IL BOTTAIO E LA VITIVINICOLTURA A CERIGNOLA *


La testimonianza della cospicua presenza dei VIGNETI nel nostro agro sono antichi documenti cartacei, a partire  dal XIII secolo: ma, certamente, la coltura  della VITE è più antica, sorta quasi  con la nostra stessa città (1).

Molti sono i documenti che testimoniano: “[…]La tradizione vitivinicola con l’enorme quantitativo di VITI, di BOTTI, di VINO, di GROTTE e CELLARI per custodire il vino, di CANTINE, di OSTERIE, di TAVERNE[…]” (2). Un esempio di testimonianza del XVI secolo la è seguente: “[…]infatti il benestante ANDREA CICCHETTI per mano del Notaio Franco Iuccio fa scrivere nel suo Testamento, datato 25 ottobre 1573, che lascia a suo fratello Fabrizio, erede universale , una serie di beni immobili e tra questi un “[…]Cellaro p(er) riponere Vino c(on) Grotte, e Cisterna, site alla Piazza della Cirignola[…]” (3). Nel XVII secolo ed esattamente nell’APREZZO del 1672 leggiamo “[…] Vi sono anche molte vigne, benchè distante dall’habitato quali produchino vini bianchi, e rossi, et alcuni poco moscatelli[…]” (4). Il numero delle CANTINE nel 1672 risultano essere otto; “[…] aumentano a  diciassette nel Catasto Onciario del 1742; l’APPREZZO del 1758 ne registra sei[…]” (5).

Con la messa a coltura  della VITE si affiancano necessariamente mestieri connessi con la produzione  dell’UVA soprattutto la sua trasformazione e, quindi, la conservazione  del VINO.  Il BOTTAIO è un mestiere artigianale  sicuramente già presente da noi fin dal XIII secolo come già detto. Ma fu soprattutto nel XIX secolo  che tale mestiere ebbe il massimo incremento perché la coltura della VITE  assunse un carattere intensivo e qualitativo. Si costruirono numerose CANTINE con annessi laboratori artigianali che videro un “esercito” di esperti BOTTAI di piallatura,  all’opera .nella costruzione di BOTTI, TINI, FUSTI e via.

L’attività artigianale del ha avuto il periodo di maggiore sviluppo soprattutto a partire dagli inizi del XIX secolo, allorchè il vasto agro di Cerignola fu interessato da un programmato, intenso ed organizzato processo di trasformazione agricola, particolarmente avvertito nel settore viticolo. Furono impiantati migliaia di ettari di vigneto,, che richiesero altresì l’impiego di complessi enologici per la trasformazione e la conservazione del VINO. Di qui anche la necessità di laboratori artigianali  che preparassero nel modo più idoneo gli opportuni contenitori per il VINO: TINI i “t(e)in(e)”, BOTTI i “vvùtt(e)”; FUSTI i “fust(e)”. Il legname necessario veniva acquistato fuori. Il rovere direttamente in Jugoslavia o presso alcune Ditte di importazione a Barletta (per esempio i PICCARDI), il castagno nella zona di Avellino, a Contrada, Mercato San Severino e Salerno.

Le BOTTI per il VINO potevano essere di diversa capacità, da 20 ql. Circa fino a 100 ql. e oltre. Qui descriviamo  le fasi di REALIZZAZIONE di una BOTTE da 100 quintali. Come per tutte le BOTTI, si iniziava con la preparazione delle DOGHE, in questo caso di m. 2,15 di lunghezza e 15 cm. di larghezza nella parte mediana, più strette, fino a 10 cm. verso la sommità.

Le DOGHE, dopo essere state sgrossate con l’ASCIA, per raggiungere le misure definitive venivano passate sotto la pialla da 2 m., “la piall(e) sottam(e)in(e)”, appoggiata ad un trespolo. Durante l’operazione di piallatura, “a kkianè”, il BOTTAIO, per una maggiore precisione, utilizzava anche il falso squadro di legno, “u falz(e) skuard(e)”.

