In questa quarta parte prenderemo in considerazione le VETUSTE ed affascinanti COSTRUZIONI contraddistinte da un fascino composto da SEMPLICITA’ e ORIGINALITA’. Queste sono pervenute a noi, sigillate dallo scorrere inesorabile di più SECOLI. Sono costruzioni in muratura dove l’elemento materico predominante è la “CRUSTA”, SCAGLIE di pietra crosta cavata dal sottosuolo in zona, ovvero di roccia carbonatica ricca di calcio e di magnesio. I fabbricati, come la CHIESA e quelli a lei annessi, già descritti, facevano parte dell’antico FEUDO – MASSERIA di LAGNANO della nobile FAMIGLIA GARGANO e che, nel lontano passato, avevano avuto precise DESTINAZIONI d’ USO.

Il complesso architettonico viene preceduto da un MURO di CINTA con ingresso centrale. Dall’esterno, la CASA PADRONALE si presenta molto lineare e semplice. Segnalo subito la presenza, per chi guarda e osserva con attenzione, sulla sinistra, la presenza di una FOSSA per conservare il GRANO; infatti, l’imboccatura è protetta da QUATTRO CORDOLI in PIETRA e l’apertura circolare è coperta da una GRATA di ferro. Sicuramente, dovevano esserci diverse FOSSE GRANARIE per svariati motivi che andremo a descrivere più avanti. Quasi tutte le MASSERIE erano dotate di ampi slarghi con numerose e capienti FOSSE GRANARIE, ubicate nei pressi dei fabbricati.
Nella immediata visione d’insieme, emerge la parte superiore del fabbricato con due ingressi a sinistra e due finestre sul lato destro per chi guarda, un cornicione polimodanato che si prolunga fino al suo terminare e, sullo sfondo, emergono due COMIGNOLI.
L’INGRESSO della RECINZIONE MURARIA è stato realizzato in tempi recenti. L’ingresso, originariamente, era molto diverso. Infatti, il Sig. FRANCESCO CICCONE, da ora in poi Francesco per noi, visto l’incontro confidenziale, mi volle precisare che fu lui a voler far ricostruire quello nuovo, dopo aver fatto abbattere quello antico. La foto evidenzia la differenza sia nello spessore che nel tipo di muratura con l’originario e superstite MURO di CINTA (quella che gira sul lato destro di chi guarda) che separa la CASA PADRONALE in perfetta aderenza con il MURO della LOCANDA al primo piano e, al piano terra,con la PANETTERIA. Il MURO ORIGINARIO risulta essere realizzato in PIETRA CROSTA, con maggiore spessore, molto più alto e con terminazione a forma CENTINATA. Immaginiamo una RECINZIONE POSSENTE e, inoltre, l’INGRESSO in MURATURA ad ARCO con al CENTRO lo STEMMA in PIETRA TENERA CALCAREA GARGANICA con scolpite le insegne nobiliari della FAMIGLIA GARGANO che Francesco volle recuperare e conservare.
LO STEMMA della FAMIGLIA GARGANO

Questo STEMMA litico, in PIETRA TENERA calcarea del GARGANO, ha caratteristiche e connotazioni in stile BAROCCO. Mi fu donato dal proprietario della MASSERIA, Francesco Ciccone di Stornarella il 03.04.1980 (1), che doverosamente ringrazio, duranteil sopralluogo effettuato con l’amico di famiglia, il compianto MICHELE CARBOTTA (2), unitamente al figlio, il giovane Pompeo, e mio padre Michele (3). Il carissimo Michele Carbotta, agricoltore e proprietario della confinante MASSERIA di FAMIGLIA, fece da tramite per le vicendevoli presentazioni. Il proprietario della Casa Padronale, Francesco, ebbe modo di ricordarsi di me, quando, anni prima, nel 1973, mi recai lì per effettuare le fotografie. Comunque, dopo i primi doverosi convenevoli, ebbe luogo la visita delle costruzioni con i relativi commenti da parte di Francesco. Partimmo proprio dalla Casa Padronale e, commentando il muro di cinta e l’ARCO d’ingresso fatto abbattere, Francesco ebbe modi di ricordarsi di aver conservato lo STEMMA. Se non ricordo male, il suddetto MANUFATTO composto di tre elementi disarticolati era posto sul davanzale interno di una finestra, appena entrati sulla destra, in uno dei locali sottostanti il primo piano, la RIMESSA,che corrispondeva, anticamente, alla PANETTERIA che andrò a descrivere subito dopo. La donazione aveva come unico intento di salvaguardare il bene per evitare il disfacimento dello stesso. Ancora oggi, lo STEMMA litico è in esposizione nella SALA LITOTECA del MUSEO ETNOGRAFICO CERIGNOLANO (1979).

