Naccarella Capicia,
della figlia del marchese di Mirabella,
moglie di Donato Antonio Gargano,
del signore di questo feudo
e tra i più illustri dei Durazzano
Qui, colpita dall’estremo fato,
il nono giorno del mese di aprile nell’anno 1756,
compiendo l’ottantacinquesimo anno,
Fabio Gargano, suo unico figlio superstite,
afflitto da così grande perdita della madre,
ornò questo sepolcro di marmo.
Nell’anno della Salvezza Umana 1766.
Nella seconda campata le pareti non presentano nulla da descrivere. Però voglio evidenziare, prima di passare nella seconda CAMPATA la VOLTA presenta nella VELA CENTRALE un secondo POZZO LUCE, se non ricordo male tutti e due risultavano murati dall’esterno del tetto.
L’ALTARE

In fondo all’ampia NAVATA vi è l’unico ALTARE realizzato in MARMO policromo. A mio avviso, ritengo che doveva esserci un precedente altare, forse in legno dorato e dipinto o in pietra tenera del GARGANO, come riscontrato in altre Chiese campestri del nostro agro ad esempio: contrada CERINA nella Chiesa San Michele Arcangelo; contrada “LE TORRI DUCALI”, la Chiesa di San Casimiro Re, ed altre. L’ALTARE, nel suo STILE rimanda come datazione alla fine ottocento ed è riscontrabile in alcune nostre Chiese urbane. La PREDELLA in marmo grigio venato, realizzata in una unica lastra. Il PALIOTTO presenta una decorazione ad intarsio marmoreo policromo geometrico. Al centro una CROCE, realizzata ad intarsio, dal centro originano quattro fasci di raggi, incisi nel marmo, per parte, più lunghi dei bracci della CROCE stessa. I due CANTONALI ripropongono il motivo geometrico ad intarsio di tutto l’altare. Nella parte superiore vi è la MENSA, mentre posteriormente ad essa vi è l’unico REGISTRO abbastanza largo in altezza, sul fronte ripete la decorazione geometrica ad intarsio marmoreo e termina sia a destra che a sinistra con la BELLA VOLUTA CAPIALTARE. Al centro del REGISTRO vi è il CIBORIO dove si ripete, su di esso, la decorazione geometrica ad intarsio. La PORTICINA, in metallo evidenzia il CALICE a sbalzo. Sovrasta il CIBORIO una CROCE in marmo grigio venato. Inoltre su l’unico REGISTRO vi sono quattro PALME (più conosciute come “FRASCHE”) in lamierino lavorato a SBALZO a giorno, due per lato al CIBORIO. Le QUATTRO PALME METALLICHE, uguali, realizzate con il medesimo STAMPO, presentano una ricca serie di FOGLIE composite, enormi ed espanse, grandi FIORI a capolino delle COMPOSITE come i grandi girasoli. Nel passato gli altari venivano adornati, posti sui registri, con FRASCHE che potevano essere realizzate in metallo, come abbiamo scritto o in porcellana con fiori e foglie, più artistiche e costose in corallo, inoltre sul REGISTRO dovevano esserci i CANDELIERI, ma anche RELIQUIARI. Ancora, le quattro PALME METALLICHE terminano con un prolungamento in legno, che funge da peduncolo molto allungato che andava ad inserirsi in un PORTA FRASCHE, anfora metallica, pesante a due ANSE, generalmente dorate.

In alto, sulla parete, in asse con il sottostante ALTARE e CIBORIO, vi è una NICCHIA absidata, probabilmente vi era collocata la statua che raffigurava SAN MICHELE ARCANGELO. Mi piace pensare che il SANTO TITOLARE della CHIESA sia stato l’ARCANGELO MICHELE del MONTE GARGANO, rispecchia in pieno il cognome della nobile Famiglia GARGANO, proprietaria del FEUDO di LAGNANO. Ma andiamo avanti nella descrizione. Si può notare molto bene che la nicchia era protetta da una CORNICE lignea, molto ampia. Sempre ai lati estremi della fascia lignea della cornice sono rimasti in sede, infissi nel muro, due grossi chiodi ad elle; forse fissavano la suddetta cornice al muro o più probabile reggevano una base MENSOLA, lignea, per appoggiare elementi decorativi e devozionali.

La parete dove è murato l’ALTARE vi sono due grandi aperture nella muratura: due STIPI, appunto a MURO. Per chi guarda, quello a sinistra, risulta murato; quello a destra superstite, simmetrico al precedente. Questi due STIPI a MURO servivano per riporre tutto l’arredo sacro, penso in uno per le PIANETE, CASULE, PIAVIALI, CAMICI ed altri paramenti sacri, nonché tovaglie; nell’altro gli oggetti sacri per la Messa e funzioni religiose, oltre che gli arredi per l’ALTARE: CARTA GLORIA, LEGGIO, CANDELIERI, FRASCHE, INCENSIERE, NAVETTA, CALICI, PISSIDE, PORTAOSTIE, MESSALI, VANGELO, piccolo CAMPANELLO ed altro. Sempre restando sullo STIPO superstite una artistica porta lignea lo chiude. L’ampia porta lignea di MOGANO, la considero di pregio. Presenta una bella CORNICE molto spessa, lavorata in un FASCIA che reca la parte esterna polimodanata, nell’interno una fascia ben lavorata a punte di diamante. Le due ANTE ricalcano la decorazione con una CORNICE a rilievo polimodanata la quale circonda ben QUATTRO PANNELLI, per ANTA, posti in VERTICALE, a loro volta ogni PANNELLO risulta realizzato da quattro elementi lignei, a loro volta sopra questi, recano giustapposi sopra come elemento decorativo a rilievo, a motivo geometrico, il ROMBO avente il diametro maggiore in VERTICALE e in ASSE tra di loro. Tutto ciò che costituisce il fondo delle ANTE nei suoi PANNELLI, risulta decorato con la tecnica della IMPIALLACCIATURA. I sottilissimi fogli di legno pregiato, il MOGANO color marrone scuro, venivano accostati fra di loro e volutamente orientati in modo tale che le VENATURE, parallele fra di loro, venivano a realizzare il DISEGNO a ROMBO, disponendo le NERVATURE LIGNEE più chiare e più scure in modo alterno.
Non ricordo se il PAVIMENTO fosse in MATTONI in COTTO d’argilla, ma mi sembra molto probabile.
Cerignola, 11 gennaio 2026 Matteo Stuppiello
Note
(1) – Le foto effettuate dallo scrivente nel primo sopralluogo del 16.03.1974.
(2)-(3) – Le trascrizioni e le traduzioni sono della compianta Prof.ssa GIUSTINA SPECCHIO, Socia delle nostre Istituzioni Culturali.