Quindi, veniva montata una intelaiatura provvisoria di CERCHI di ferro, e in essa a mamo a mano venivano adattate le DOGHE, trattenendole poi, con morsette di ferro, al CERCHIO superiore e a quello inferiore. In questa fase le DOGHE, precedentemente inumidite con  acqua, venivano ammorbidite e rese più malleabili al calore di un fuoco acceso all’interno della stessa intelaiatura provvisoria.

Completata l’applicazione delle DOGHE, si toglievano i CERCHI provvisori e si procedeva alla messa in opera di quelli definitivi, iniziando dal maggiore, il centrale, che serrava la pancia della BOTTE, e proseguendo con tutti gli altri, simmetricamente posti al di sopra e al di sotto di quello centrale.

Il numero e la robustezza dei CERCHI erano in rapporto alla capacità della BOTTE. Nella BOTTE da 100 quintali presa in considerazione, il CERCHIO maggiore aveva un diametro di m. 1,40 ed era ottenuto da una sbarra di ferro, “la m(e)t(e)in(e) d(e) firr(e)”, di cm. 5 di larghezza ed uno spessore di cm. 1. La sbarra veniva piegata a CERCHIO, a mano, e a freddo, sull’incudine, e veniva chiusa con chiodi di ferro ribattuti. Con lo stesso procedimento si ottenevano anche i CERCHI minori.

Alcuni BOTTAI preferivano acquistare le sbarre di ferro e i chiodi, “i kiuvitt(e) r(e)batt(e)in(e), a Napoli , al mercato vicino alla Chiesa del Carmine, perché lì costavano meno che sulla piazza di Barletta.

Ultimata anche quest’ultima operazione, si procedeva a tracciare sulla parte interna delle DOGHE, a pochi centimetri dalle estremità, un canaletto di cm. 2 di profondità, la capruggine, “la ngat(e)nat(e)ur(e)”, nella quale successivamente incastrare i FONDI. Per tracciare il canaletto si usava il caprugginatoio, “u ngat(e)nat(e)ur(e)”, una sorta di pialla ovale.

I FONDI erano realizzati, con lo stesso legname della BOTTE, con assi rettangolari, affiancate e connesse l’una all’altra con perni di legno infilati nei fori precedentemente praticati nello spessore e nei quali veniva infilata anche PAGLIA di loglio, per assicurare una maggiore tenuta degli stessi perni. Di queste ASSI, quella posta al centro aveva una lunghezza di cm. 40. Poi, con il COMPASSO a CURSORE mobile si tracciava la circonferenza del FONDO, secondo il RAGGIO richiesto, e si procedeva a sagomare la tavola così ottenuta.

Sistemati i FONDI nei canaletti delle DOGHE, si procedeva alla CERCHIATURA interna ed esterna dei rispettivi bordi.

Infine, in uno dei FONDI veniva praticata, in corrispondenza dell’ASSE centrale, un’apertura di cm. 42 di altezza ed una larghezza fra i 22 e i 18 cm che doveva servire per permettere la rimozione della FECCIA, “la fèzz(e)”, e, in generale, la pulizia dell’interno della BOTTE.

La costruzione di una BOTTE da 100 quintali richiedeva il lavoro di tre operai per circa una settimana. Fra i BOTTAI ricordiamo: MICHELE BARILE; GIUSEPPE DIMUNNO (anche Carradore); MATTEO LADOGANA; FRANCESCO MENNUNI e i figli VINCENZO (6) (anche falegname) e PASQUALE; PIETRO MOLVICH. Ricordiamo con profonda gratitudine  l’artigiano GIUSEPPE DIMUNNO (7), che ringrazio per avermi fornito, in data 20.11.1990 in una mia intervista, in un incontro sul Museo Etnografico Cerignolano, le necessarie notizie per la redazione della “Scheda sul BOTTAIO. Mi riferiva, tra l’altro, che la sua Famiglia era originaria di Ruvo, e lui aprì la sua BOTTEGA nel 1958 con 12 operai. Nella BOTTEGA si producevano ogni giorno circa 40 FUSTI, di legno castagno, da 1 quintale, che venivano venduti, per 900 lire, alle DITTE MASIELLO, CAPUTO, MERLICCO e COLANGIONE di Cerignola, e LAVACCA di Orta Nova, che se ne servivano per trasportare le OLIVE in salamoia. Nel 1958-59 furono preparati circa 10.000 FUSTI. La BOTTEGA ha cessato l’attività intorno al 1970, e con essa è scomparsa completamente questa attività artigianale a Cerignola.