Subito dopo aver attraversato l’ingresso, la visione della COSTRUZIONE MURARIA della CASA PADRONALE è molto più chiara. Vi è un antistante ampio SPAZIO di disimpegno, il CORTILE. Un ampio BALLATOIO esterno, costruito frontalmente, porta al PIANO SUPERIORE attraverso una prima RAMPA di scala costituita da SCALINI in PIETRA CALCAREA COMPATTA di TRANI e da una seconda che gira sulla sinistra e che immette direttamente al BALLATOIO, così si accede ai due INGRESSI.
Per quanto concerne il BALLATOIO, è possibile notare come i due AMPI ARCHI a SESTO RIBASSATO sono realizzati in materiale diverso. Il primo sulla sinistra, per chi guarda, è realizzato in CONCI di TUFO CARPARO di CANOSA di PUGLIA; il secondo, a destra, è costituito da MATTONI in COTTO. Molto particolari sono i due PILASTRI portanti, realizzati in mattoni di cotto; nella parte sommitale di entrambi vi sono due MENSOLE in PIETRA COMPATTA di TRANI laterali che reggono ulteriori LASTRE LITICHE che fungono da MENSOLE AGGETTANTI. La parete del BALLATOIO è realizzata, nella sua CORTINA, con CONCI in TUFO CARPARO in parte soprastante il primo arco, a sinistra, e in MATTONI di COTTO per tutto il resto. È possibile notare che, nella parte retrostante della cortina DECORATIVA,vi è la muratura in scaglie di PIETRA CROSTA. L’ARCO di sinistra, per chi guarda, risulta ostruito da un’altra costruzione, credo più recente e realizzata in muratura fino alla base dell’arco. Questa costruzione, con ingresso di legno sgangherato, credo che immetta in un piccolissimo locale utilizzato come pollaio. Si nota, infatti, una apertura utilizzata come finestra protetta da una lastra di ferro bucata. Ma, sicuramente, tutto lo spazio della sottostante parete dell’arco portava ad un ACCESSO sottostante la CASA PADRONALE. Il secondo accesso, rispettivo del secondo arco, è chiuso da ANTICO PORTONE di legno con due ante e con la caratteristica apertura, piccola circolare, praticata poco prima della base dell’anta di destra. Tale apertura era molto comune nei portoni delle STALLE, anche in città, per far entrare ed uscire i GATTI, data la massiccia presenza dei TOPI. Questa apertura circolare, infatti, veniva chiamata, “u gattar(e)l(e)” – LA GATTAIOLA. Ivi, doveva esserci la STALLA per i cavalli e la carrozza del proprietario. I due INGRESSI del PIANO SUPERIORE sono costituiti da un ARCHITRAVE e STIPITI in PIETRA di Trani, presentando le antiche vetrine. Purtroppo, non c’è stato il tempo utile di poter visitare l’interno dei vari ambienti. Tale evenienza mi sarebbe stato molto utile per una descrizione più accurata, vedendo le varie distribuzioni degli ambienti, il loro uso e lo stile architettonico delle volte.
Terminata la visione esterna della Casa Padronale, prima di passare alle altre costruzioni, il proprietario Francesco, volle informarmi sul fatto che, negli anni ’40, all’interno vi erano molti oggetti Antichi come ARMI, LIBRI, QUADRI (forse voleva riferirsi a TELE) e MOBILI. La proprietaria venne da Napoli a prelevare tutto unitamente alla CAMPANA della CHIESA, a un enorme QUADRO dell’ADDOLORATA, a una statua o forse busto raffigurante un avo della Famiglia GARGANO.
LA PANETTERIA

Prima di passare alla descrizione degli altri fabbricati, voglio porre l’attenzione sulla presenza, probabilmente poco percepibile di chi “legge” ed osserva la fotografia, di un MANUFATTO LIGNEO ormai giacente nel più penoso disfacimento, letteralmente collassato, posto antistante la base del fabbricato. Si tratta di un tradizionale CARRETTO, nell’alto della sua esistenza lavorativa trascorsa fra mille e mille disagi. Lo notiamo disteso, in piano, nei suoi DIVERSI e NUMEROSI elementi LIGNEI e anche METALLICI completamente disarticolati e che, una volta, facevano da collegamento tra di loro conferendosi una forte solidità sino a formare un unico “PEZZO” utilizzato per il trasporto,assemblato con tantissima MAESTRIA e PROFESSIONALITA’ dal MAESTRO CARRADORE (4). A vederlo, suscita amarezza e sgomento per il suo essere abbandonato. Una fine ingloriosa e non meritevole! Immagini e sensazioni negative che restano nonostante siano passati ben 53 anni.
La PANETTERIA risulta costruita aderente alla Casa Padronale, sul lato destro per chi guarda. È una costruzione con un piano terra e un primo piano. La tipologia ARCHITETTONICA, molto semplice, non è altro che il prosieguo della precedente abitazione padronale. L’INGRESSO è stato modificato, presentando un nuovo “portone” “rabberciato”; non sappiamo come poteva essere l’ingresso originario. L’attuale ingresso è stato modificato e adattato per rendere comodo l’ingresso delle auto, dei mezzi meccanici agricoli, degli attrezzi, per essere utilizzato come RIMESSA. In asse, all’ingresso, vi è una finestra rettangolare con sviluppo secondo l’asse maggiore, con piccola SOGLIA di PIETRA, di poco aggettante che termina MODANATA. Sempre sul medesimo prospetto, guardando verso sinistra, si può notare la demolizione, forse, della CANNA FUMARIA esterna, in muratura, che ha lasciato scoperto il muro sottostante in pietra crosta. La canna fumaria originava dall’interno del locale, a piano terra, collegata al FORNO. Inoltre, tra la panetteria e la casa padronale vi è un muro che separa i due ambienti. Si tratta di un muro molto robusto, realizzato in adiacenza dell’antico MURO di CINTA, con gli spigoli anteriori-laterali realizzati in CONCI squadrati in pietra viva compatta di Trani. Risulta sovrastato da un altro muro, costituito da altra tipologia terminante a piano inclinato e a scivolo, probabilmente aggiunto in tempo differente dal precedente.
Il prospetto laterale evidenzia due FINESTRE,avente forma QUADRATA, che corrispondono al piano terra, protette da SOLIDE e ROBUSTE INFERRIATE e tamponate, all’interno, da muratura recente. Ed è proprio sul davanzale interno della prima finestra che risultava poggiato lo STEMMA del quale si è scritto prima. Il primo piano, sul prospetto in alto, presenta un’ampia FINESTRA rettangolare con soglia in pietra aggettante. Sulla parete laterale, sono presenti due BALCONI con le rispettive MENSOLE e INFERRIATE, molto semplici. Sottostanti alle GRANDI MENSOLE,ve ne sono altre due MENSOLE litiche piccole, per balcone, che reggono le due grandi. I locali del piano terra, probabilmente, erano adibiti a PANETTERIA.
Forse vi era un CENTIMOLO, mentre, i locali posti al primo piano, probabilmente, erano utilizzati per il pernottamento delle persone abbienti di passaggio.
TAVERNA RICOVERO

Questo ESTESO, AMPIO e MONUMENTALE locale ci cattura per la bellezza e la semplicità della sua STRUTTURA in PIETRA CROSTA. La VETUSTA bellezza ARCHITETTONICA risulta “imprigionata” e inalterata nella loro morfologia da più secoli. La sua CAPIENZA è un ampio VENTRE. Un ENORME MONUMENTALE INGRESSO che spinge l’osservatore a portare lo sguardo verso l’alto per ammirare la vertiginosa ALTEZZA dell’enorme ARCO CENTINATO AGGETTANTE verso l’esterno, realizzato in CONCI di TUFI del tipo CARPARO di Canosa di Puglia, fino ad arrivare a fermarsi sulle due BASI-MENSOLE BIANCHE in PIETRA di Trani. Il PORTONE ormai mancante, forse LIGNEO,serviva per far transitare CARRI, CARROZZE, CARRETTI, CALESSI ed altri mezzi di locomozione e trasporto per il ricovero notturno di sosta e per la difesa riveniente dall’esterno. Avrei tanto voluto fotografarlo come PORTONE MONUMENTALE. La sua IMPONENZA doveva presentarsi come un MASTODONTICO MANUFATTO agli occhi di chi ARRIVAVA da LONTANO anche per la sosta di una SOLA NOTTE. Tutto viene ormai lasciato alla FANTASIA, all’IMMAGINAZIONE.