Ora per dare riferimenti precisi della notevole attività sviluppatasi nel settore dei BOTTAMI, basta fornire alcuni dati sulle CANTINE operanti a Cerignola tra il XIX e il XX secolo. Le più note e le più grandi erano quelle del DUCA de LA ROCHEFOUCAULD e quelle del CONTE PAVONCELLI .

Le CANTINE del DUCA de LA ROCHEFOUCAULD erano 11, di cui 8 destinate alla conservazione dei vini e 3 (QUARTO, SAN CASSIANELLO, CASALINI) alla vinificazione e imbottamento. LE CANTINE ducali lavoravano in media 155.000 quintali di UVA all’anno, prodotta in 3.100 ettari di VIGNETO. Erano fornite di 1.658 BOTTI, di capacità variabile fra i 50 e 150 ettolitri, 3 TINI da 700 hl. l’uno, 6.000 FUSTI da 650 litri, 3 grandi BOTTI comunicanti tra loro, della capacità complessiva di 1.000 hl. Le aziende  agricole ducali, e non soltanto quelle VINICOLE, erano servite da una propria linea ferroviaria a scartamento ridotto, che le collegava direttamente alla stazione di Cerignola-Città. La linea si estendeva per complessivi 18 km.; la Casa ducale disponeva inoltre di una locomotiva e di 22 vagoncini (oltre che di un vagone viaggiatori) che potevano trasportare, per ogni viaggio, fino a 500 quintali di merci (8).

Le principali CANTINE del CONTE PAVONCELLI erano: SANTO STEFANO, con una capacità totale di 45.000 hl., fornita di 219 TINI, 346 BOTTI e 1.000 FUSTI; TORRE GIULIA, con una capacità di 40.000 hl. Fornite di 167 TINI, 359 BOTTI e 2.000 FUSTI; SAN DOMENICO (sul PIANO SAN ROCCO o PIANO DELLE FOSSE GRANARIE), con una capacità di 22.000 h, fornita di 122 TINI, 211 BOTTI e 300 FUSTI. A queste si aggiungevano le altre antine (SAN MARTINO, lo stabilimento di BARLETTA, STORNARA, ORTA NOVA, POZZELLE e PAVONI) che avevano una capacità totale di 33.500 hl. di vino e fornite di opportuni contenitori (9).

Altri stabilimenti VINICOLI importanti erano quelli delle Famiglie CARADONNA, CIRILLO, D’AMATI, DE AMICIS-PIGNATELLA, PALIERI, PAOLILLO, TANNOJA, oltre a quelli di tanti altri medi e piccoli proprietari.

Cerignola, 12 Aprile 2018                                      Matteo Stuppiello

 

*La SCHEDA è tratta da MATTEO STUPPIELLO, Il bottaio, in AA.VV., Processi lavorativi  e vita sociale nel Basso Tavoliere – Introduzione  al Museo Etnografico Cerignolano, Regione Puglia – Assessorato P. I. e cultura C.R.S.E.C.  – Cerignola – Istituto di Storia delle Tradizioni Popolari Università degli Studi di Bari – Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna” Cerignola, Foggia, 1993, pp.103 – 105. Per un approfondimento si veda: MATTEO STUPPIELLO, L’impianto della vite, in AA.VV., Processi lavorativi…, op. cit., pp. 89-90.