Per tutto il fabbricato, voglio aggiungere ancora un aspetto, la COLORAZIONE, soprattutto in autunno e in inverno per la massiccia presenza di MUSCHI e di LICHENI tanto da DISTENDERSI come un APLISSIMO TAPPETO variopinto sulle pareti esterne. In STAGIONI a loro favorevoli, creano un effetto CROMATICO a tutto tondo dei fabbricati, tanto da originare una TAVOLOZZA di affascinanti COLORI dal ROSSO, al GRIGIO, al GIALLO dei LICHENI, al VERDE, nelle sue varie tonalità, dei brillanti MUSCHI. Un vero INCANTO della natura. La TAVERNA-RICOVERO per i meno abbienti e per i CARRETTIERI, consistevanel dormire vicino al loro cavallo, parcheggiato unitamente con il MEZZO di locomozione, il CARRETTO. Penso ai pellegrini che transitavano per recarsi ai noti SANTUARI non molto lontani da noi e per chi svolgeva attività commerciali e così via. Si arrivava anche a soste forzate per i “GALEOTTI”, condannati alle durissime carceri borboniche di NAPOLI. Nell’entrare in questo vasto AMBIENTE fui affascinato dalla presenza di DUE MONUMENTALI TORCHI LIGNEII a VITE.


Non ho mai visto simili esemplari nei locali di numerose MASSESRIE da CAMPO e CANTINE visitate e fotografate, presenti nel nostro AGRO. MANUFATTI UNICI, purtroppo, PERDUTI per sempre!!! La loro COSTRUZIONE pensata, realizzata con LEGNO resistente nel tempo e nell’uso. Da considerarsi come due MACCHINE POTENTI per la premitura degli ACINI di UVA con il LIQUIDO che fuoriusciva sotto la pressione COSTANTE, in una primissima fase, poi, lentamente ma con AUMENTO PRESSORIO. Si può notare, in primo piano, la presenza dell’enorme foro per singolo TORCHIO con ampia circonferenza e diametro nel quale veniva fatto entrare un lungo palo di legno, molto resistente, azionato dalle braccia di uomini forzuti per poter dare movimento alla “VITE” centrale che girava e pressava, lentamente, dando il tempo al liquido di sversarsi. Il LIQUIDO che fluiva verso la BASE LITICA, pesantissima, andava a raccogliersi nel FORO di uscita e terminare in una VASCA o in RECIPIENTI predisposti. Qualche dubbio giunge, si trattava di VINO o OLIO? Tutto lascia pensare al Vino perché sappiamo, molto bene, leggendo il CATASTO ONCIARIO, che Cerignola, sia nel secolo XVII e, soprattutto, nel secolo XVIII, come nel CATASTO del 1742, presentava parecchi VIGNETI nelle varie contrade, più vocate alla loro coltivazione. La quantità enorme di VINO veniva riposto nelle BOTTI e, queste, collocate nelle GROTTE, nelle CANTINE delle Masserie da Campo e, soprattutto, nei numerosi CELLARI ipogei presenti nel medioevale RIONE TERRAVECCHIA (5).
Si diceva della presenza della PANETTERIA, probabilmente di un CENTIMOLO e, quindi, di un FORNO predisposto per la vendita del PANE con autorizzazione della REGIA DOGANA di Foggia. Infatti, nella ricerca effettuata sin dal 1982, presso l’Archivio di Stato di Napoli, esaminando il corposo documento del CATASTO ONCIARIO, il 17 luglio 1984 ho trovato la registrazione della “Scheda” (6) del PANETTIERE di LAGNANO che riporto integralmente e pubblico per la prima volta: “Carmine Grasso d(e)lla Città d’Ascoli Pane(ttier)o d’anni 21; Aurora Nunzia Farrusi Moglie 31; Donato Figlio d’anni 1; Chiara Figlia d’anni 3 —Jus abitationis — 1.60. Abita in Casa Locanda del Rev(erend)o D(omin)o Francesco Farruso sito nella Strada di Gisolfi confina co(n) quella di Biaggio Durante e ne paga annui d(ocat)i sette. Possiede un Capitale dotale sopra la sud(dett)a Casa p(er) cui ne percepisce annuj d(ocat)i sette—-sono on(ce) 23.10. Tiene in affitto La Panettaria d(e)l Feudo di Lagnano qual’ è d(e)l Mag(nific)o D(omin)o Antonio Gargano, p(er) la quale ne corrisponde annuj d(ocat)i 24; Possiede una Giumenta, ed’una Mula p(er) la d(dett)a Panett(ari)a”.
Ritengo opportuno aggiungere alcune notizie interessanti sulla necessità della presenza delle PANETTERIE nelle varie POSTE, FEUDI e CITTA’. A proposito del pane e delle panetterie, attingiamo dal foggiano avvocato della Regia Dogana, ANDREA GAUDIANI, nel 1700, Notizie per il buon governo della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Puglia (7): “CAPITOLO XII – Dell’utilità del pane. La quarta rendita della Dogana si ricava dall’utilità del pane. L’origine della quale secondo lo scritture da me trovate si è che in tempo si fondò la Dogana del re Alfonso, per dare ai locati ogni commodo et allettarli al calo di essa fida, pose in piedi molte panetterie a conto della Regia Corte per somministrarli il pane per tutto il tempo che dimoravano in Puglia, dispensandolo non solo a gl’uomini di Dogana per il vitto de pastori, ma ancora per i cani necessariissimi per la custodia delle pecore, benchè non tutto il detto tempo si dà a cani il pane, il quale si tralascia dare nel tempo che si fa il cascio, nel quale invece del pane se li dà il siero[…]” .
Ci sono REGOLE scritte molto precise e “stringenti” che andavano assolutamente rispettate. Leggiamo, infatti, tra l’altro, quanto segue, sempre su ANDREA GAUDIANI (8): “[…]Per la voce adunque del pane tengono obligo i deputati della Generalità informarsi delli prezzi delli grani, che vagliano così in tempo che cala la Dogana in Puglia, come nella fine di marzo e mese d’aprile. Devono poi riconoscere o per se stessi, o per loro fedeli sostituti il pane di tutte le panetterie dove si provedono i locati, di che qualità e peso sia, mentre per inveterata consuetudine il pane si vende a pesa, e la pesa regolarmente deve essere di rotola 20, il che da panettieri non si prattica, facendosi di diverso peso, cioè di rotola 15, 16, e 17 la pesa, e secondo questo peso si vede quante pese ricadono a carro di grano …. Si principia questa voce prima per le panetterie site nella città di Foggia, con la quale va unita quella d’Orta; siegue poi la Cirignola, S. Cassano, Casale della Trinità, Giardino, Lagnano, Conte di Noia, Torre d’Alemanni, e Montealtino[…]”. Nella nota 138 leggiamo: “Secondo una nota della Croce (Dogana, I, al 21, c. 81), panetterie dei locati poste in campagna erano …. Pozzoterragno, Torretta, Lagnano, Conte di Noia, S. Leonardo … Torre della Manna …. Altre erano in città e terre: Foggia, Lucera, S. severo, Venosa, Canosa, Minervino Cerignola … […]”.
Voglio terminare questa QUARTA PARTE con una nota veramente molto triste, ma estremamente veritiera. Nella TAVERNA sostavano, fra i tanti personaggi, anche uomini incatenati, quali briganti e, soprattutto, SOVVERSIVI ai BORBONI di NAPOLI come politici, patrioti liberali ed altre categorie. Non è difficile immaginare il trattamento disumano riservatogli, l’INFERNO. Per tutto ciò, lasciamo la “parola”, come al solito, ad altri: “[…] Lagnano (agro di Cerignola): l’area di Lagnano (spesso citata nei documenti storici locali e memorie come una masseria o sosta in zona Cerignola – Foggia, fungeva da punto di sosta strategica lungo la via regia delle Puglie per i prigionieri in viaggio dal nord della Puglia (Capitanata, Terra di Bari) verso la capitale … i prigionieri venivano spesso legati a due a due o in lunghe catene, percorrendo a piedi o su carri tratti di strada in condizioni igieniche e di sicurezza pessime […]” (9). Leggiamo ancora: […] La zona di Cerignola e la sua campagna (inclusa la zona di Lagnano) erano crocevia obbligati dal “tragitto del dolore” che portava i liberali pugliesi ad essere “sepolti vivi” nel carcere di Procida o negli altri penitenziari borbonici”. “Il trasferimento dei detenuti politici e dei patrioti pugliesi (avversi al regime borbonico, specialmente dopo i moti del 1820, 1848 e negli anni ’50 del XIX secolo) verso le durissime carceri di Napoli (come la Vicaria, Castel dell’Ovo, Procida) era un processo lungo e brutale, che prevedeva diverse soste intermedie per il pernottamento delle tradotte (i convogli di prigionieri) e il cambio di scorta”. Aggiungo le Carceri del Carmine, la casa di pena di S. Caterina a Formiello a Napoli.