 

Bibliografia e Note

(1) – MATTEO STUPPIELLO, La Vitivinicoltura ieri, San Ferdinando di Puglia,  1998, p. 9.

(2) – VALERIO CALVIO, La Cantina della “Ducal Camera” in Via Piazza Vecchia, San Ferdinando di Puglia, 2016, p. 1.

(3) – ibid., pp.7-8.

(4) – MATTEO STUPPIELLO, L’Apprezzo della Città di Cerignola 1672, San Ferdinando di Puglia, 2005, p. 6.

(5) – VALERIO CALVIO, La Cantina…, op. cit. pp.  7-8.

(6) – Ringrazio GABRIELE MENNUNI, figlio di ROSA RUSSO (*Cerignola 14.5.1907 †Cerignola 15.2.1986) , cugina di primo grado di mia madre LUCIA RUSSO (*Cerignola 8.9.1915 †Cerignola 10. 8.1987), per avermi fatto dono delle 12 BOTTI per il Museo Etnografico Cerignolano (1979), di cui una della capacità di 20 quintali donate il 20.7.1992, già BOTTAIO e CANTINIERE. Aggiungo che sul Museo nella Sala dedicata all’AGRICOLTURA, sono presenti, collocate sulla parete, due piccole BOTTICELLE (fiasche) schiacciate che usavano i curatoli poste a destra e a sinistra a dorso del cavallo per contenere, quella più grande l’ACQUA, quella più piccola il VINO. Queste due piccole BOTTI mi furono regalate da RUSSO SALVATORE (*Cerignola 28.7.1879 †Cerignola 2.2.1972) primo dei fratelli e sorelle di mio nonno MATTEO RUSSO (*Cerignola 25.9.1889  †Cerignola 1.8.1950) nel 1968 per il futuro Museo, nonno materno di Gabriele. Inoltre questi due manufatti furono costruiti dal genero di zio Salvatore , VINCENZO MENNUNI (*Cerignola 17.1.1897 †Cerignola 20.11.1982) (BOTTAIO),  figlio Francesco e Maria Dalessandro.  In Via Ten. Antonio Paolillo, n. 23 era la sua abitazione e Bottega. Inoltre lavorava come BOTTAIO nelle Cantine “PAVONCELLI; il padre di Vincenzo, Francesco e il fratello Pasquale lavoravano negli Stabilimenti Vinicoli: di Cirillo, il Duca de La Rochefoucauld, Pavoncelli, Torricelli, Tannoja, Palieri, Paolillo, Specchio, Pignatella. Ringrazio altresì ANTONIO MENNUNI, mio procugino, fratello di Gabriele, per avermi cortesemente fornito la fotografia del padre Vincenzo  permettendone la riproduzione e la pubblicazione.

. MATTEO STUPPIELLO, I mestieri del Museo, in “MERIDIANO 16” – Settimanale di Informazione e Dibattito  – Anno V , n. 9 – 6 aprile 1990, Lucera, p. 6; SALVATORE DELVECCHIO, Museo Etnografico di Cerignola – Aumento costante delle visite – Una pagina del Direttore Matteo Stuppiello, in “PUGLIA”, 20 maggio 1990, p. 12; MICHELE CIANCI, L’arte bottaia finisce nel Museo, in “LAGAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” – 6 marzo 1990, p. III.

. MICHELE CIANCI, Cerignola 12 botti donate al museo etnografico , in “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO”  – 7 agosto 1992; SALVATORE DELVECCHIO, Cerignola – Donazione al Museo Etnografico – Artigianato, recupero di 12 vecchie botti , in “PUGLIA” – 29 luglio 1992, p. 14.