Del COMPLESSO ARCHITETTONICO di LAGNANO con la CHIESA settecentesca e le ISCRIZIONI LITICHE, allora presenti, informavo la Soprintendenza competente di BARI:
– il 12.12.1979 inviavo, tramite RACCOMANDATA (10) con R.R., a nome del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, firmato Presidente dott. Matteo Stuppiello, prot. N. 28 bis, un ricco DOSSIER al Soprintendente per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici della Puglia – BARI – Castello Svevo e p.c. al Soprintendente per i Beni Architettonici Artistici e Storici della Puglia – Sezione per la Daunia – Prof. Antonio Gambacorta – FOGGIA e alla Soprintendenza Archeologica – BARI. Nel documento vengono elencati i numerosi rinvenimenti dallo scrivente effettuati a partire dal 1969: “Mi pregio informarVi, che nei lavori di ricerca da me compiuti in Cerignola e nel suo vasto agro – dal 1969 ad oggi – ho riscoperto monumenti storici ed effettuato rinvenimenti […]”. Tra i quali segnalo quanto segue: – “[…] 16.3.1973: Chiesa campestre (?) posta in contrada ‘Lagnano’ sita sulla Strada Vicinale Torricelli-Lagnano a 16 Km. da Cerignola. Nell’interno della Chiesa risultano murate tre lapidi[…]”. Vengono riportati i singoli testi delle ISCRIZIONI marmoree.
– il 9.6.1981, inviavo, tramite RACCOMANDATA (11) con R.R., a nome del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, firmato Presidente dott. Matteo Stuppiello, prot. N. 99, alla Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici della Puglia (Bari), e p. c. Alla Soprintendenza Archeologica di Taranto e alla Dr.ssa Maria Luisa Nava, Ispettore alle Antichità di Foggia, la comunicazione dello STEMMA litico, scolpito su pietra leccese (ma garganica), sec. XVIII, che raffigura le insegne della Famiglia GARGANO-NACCARELLO nella contrada LAGNANO.

A chiusura di questa penultima parte, sulla storia di LAGNANO, credo fare cosa gradita rimembrare un antichissimo “modo di dire” in vernacolo cerignolano, molto in voga nella fine dell’800 – prima metà del ‘900:
“Lagn(e)n(e) Lagnanidd(e) gal(e)z(e) m(e)n(e) a u’ fiask(e)tidd(e)”
(Lagnano Lagnaniello alzi la mano dal piccolo fiaschetto)
Traduzione alla lettera.
Significato: nel lontano passato l’uso dell’olio di oliva per condire il cibo era veramente un lusso per pochissimi che potevano permettersi. La nostra città contava una numerosa presenza di braccianti i quali erano impossibilitati ad acquistare l’olio. Di questa categoria sociale meno abbiente chi riusciva ad averne in casa, l’olio lo usava con una paurosa parsimonia. Sappiamo che al tempo del nostro concittadino GIUSEPPE DIVITTORIO, i “cafoni” che lavoravano per i grandi AGRARI, in campagna al momento di mangiare il pancotto o la fetta di pane, il SOPRASTANTE (CURATOLO), alzava la fiaschetta con l’olio e faceva cadere, in modo molto veloce, pochissime GOCCE d’OLIO, praticamente 4, “segnando” così la famosa CROCE d’OLIO per non permettere che dal contenitore potesse cadere una goccia di più. Tutto questo generalmente si verificava nelle Masserie per lavori stagionali e non solo.