 

(7) – GIUSEPPE DIMUNNO (*Cerignola 23.7.1908 †Cerignola 8.1.1998) figlio di Francesco e di Savina Marinelli. Si ringrazia Don Franco Dimunno per aver messo a disposizione le foto che ritraggono suo padre GIUSEPPE nella bottega in Via S.Antonio 27, angolo Giordano Bruno, consentendone la riproduzione e la pubblicazione. Aggiungiamo che GIUSEPPE DIMUNNO riparava anche le Botti nei vari Stabilimenti Vinicoli: Paolillo. Pignatella-De Amicis, Cirillo (Torre Quarto), Pavoncelli (Torricelli), Mannella (Stornara), Manzari.

(8) – Amministrazione Generale dei Beni in Italia del Signore de La Rochefoucauld Duca di Doudeauville e di Bisaccia – Cerignola- Barletta – Direttore Generale GEORGES MILLET Cerignola, Tip. Dello “SCIENZA e DILETTO”  – Cerignola, 1903.

(9) – PAVONCELLI, STAB. TIP: L. PIERRO e FIGLIO , Napoli, 1905.

(10) – MICHELE PASCUCCI (*Stornara (FG) 9.12.1922 †Cerignola 26.9.2011) figlio di Nicola e di Ida Nigro. Ringrazio l’amico Dott. NICOLA PASCUCCI,  per avermi gentilmente concesso di riprodurre e pubblicare la foto di suo padre MICHELE. Un numero ragguardevole (trentatè)  di ATTREZZI riguardanti il BOTTAIO sono in esposizione permanente nel Museo Etnografico Cerignolano (1979), dono ricevuto il 3.10.1988 dall’artigiano BOTTAIO,  MICHELE PASCUCCI.

 

  • Mostra Foto-Documentale. “La Vitivinicoltura Ieri”, 13-28 febbraio 1999 – Sala Mostre “Servo di Dio Mons. Antonio Palladino”, Corso Aldo Moro, n. 87. La MOSTRA a cura del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, dall’Archeoclub d’Italia e dal Museo Etnografico Cerignolano (1979) , con il Patrocinio dell’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE di FOGGIA – ASSESSORATO PROVINCIALE AGRICOLTURA. L’INAUGURAZIONE effettuata dall’ASSESSORE PROVINCIALE ALL’AGRICOLTURA MATTEO VALENTINO. Per l’occasione fu presentata la pubblicazione: MATTEO STUPPIELLO, La vitivinicoltura Ieri, San Ferdinando di Puglia, 1998.

. Dal 13 al 28 Febbraio – Mostra sulla vitivinicoltura di ieri e di oggi, in “IL QUOTIDIANO DI FOGGIA”- 5 Febbraio 1999, p. 28.

. Una mostra sulla coltura della vite – Storia ed immagini di uomini e campagne – A Cerignola iniziativa di Provincia, Archeoclub e Centro Torre Alemanna, in “IL QUOTIDIANO DI FOGGIA” – febbraio 1999.

. SALVATORE DELVECCHIO, Resterà aperta fino al 28 febbraio- “La Vitivinicoltura ieri” – Una Mostra di interesse storico, in “IL QUOTIDIANO DI FOGGIA” – 13 febbraio 1999, p. 28.

. SALVATORE DELVECCHIO, Positivo il bilancio della Mostra “La Vitivinicoltura ieri” – Organizzata dal Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, in “IL QUOTIDIANO DI FOGGIA” – 26 febbraio 1999, p. 28.

. SALVATORE DELVECCHIO, Quando il passato si colora di presente – il “Ricco” Museo Etnografico, in “CERIGNOLA OGGI” –  Supplemento al “IL QUOTIDIANO DI FOGGIA” – 30 Settembre 1999, p. 2.

. SALVATORE DELVECCHIO, Un pezzo di storia agricola del Conte Pavoncelli, in “CERIGNOLA OGGI” – Supplemento del “IL QUOTIDIANO DI FOGGIA” – 19 ottobre 1999, p. 3.