Cerignola, 9 maggio 2026 Matteo Stuppiello
Bibliografia e note
(1) – BIBLIOTECA – ARCHIVIO PRIVATO MATTEO STUPPIELLO – Cerignola – Ricerche su Cerignola fs. Anno 1980.
(2) – MICHELE CARBOTTA (*Cerignola -FG- 20.11.1930 †San Giovanni Rotondo. -FG- 28.3.1999), figlio di Pompeo e di Maria Porcelli, residente in via Quintino Sella, 25. Si ringrazia il Sig. Giuseppe Sparapano, Responsabile dell’Ufficio Cimiteriale Comunale, per avermi fornito i dati anagrafici.
(3) – MICHELE STUPPIELLO (*Monte Sant’Angelo -FG- 2.1.1915 †Cerignola -FG- 13.1.1994), figlio di Antonio e di Trotta Maria Luigia, residente in via S. Martino 42.
(4) – MATTEO STUPPIELLO, Il Carradore – Falegname di Carri a Cerignola – Cerignola, 4 gennaio 2018 – www.archeoclubcerignola.com.
(5) – VALERIO CALVIO, La Cantina della “Ducal Camera” in via Piazza Vecchia, Cerignola – 2016 – Stampata il 20 dicembre 2016 nella Tipolitografia “Imprimatur Group srl” – via Barletta, I Traversa C.da S. Tommaso, San Ferdinando di Puglia (Bt). La pubblicazione termina con 5 Tavole grafiche esplicative, (pp. 28-32) disegnate dal Prof. Salvatore Delvecchio, Socio delle nostre Istituzioni Culturali, del vasto IPOGEO sottostante la menzionata CANTINA del DUCA, in Via Piazza Vecchia, n.6, nei locali di proprietà del Sig. Paolo Calvio di cui Valerio è il figlio e anche Socio delle nostre Istituzioni Culturali; a corredo, 14 interessanti foto a colori.
(6) – ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI – Regia Camera Sommaria – Catasto Onciario – Vol. 7035 – Anno 1742 – CERIGNOLA – c. 219 r. Il 21 luglio 1984, feci richiesta dell’intero corposo DOCUMENTO, riprodotto in MICROFILM, (che conservo nel mio ARCHIVIO) e che stampai su carta fotografica presso il mio piccolo laboratorio fotografico predisposto nel Museo Etnografico Cerignolano (1979).
(7) – ANDREA GAUDIANI, Notizie per il buon governo della Regia Dogana della Mena delle Pecore in Puglia, Editrice Apulia Foggia, a cura di PASQUALE DI CICCO, Foggia 1981, p. 193.
(8) – ibid. pp. 259-260 e nota (138).
(9) – Si veda per questo argomento Google. Dai DUE VOLUMI sottoindicati, attingiamo alcuni nostri Patrioti liberali cerignolani, facenti parte di note famiglie LIBERALI: Tortora, Siniscalchi, Sgarro, Rosati, De Martinis, Sanitate, Ruocco, Strafile, Tannoia, Chiomenti, De Finis, Samele, Pallotta e tante altre. Si vedano: SAVERIO LA SORSA, La Città di Cerignola nel Secolo XIX con prefazione di NICOLA ZINGARELLI – BARI-ROMA – F. CASINI e FIGLIO – EDITORI, 1931; ATTILIO MONACO, I galeotti politici napoletani dopo il Quarantotto, VOLUME SECONDO – Libreria Internazionale TREVES – TRECCANI – TUMMINELLI, ROMA – 1932, pp. 801-805; TOMMASO PEDIO, Il 1848 in Capitana, Società Dauna di Cultura – Foggia 1981- Finito di stampare nel mese di dicembre 1981 a cura del Dr. Luigi Mancino nella Tipografia Laurenzana di Napoli, pp. 178-187; SAVERIO LA SORSA. Inoltre: MATTEO STUPPIELLO, Un Sacerdote liberale si identifica nel Museo Etnografico Cerignolano (1979) con la sua mattonella maiolicata (sec. inizi XIX) con lo stemma – Cerignola, 25 ottobre 2017 – www.archeoclubcerignola.com
(10) – ARCHIVIO CENTRO STUDI E RICERCHE “TORRE ALEMANNA” – CERIGNOLA – Fascicolo anno 1979 – Posta in uscita.
(11) – ibid. – Fascicolo anno 1981 – Posta in uscita.