 

  • LITOGRAFIA realizzata, nella composizione grafica e acquerellatura dal Prof. Salvatore Delvecchio a tiratura limitana in n. 250 copie, per contro del Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, dell’Archeoclub d’Italia Sede di Cerignola e del Museo Etnografico Cerignolano (1979). Occasione “I Giovani interpretano il Museo Etnografico Cerignolano – IX Edizione – “Il Bottaio e la Vinicoltura” – Mostra grafico-pittorica degli Alunni dell’Istituto Statale d’Arte “Sacro Cuore”- Cerignola – Sala Mostre “Servo di Dio Mons. Antonio Palladino”, Corso Aldo Moro, 89 – Cerignola, 25-31 marzo 2007, San Ferdinando di Puglia, 2007.

. ANTONIO TUFARIELLO, Gli studenti immaginano il museo, in “LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO” – 22 marzo 2007, p. 12.

. Il Bottaio e la Vitivinicoltura – I Giovani interpretano il Museo Etnografico Cerignolano, in “IL QUOTIDIANO DI FOGGIA” – 24 marzo 2007, p. 12.

Si ringrazia l’amico NICOLA BORRELLI per la ricerca anagrafica delle persone menzionate.

 

Cerignola – Museo Etnografico Cerignolano (1979) – Sala dell’ Agricoltura e dell’Artigianato scomparsoSettore del BOTTAIO – Gli ATTREZZI – Foto Matteo Stuppiello 12.4.2018.

 

 

Cerignola – BOTTEGA di GIUSEPPE DIMUNNO –  Via Sant’Antonio 27 (angolo Via Giordano Bruno) – Interno, sulla sinistra l’artigiano VINCENZO DIMUNNO figlio di Giuseppe, sulla destra un operaio di Barletta – Foto di Francesco Dimunno (Sac.), anni ’60.

 

Cerignola – Stabilimenti Vinicoli del Conte Giuseppe Pavoncelli – Costruzione di una BOTTE – Foto da “PAVONCELLIi” , STAB. TIP. L. PIERRO E FIGLO, Napoli, 1905, p. 85. La foto è stata pubblicata in MATTEO STUPPIELLO, La Vitivinicoltura ieri, San Ferdinando di Puglia, 1998, p. 28. L’ALBUM fotografico è stato donato dal Dott. MICHELE DIDEDDA nel 1972.

 

Cerignola – Contrada “Torre Giulia” – “Preparazione di una Uva pigiata per l’estero” – Foto da “PAVONCELLI”, STAB. TIP. L. PIERRO E FIGLIO, Napoli, 1905. La foto è stata pubblicata in MATTEO STUPPIELLO, La Vitivinicoltura ieri, San Ferdinando di Puglia, 1998, p. 30. L’ALBUM fotografico è stato donato dal Dott. MICHELE DIDEDDA nel 1973.

 

Cerignola – Cantina “Santo Stefano” del Conte Giuseppe PavoncelliNavata principale della Tinaia -La Cartolina è stata donata  dalla Prof.ssa Raffaella PANNOLI nel 1978.  La Cartolina è pubblicata in MATTEO STUPPIELLO, La Vitivinicoltura ieri, San Ferdinando di Puglia, 1998, p. 29.

 

Cerignola – Cantine Torre Quarto proprietaria Famiglia CIRILLO – Lunga NAVATA con BOTTI pieno di vino – Foto Matteo Stuppiello 26.9.1978.

 

Cerignola – Cantine Torre Quarto proprietaria Famiglia CIRILLO – Particolare – Grandi BOTTI piene di vino – Foto Matteo Stuppiello 26.9.1978.

 

 

Cerignola – Museo Etnografico Cerignolano (1979)  – Sala dell’ Agricoltura – BOTTE – foto Matteo Stuppiello 30.12.1991.

 

 

 

 

Cerignola – Contrada San Marco – Tenuta Caradonna – Stabilimento Vinicolo – La TINAIA – Particolare dell’ingresso – Il TINO è scolpito a basso rilievo, sulla parte mediana dell’arco – Foto Matteo Stuppiello 4.5.2015.

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